Pisa: Cronaca dello sciopero generale del 3 ottobre
Dalle 7.30 il blocco dell’università, poi la città
La giornata di sciopero generale indetto da Si cobas, Usb e in ultima battuta dalla CGIL, a Pisa ha preso avvio nelle prime ore del mattino, quando già alle 7.30 gli atenei cittadini sono stati presidiati dagli studenti. La mobilitazione, indetta in risposta all’abbordaggio della Global Sumud Flotilla da parte della marina militare israeliana, ha visto una partecipazione straordinaria: ventimila persone hanno attraversato la città in un corteo imponente durato 7 ore, con una composizione fortemente giovane e studentesca, determinata e imprendibile.
La Normale occupata, l’università bloccata
Il cuore della protesta si è concentrato negli spazi accademici, come negli ultimi 2 anni di mobilitazioni instancabili: dalla torre all’occupazione della Sapienza, all’accampada, alle mobilitazioni nei poli. Mentre ancora le anime belle della sinistra cercavano di limitare lo sdegno alla sola “presa di parola”, con coraggio fin dall’inizio Studenti per la Palestina ha cercato concretamente di inceppare il sostegno economico e ideologico alla guerra e al colonialismo.
La Scuola Normale Superiore, già occupata simbolicamente il giorno precedente, ha visto studenti e lavoratori rifiutarsi di far proseguire le attività accademiche “come se niente fosse”. Gli universitari hanno chiesto una presa di responsabilità netta da parte degli atenei pisani, ritenendo “inaccettabile” la continuazione di collaborazioni con istituzioni israeliane nel contesto attuale.
Il movimento studentesco, che nei giorni precedenti aveva già occupato Palazzo Ricci, una delle sedi dell’Università, ha esteso il blocco ai luoghi cardine dell’Ateneo, occupando anche il Rettorato.
Fi-Pi-Li bloccata: la città si ferma
L’obiettivo era chiaro: bloccare la città, bloccare l’Italia e rendere impossibile al Governo ignorare la protesta.
A mezzogiorno, il corteo ha raggiunto e bloccato completamente la superstrada Fi-Pi-Li in entrambe le corsie. Il tratto tra Pisa nord-est e Pisa Aeroporto si è trasformato in un fiume umano di bandiere palestinesi, striscioni e cartelli. Per ore, uno degli snodi viari principali della Toscana è rimasto paralizzato, con code chilometriche che si sono formate in entrambe le direzioni.
L’autostrada A12: il blocco si espande
Ma la determinazione del movimento non si è fermata alla Fi-Pi-Li. Una parte del corteo, sempre più compatto e deciso, ha proseguito la sua marcia dirigendosi verso l’autostrada A12. Qui, in un’azione senza precedenti per Pisa, migliaia di manifestanti hanno occupato anche l’arteria autostradale, bloccando il traffico e trasformando l’asfalto in uno spazio di protesta e resistenza.
Un blocco totale, pacifico ma determinato, che ha dimostrato la forza di un movimento capace di fermare davvero il paese.
L’irruzione in aeroporto: “Blocchiamo le armi, fermiamo il genocidio”
Il culmine della giornata è arrivato nel pomeriggio, quando una parte consistente del corteo dall’A12 ha deciso di dirigersi verso l’aeroporto Galileo Galilei. Centinaia di manifestanti, dopo 7 ore di corteo, hanno fatto irruzione sulle piste dell’aeroporto, bloccando di fatto l’attività dello scalo.
Le bandiere palestinesi hanno sventolato sulla pista, mentre i manifestanti scandivano “Nessun aereo per Israele” e “Blocchiamo le armi, fermiamo il genocidio”. L’irruzione, determinata, ha paralizzato per ore uno degli aeroporti più importanti della Toscana. La scelta di occupare le piste non è stata casuale: da Pisa partono merci e armi per tutti i teatri di guerra.
La presenza delle forze dell’ordine non ha impedito l’azione. I giovani, moltissimi di seconda generazione, si sono seduti sulle piste, hanno reso impossibile qualsiasi decollo o atterraggio. Per ore, l’aeroporto è rimasto bloccato e poi ingolfato, compresi gli aerei e gli elicotteri militari insieme alla 46esima brigata che di solito decollano ogni 10 minuti dall’unica pista di decollo dello scalo militare (ad uso civile) Galileo Galilei, in quella che è stata definita una delle azioni più audaci del movimento per la Palestina.
Studenti per la Palestina Pisa: determinazione e organizzazione
Dietro questa giornata straordinaria c’è stata la determinazione e la capacità organizzativa di Student per la Palestina Pisa, che ha saputo costruire una rete capillare nelle università, nelle scuole superiori, alleandosi con i sindacati di base, e facendo prendere fiducia in questi anni che qualcosa si potesse fare per bloccare questo massacro in diretta tv.
Ha saputo parlare a una generazione che non si accontenta di manifestazioni simboliche, che vuole azioni concrete, che è disposta a mettere i propri corpi per fermare la complicità, che non si fa fermare dalle minacce di sionisti, qualunquisti, forze dell’ordine e governo.
Ha mostrato una consapevolezza politica e una capacità di mobilitazione eccezionale che riconosce nella causa palestinese una lotta contro ogni forma di oppressione e colonialismo.
La determinazione mostrata, ha segnato un salto di qualità nella lotta. Non più solo cortei e presidi, ma blocchi effettivi, occupazioni strategiche, la volontà di fermare davvero la macchina della complicità.
Una Pisa ribelle e indomabile, fatta di lavoratrici e lavoratori sfruttati e ricattabili in sciopero, abitanti dei quartieri popolari, giovanissimi studenti di 2 gen, student universitari che hanno preso coraggio, che hanno preso parola e le strade, dimostrando che esiste un’altra città solidale, coraggiosa e determinata.
Quella determinazione, quella capacità di bloccare una città intera, quel coraggio di occupare le piste di un aeroporto, sono destinati a rimanere nella memoria collettiva come il giorno in cui Pisa si è davvero fermata per la Palestina.
In una giornata in cui lo slogan è stato “blocchiamo tutto”, è stato detto e praticato fino in fondo.
E oggi 4 ottobre, manifestazione nazionale a Roma: da Pisa partiti con il treno, seguiranno aggiornamenti.
