Appunti dal quartiere di sant’ermete per la spesa sociale

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In queste settimane di quarantena a causa del contagio da covid19, in cui quasi tutto il paese si è fermato, anche le attività nel quartiere popolare di Sant’Ermete sono state sospese formalmente. Riunioni di quartiere, pranzi sociali, sportello di ascolto per le tante persone in difficoltà. Tutto temporaneamente fermo. Ma i problemi legati alla mancanza di reddito e le sue conseguenze, quelle non vengono sospese da nessuno. Anzi, i provvedimenti di chiusura delle attività produttive stanno producendo un impoverimento che, subito da chi già non riusciva prima della pandemia a vivere senza pensieri, hanno effetti devastanti. Ma la solidarietà, il darsi una mano, l’empatia e l’unione, sono attività e sensazioni che non si possono fermare. Ecco infatti delle annotazioni, degli appunti da Sant’Ermete, di come si vive e di come si sopravvive in un quartiere popolare ai tempi del coronavirus.  Sono proposte di lotta per una spesa sociale

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  • PUNTO PRIMO. L’EMERGENZA NELL’EMERGENZA

Sono passati quasi trenta giorni dall’inizio dell’emergenza Coronavirus. In questo tempo il nostro quartiere ha visto moltissime persone ritrovarsi senza reddito, o messi in cassa integrazione, o rimasti proprio senza lavoro. Molti di noi fanno le pulizie nelle case e negli uffici, altri fanno lavori stagionali come all’aeroporto o in settori del turismo o nelle fabbriche: tutti settori chiusi dalla quarantena. Purtroppo le aziende e il governo non ci ha ancora fatto recapitare la cassa integrazione e anche il piccolo bonus di 600 euro chissà se e quando arriverà. Molti altri nel quartiere invece sono costretti a lavorare perchè impiegati nei servizi essenziali, come all’ospedale Cisanello presso ditte esterne, oppure nelle mense universitarie rimaste attive. Purtroppo la stanchezza e la paura di ammalarsi, causati da ritmi forsennati e mancanza di dispositivi di protezione, è tanta. Qui poi ci sono tanti anziani con una pensione sociale: la chiusura delle attività ricreative di quartiere ha ridotto anche i pochi momenti di svago. Quasi la totalità del quartiere inoltre è seguita da assistenti sociali, ma se già prima era un’impresa farsi dare contributi economici per le bollette o altri aiuti, da quando è iniziata questa pandemia possiamo dire che i servizi sociali si sono proprio “rintanati”.. dice facciano lavoro al telefono o al computer.. fatto sta che qui non è arrivato nulla degli irrisori contributi proposti. Qualcuno purtroppo è rimato contagiato, e per fortuna dopo alcuni giorni di ospedale sta meglio.. ora dovrà farsi un altro lungo periodo di quarantena da solo in casa.

Nel corso di queste settimane, abbiamo sospeso le attività di quartiere, ma siamo comunque rimasti in contatto: dalle finestre, al telefono e anche su internet abbiamo fatto delle video-riunioni, nonostante le difficoltà per molti dovuti alla mancanza di mezzi adeguati.

In sant’ermete la solidarietà, l’aiuto per un piatto di pasta, per fare la spesa, per compilare domande e richieste burocratiche, per accompagnare persone anziane in uffici o presidi sanitari, è una cosa normale. Il comitato di lotta in questi anni ha rafforzato queste pratiche e ovviamente anche in questa emergenza facciamo la nostra parte. Perciò ci viene da sorridere quando vediamo che con questa emergenza viene sbandierata “la solidarietà” come se fosse una pubblicità.

Fatto sta che non è il momento delle polemiche, verissimo, ma nemmeno quello delle prese per il culo. Nei quartieri, ci sono tante persone che ogni giorno che passa rischiano di non mettere insieme il pranzo con la cena. E davvero non abbiamo voglia di sentirci dire “andrà tutto bene” quando i soldi per la spesa e per le bollette non ci sono più. Diciamo così allora: andrà tutto bene quando sui nostri correnti ci metterete mille euro, quando a fare la spesa le cose di prima necessità saranno a pochissimo prezzo, quando verranno dati a tutti le precauzioni sanitarie per non ammalarsi, quando i servizi sociali invece di giocare a rimpiattino saranno sul territorio ed ascoltare i bisogni del popolo, quando i padroni di casa e l’apes sospenderanno gli affitti, quando il pagamento delle bollette verrà bloccato. Siccome niente di tutto questo è fatto, permetteteci… ci girano.

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  • PUNTO SECONDO. LO STATO NON AIUTA TUTTI

Come al solito, se prendiamo parola non è per dare aria alla bocca. Sono settimane che la gente si sbatte per ottenere i contributi e i buoni spesa necessari alla sopravvivenza. Ma ci sono dei grandi problemi che ad oggi nessuno vuole risolvere. La roba alla cittadella della solidarietà della caritas scarseggia ed è sempre in scadenza o scaduta. La società della salute da due settimane ha promosso 25 mila euro di contributi alimentari in buoni spesa da cento euro. Ha messo a disposizione un numero di telefono che era sempre staccato. Ma soprattutto nessuno di noi cosiddetti “bisognosi” ci è potuto accedere. Incredibile, ma tra i requisiti che si sono inventati c’è quello che “se sei seguito dal servizio sociale allora non puoi avere questi buoni spesa”. Allora chiamiamo i nostri assistenti e ci rispondono: “per avere degli aiuti ci sarà la commissione il 20 aprile o forse prima e se vi saranno accettati li ritirate dal mese successivo”. Ogni commento è superfluo: siamo incazzati di brutto.

Ora leggiamo che il governo ha dato ai comuni dei soldi per dare altri buoni spesa. Da lunedì dobbiamo compilare e inviare le domande al comune. Ma anche qui, leggiamo i requisiti e vediamo: se benefici di un contributo sociale, del reddito di cittadinanza, o di qualche pensione sei escluso. E anche questo è inaccettabile. Ci sono famiglie che prendono 40 euro di cittadinanza… e per questo verranno escluse? Inaccettabile.

In questo momento è necessario che i vari enti si mettano d’accordo è diano a tutti un contributo straordinario senza distinzioni tra tutti coloro che hanno bisogno. Facciano un protocollo di emergenza, facciano una commissione, una delibera ma devono garantire, alle persone rimaste senza reddito sufficiente, la spesa dignitosa.

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               . PUNTO TERZO. SI ALLA SOLIDARIETA’, NO ALLA MISERIA

In queste settimane qualcuno di noi ha ricevuto diverse telefonate da associazioni, patronati, consiglieri comunali di maggioranza… volevano offrirci “solidarietà”. Abbiamo detto: “bene, diteci qual è il vostro progetto e in cosa consiste il vostro aiuto.” Qualche famiglia infatti aveva ricevuto nei giorni precedenti qualche busta della spesa donata da qualche consigliere comunale… un pacco di pasta, uno di piselli, un pezzo di mortadella e di porchetta andato a male, chiedendo inoltre di farsi ringraziare su facebook. Ovviamente nessuna istituzione voleva davvero collaborare coi cittadini, e infatti hanno escluso sant’ermete dal loro “giro della solidarietà”. Poco male: facciamo da noi.

Ci siamo attivati per costruire davvero una solidarietà senza ricatti e senza doppi fini, come purtroppo tanti politici stanno facendo. Ancora di più da buffoni, quando queste operazioni vengono fatte da personaggi istituzionali che dovrebbero garantirlo di base, e non fanno di certo favori a qualcuno. O quando si vede qualche “impresario” che di regola non paga nemmeno i propri dipendenti, atteggiarsi a “beniamino della comunità” perchè magari raccattano qualche pacco di pasta da dare “ai poveri”.

Siamo in centinaia di famiglie escluse o insoddisfatte dai contributi delle istituzioni, e diventeremo presto migliaia che non vogliamo più rimpiangere di non poter mettere sul carrello della spesa pannolini, prodotti per l’igiene, verdura e frutta, e tutti gli alimenti necessari a vivere perchè non ci bastano i soldi. I supermercati sono vergognosi: sono loro che devono contribuire alla società in questo momento e invece aumentano i prezzi.

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  •  PUNTO QUARTO. L’ORGANIZZAZIONE POPOLARE

Tramite le varie chat wotsap di quartiere abbiamo attivato una colletta economica e fatto la spesa di olio, zucchero. Caffè, carta igienica, biscotti, fette biscottate, pane, verdura, frutta carne, pomodoro e altri prodotti. Abbiamo prodotto un volantino con informazioni, contatti cellulari e orari del punto di raccolta solidale, che è sulla via Emilia al numero 236, all’altezza del Casottino e dell’Edicola. Il volantino è già distribuito tra le case popolari, ora ci preoccuperemo di farlo girare anche su facebook. Abbiamo raccolto la solidarietà dei commercianti (a partire dal fruttivendolo e dai panai) e di tante persone che stanno dando una mano come possono. L’orario di apertura del punto di raccolta è dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 14. La distribuzione dei beni invece avviene una volta a settimana e sarà programmata tramite contatto telefonico. Infatti ogni giorno abbiamo messo a disposizione quattro numeri di volontari del quartieri che prenderanno le richieste. Per le persone che verranno a prendere la busta della spesa, stiamo predisponendo un modulo di autocertificazione per giustificarne lo spostamento. Infatti richiediamo alle autorità istituzionali almeno di non mettersi di traverso e di garantire alle famiglie di poter fare la spesa anche nei circuiti solidali, non solo in quelli della grande distribuzione.

Con questa spesa sociale, abbiamo l’intenzione di soddisfare le esigenze immediate della popolazione colpita duramente da questa crisi, e di aprire un percorso di lotta per l’abbassamento dei prezzi nella grande distribuzione e per l’erogazione di contributi e buoni spesa da parte delle istituzioni senza differenziazione. Stiamo raccogliendo infatti mille disagi e non abbiamo intenzione di vedere ingrassare le tasche dei Supermercati nel mentre lo Stato ci dà le briciole. Ad oggi campiamo con la condivisione tra poveri. Quando questo non sarà più possibile, lo diciamo chiaro, dovranno essere i più ricchi a finanziare la spesa sociale delle famiglie.

Nelle prossime settimane invitiamo quindi tutte le realtà collettive e sociali a collaborare per moltiplicare i punti di raccolta e distribuzione della spesa sociale.

Comunità di quartiere Sant’Ermete