Sant’Ermete e la sfida della democrazia territoriale

Pubblichiamo interamente il contributo scritto dalla Comunità di quartiere di Sant’ermete

Martedì 12 maggio 2026 è stata una giornata significativa per il nostro quartiere di case popolari, con due eventi che segnano un passaggio importante nella storia della comunità di Sant’Ermete. Da una parte l’inaugurazione dei lavori del cavalcavia; dall’altra il rifacimento del murales sul casottino di via Emilia 236, nel tredicesimo anniversario della sua occupazione e liberazione dal degrado. Due fatti diversi ma profondamente intrecciati, che raccontano un quartiere che negli anni ha imparato non soltanto a resistere all’abbandono, ma anche a costruire collettivamente il proprio futuro.

Il cavalcavia: dieci anni di lotta e un nuovo inizio

Dieci anni fa centinaia di abitanti scesero in strada per denunciare le condizioni del cosiddetto “cavalcavia della morte”, unico collegamento tra Sant’Ermete e il resto della città, privo di illuminazione e marciapiedi, pericoloso per bambini, pedoni, ciclisti e per chi non dispone di un’automobile. Dopo anni di incidenti e segnalazioni ignorate, il quartiere organizzò una settimana di blocchi stradali annunciati pubblicamente. Una mobilitazione che portò anche all’intervento delle forze dell’ordine, ma che riuscì a imporre un confronto in Prefettura e a sbloccare il progetto di ristrutturazione del cavalcavia. Oggi, dopo dieci anni, i lavori sono finalmente iniziati. Tra il 2020 e il 2022 il progetto aveva subito ulteriori ritardi a causa dell’annullamento della gara d’appalto, vinta da una ditta poi colpita da interdittiva antimafia. Altri anni di attesa in cui il quartiere ha continuato a vivere isolamento e insicurezza. L’incontro di avvio lavori ha visto la presenza di istituzioni e cittadinanza: famiglie, commercianti, residenti e inquilini delle case popolari. Erano presenti tecnici comunali, rappresentanti di APES e il sindaco di Pisa. Sono state illustrate le modalità di chiusura del cavalcavia e i percorsi alternativi, con conclusione dei lavori prevista entro marzo 2027.

L’opera ha un valore non solo simbolico, ma anche concreto: collega finalmente una periferia storicamente marginalizzata alla città dei servizi e della mobilità. La nuova infrastruttura prevede una passerella rialzata con scale, ascensore, illuminazione e attraversamenti sicuri, migliorando il collegamento tra Sant’Ermete, San Marco, La Cella, Porta Fiorentina e via Cattaneo.

Il murales al casottino e il divenire sociale dei luoghi

L’altro evento della giornata è stato il rifacimento del murales sul casottino di via Emilia 236. Tredici anni fa il comitato di quartiere nacque proprio dalla riappropriazione di questo piccolo immobile demaniale, ex negozio ortofrutticolo abbandonato e lasciato nel degrado. In quello spazio si sono svolti i primi doposcuola, le prime ripetizioni, i primi pranzi e cene sociali e le prime assemblee del comitato. Da allora rappresenta l’inizio di un processo più ampio di riappropriazione degli spazi del quartiere.

Nel tempo è stata costruita una tensostruttura in legno ecocompatibile, oggi sede di assemblee pubbliche, incontri con associazioni e scuola, oltre che luogo del Consiglio di Quartiere, spazio di confronto e decisione nel quale anche le istituzioni sono chiamate periodicamente a confrontarsi con la cittadinanza. Uno spazio inizialmente destinato alla demolizione, per il quale furono presentate denunce, ma che nell’ottobre 2024 è stato riconosciuto e acquisito al patrimonio comunale. Parallelamente sono nati altri progetti: durante la pandemia è stato aperto un emporio solidale, poi evoluto in spazio di scambio e riuso; dal 2023 è stato ottenuto un alloggio per la scuola di alfabetizzazione delle donne e per attività di progettazione sociale e mediazione; mentre nei nuovi edifici popolari gli spazi al piano terra sono stati progressivamente trasformati dagli abitanti in luoghi di socialità, incontro e attività educative per bambini e anziani.

L’obiettivo che attraversa queste esperienze è rendere ogni spazio disponibile un luogo di relazione, crescita e produzione di comunità. Il murales del 12 maggio 2026, realizzato dall’artista Exit Enter insieme a Valdera Color e costruito collettivamente con la partecipazione dei bambini e delle bambine delle scuole elementari Don Milani, rappresenta proprio questa idea di spazio condiviso e vissuto.

Il masterplan non è un destino

Sant’Ermete è un quartiere di case popolari nato nel 1947 sulle macerie del dopoguerra. Nel 2010 era stato previsto un progetto di demolizione e ricostruzione integrale, mai realizzato per mancanza di reale partecipazione e di controllo condiviso del processo. Negli anni successivi il quartiere ha vissuto una condizione abitativa segnata da degrado, sovraffollamento, umidità e carenza di manutenzione. Dal 2018, attraverso lotte durissime e un referendum popolare promosso dalla comunità di quartiere, si è aperta una fase nuova nei rapporti con le istituzioni. Il masterplan iniziale è stato modificato e le istituzioni comunali, regionali, statali e APES hanno progressivamente riconosciuto le rivendicazione degli abitanti.

È questa la trasformazione che oggi definisce la sfida di Sant’Ermete: una modernizzazione democratica che non si limita a resistere e a denunciare l’abbandono della periferia, ma prova a superarlo attraverso forme reali di organizzazione nella progettazione della città. Un processo di governo del territorio che non si esaurisce nella delega o nella consultazione formale, ma si misura nella capacità concreta di partecipare per orientare le scelte urbanistiche e sociali.

La posta in gioco riguarda oggi alcune trasformazioni decisive: il rifacimento di Piazza dell’Ulivo, oggi unica piazza del quartiere priva di giochi e attrezzature; la vertenza su via Bandi, via Emilia 242 e le case vecchie per la manutenzione straordinaria, il miglioramento energetico e la revisione delle morosità considerate illegittime; la costruzione delle tre nuove stecche come occasione di ristrutturazione a regola d’arte con alloggi più grandi per le famiglie numerose; oltre alle altre questioni legate ai servizi, agli spazi pubblici e alla qualità dell’abitare. Dentro questo percorso rientrano anche i lavori sulle cantine delle case vecchie, con svuotamento, bonifica e recupero degli spazi oggi degradati, insieme alla prospettiva di deumidificazione degli alloggi, sostituzione degli infissi, rifacimento di intonaci e murature e adeguamento degli impianti.

La sfida che si apre è quella di una capacità stabile di progettazione collettiva del territorio. Sant’Ermete continua così a misurarsi con la possibilità concreta di una città costruita dal basso: non come formula astratta, ma come pratica quotidiana di costruzione della città, in cui la dignità dell’abitare diventa il risultato di un processo collettivo e non di una concessione dall’alto. Ma tutto questo è possibile solo se la società è realmente organizzata. E una società è organizzata nella misura in cui è in grado di affrontare i problemi avendo una visione condivisa e dei principi etici solidi, oggi sempre più sotto attacco da un sistema che tende a produrre competizione, guerra tra poveri e alienazione sociale. Organizzare la società significa allora rafforzare i legami sociali, sviluppare energie e intelligenze collettive, dare forma a una volontà comune di chi non accetta più di essere sottomesso, sfruttato o ignorato. Rafforzare la società significa costruire comunità. Le divisioni vanno ricomposte, riconoscendo a ogni persona e a ogni gruppo il proprio spazio per esprimersi e affermarsi. Solo così si può contrastare una logica predatoria che misura tutto in classifiche e gerarchie.

Sant’Ermete è stato a lungo collocato in fondo a queste classifiche urbane e sociali. Oggi la sfida è rovesciare queste gerarchie, affermando un modello di condivisione in cui il quartiere non sia il risultato della competizione tra individui isolati, ma della costruzione comune di condizioni di vita dignitose per tutti.

Sant’Emete – Pisa, 14 maggio 2026