Bartorelli Costruzioni sfratta, le famiglie resistono

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Questa mattina a Marina di Pisa, zona balneare e meta turistica non troppo abituata ad assistere a situazioni come quella di oggi, ha visto arrivare in grandi quantità agenti della digos, carabinieri e una camionetta di polizia in assetto antisommossa che si sono recati in via Maiorca, a casa di Fabio, per sfrattarlo da casa sua.

Fabio, lavoratore stagionale part-time in uno stabilimento balneare di questa zona, non ha più potuto pagare le 700 euro di affitto che il suo proprietario di casa gli chiedeva. Pochi mesi fa l’aggravamento della malattia e la successiva morte della madre hanno peggiorato ancor di più la situazione economica della famiglia.

Il mandante di questo sfratto è la società di compra-vendita immobiliare Bartorelli Costruzioni, costituita da padre e figlio, ben noti per i loro sporchi affari. Arrestati e processati per mafia e truffe di vario genere la famiglia Bartorelli si è recata presso l’abitazione del signor Fabio con un’ingente schieramento di forze dell’ordine pronte a sfrattarlo.

Ad impedire l’accesso al portone di casa decine di solidali e altre famiglie nella sua stessa situazione che, sostenendo Fabio, sono riusciti a far rinviare lo sfratto al 28 novembre. Al proprietario di casa è stato proposto il pagamento del debito attraverso il bando pubblico della morosità incolpevole a cui Fabio ha fatto una formale richiesta, ma vincolando il pagamento ad un nuovo contratto di locazione più basso. Grazie a questa proposta già molte famiglie negli ultimi due anni sono riuscite ad annullare lo sfratto in corso ed a ricalcolare l’affitto rimanendo nella stessa abitazione. L’affitto sociale anche in questo caso è stata la proposta avanzata dai comitati per il diritto alla casa che hanno impedito che lo sfratto venisse eseguito.

In questi ultimi mesi nella città di Pisa si sta verificando un aumento dell’impiego della forza pubblica agli sfratti. Già nelle scorse settimane diverse camionette di polizia si erano recate nel quartiere di San Giusto per sfrattare una famiglia che aveva occupato una delle 35 abitazioni sfitte del quartiere. In quel caso era stato l’Apes, gestore del patrimonio immobiliare pubblico, il mandante dello sfratto.

Domani mattina ci sarà un altro sfratto al villaggio Aurora nel quartiere La Cella ed a sfrattare sarà ancora la società Bartorelli Costruzioni che possiede diversi alloggi (alcuni di questi vuoti) in questa zona. Domani sarà il pensionato Giorgio ad organizzarsi, insieme alle tante altre famiglie sotto sfratto, per non finire in mezzo alla strada.

Di seguito il comunicato già pubblicato alcuni giorni fa dell’Associazione Quartieri Riuniti e del Progetto Prendocasa che fa luce su questi due sfratti e soprattutto sulla proprietà di questi immobili:

Chi sono gli imprenditori pisani che sfrattano le famiglie?

La prossima settimana, esattamente il 7 e 8 novembre 2016, a Pisa ci saranno 2 sfratti, il primo a Marina di Pisa e il secondo nel villaggio Aurora a La Cella. Quello che accomuna le due persone sotto sfratto (un lavoratore stagionale ed un pensionato) è lo stesso proprietario di casa: si tratta della società Bartorelli Costruzioni srl, composta da Sergio e il figlio Paolo che ha la propria sede in uno studio di Ghezzano. La società, costituita nell’ottobre 2011, opera nel settore della compra-vendita immobiliare, quindi più che costruire o ristrutturare (l’azienda ha un solo dipendente) guadagna con l’acquisto di immobili che poi affitta sul libero mercato.

La società Bartorelli possiede decine di immobili distribuiti tra Marina di Pisa, La Cella e il centro. Alcune di queste abitazioni erano case popolari che la società ha acquistato e poi messo in affitto a prezzi smoderati. Questa strategia viene favorita anche dalle nuove leggi nazionali (Piano casa Lupi) e regionali (Saccardi) che privilegiano con sgravi fiscali i grossi imprenditori.

Per fare un esempio pratico: un alloggio popolare del villaggio Aurora dove una famiglia pagava 20 euro di affitto e poi deceduti tutti i membri della famiglia la casa rimane vuota. L’Apes mette nel piano di vendite questo immobile e l’imprenditore di turno può acquistare questo alloggio mettendolo in affitto al prezzo che vuole.

Questo giochino frutta tanti soldi a questi imprenditori. Ma facendo una rapida ricerca su internet, ecco che spuntano fuori delle belle magagne per Sergio e Paolo Bartorelli.

Sergio Bartorelli è stato arrestato a Pisa nel 1993 all’età di 53 anni quando allora era amministratore della ditta Cambogi. Finirono in manette altri imprenditori accusati di corruzione nell’inchiesta sulle infiltrazioni mafiose nella costruzione del porto di Gioia Tauro, in Calabria. Gli imprenditori avrebbero affermato un giro di mazzette del valore di 997 milioni di lire su un’opera di 24 miliardi. Nell’inchiesta furono coinvolti anche alcuni esponenti politici della Lega e della Democrazia cristiana.

Paolo Bartorelli, il figlio, nel 2013 è stato processato per truffa nei confronti di un’imprenditrice (sua ex fidanzata) nell’acquisto di una sede per la sua impresa. I fatti sono del 2006. L’imprenditrice avrebbe versato delle somme di denaro per l’acquisto dell’immobile alla sua ditta che era proprietario insieme al padre Sergio (allora si chiamava Società Toselli srl). L’immobile in questione sembrerebbe che non sia mai andato in gestione all’acquirente ma bensì ad un’altra azienda.

Questi due casi sono solo due esempi dei tanti sfratti che ci sono a Pisa: le famiglie vengono prosciugate dei loro già miseri stipendi da questi proprietari di casa che oltre ad affittare case a cifre improponibili si scopre anche che sono stati arrestati per mafia o indagati per truffa.

Il 7 e 8 novembre tante altre famiglie in questa situazione si troveranno per impedire lo sfratto di Fabio e Sergio e anche per opporsi all’arroganza di questi ricchi e avidi imprenditori che oltre a possedere decine di abitazioni, alcune di queste sono lasciate vuote. I due nuclei in questione, così come tante altre, partecipano al bando pubblico per la morosità incolpevole che prevede il pagamento della morosità attraverso lo stanziamento di denaro pubblico, proponendo però ai proprietari di casa, un affitto sociale ricalcolato in base al proprio reddito.

La casa è un diritto, specularci sopra no!

Associazione Quartieri Riuniti, Progetto Prendocasa