Carne da macello; le lotte degli operai della logistica

carne copertina

Una breve recensione del libro “Carne da macello. Le lotte degli operai della logistica e il teorema repressivo contro il S.I. Cobas e le conquiste dei lavoratori e delle lavoratrici in Italia”, lavoro collettivo del sindacato di base S.I. Cobas pubblicato dalla Red Star Press.

Racconti e storie di lotte nel mondo della logistica e non solo: questo è l’importantissimo argomento trattato in questo testo scritto da alcuni compagni del S.I. COBAS, sindacato di base che ha sostenuto alcune delle principali vertenze degli ultimi anni, soprattutto nel comparto della logistica.

In un mondo dove il capitalismo ha subordinato qualsiasi cosa al profitto, compresa la vita umana, si è aperto uno spiraglio di coraggio e dignità, che un pezzo specifico del mondo salariato della logistica, i facchini, stanno costruendo giorno dopo giorno, sciopero dopo sciopero, presidio dopo presidio. In un contesto retorico di eccellenza, produttività e progresso resta nascosto uno spaccato di vita reale che solo grazie alle lotte dei facchini riesce ad emergere e a raccontare cosa significhi oggi lavorare. Infatti dalle prime lotte nate a in alta Lombardia nel corso di pochi anni si estende in tutta la regione, fino ad arrivare a gran parte dell’Emilia Romagna e una parte della Toscana, una contrapposizione di classe al sistema di sfruttamento delle cooperative, della politica targata PD dei sindacati confederali (Cgil, cisl e Uil). Sindacati confederali che sono colpevoli quanto le organizzazioni padronali, conniventi rispetto alle dinamiche di sfruttamento, fino talvolta ad ostacolare esplicitamente le rivendicazioni delle lotte operaie.

Furti in busta paga, il non utilizzo dell’idoneo contratto nazionale, il non rispetto del contratto nazionale quando quest’ultimo viene utilizzato, minacce, violenze fisiche e verbali, licenziamenti ingiustificati, mancanza dei criteri di sicurezza più basilari, impossibilità di farsi rappresentare da un sindacato al di fuori dei confederali, ritmi di lavoro assurdi che si basano su turni che arrivano anche a 16 ore giornaliere.

Potremmo andare avanti per ore a scrivere tutti gli illeciti e le ingiustizie che i facchini della logistica vivono quotidianamente sui propri posti di lavoro. Le loro lotte ci raccontano il sistema di funzionamento della logistica, che rappresenta un comparto produttivo che fattura miliardi di euro l’anno sullo spostamento delle merci, e manda avanti un bel pezzo del nostro paese. Sarebbe infatti erroneo pensare a queste situazioni come isolate, estreme o riconducibili alla cattiveria particolare di un singolo padrone, consorzio, cooperativa. È invece importante concepirle per quelle che sono, ovvero il sistema di sfruttamento italiano, una realtà scioccante per chi è estraneo ad un certo tipo di lavoro salariato ma che è bene raccontare così com’è, per sostenere tutti quegli operai che hanno cominciato a lottare e che vogliono andare fino in fondo.

I racconti delle molte vertenze svolte dai facchini del S.I. COBAS ci restituiscono un dato di possibilità importante, là dove i sindacati confederali insieme ai padroni hanno provato a distruggere ogni volontà e ogni tentativo di autodeterminare la propria vita lavorativa. Molte vittorie hanno caratterizzato la storia recente degli ultimi anni di questo sindacato e degli operai che ne fanno parte, vittorie utili in primis ai facchini protagonisti ma in secondo luogo anche a tutti i lavoratori, dal momento che le tante vertenze vinte hanno scoperchiato il tappo che impediva di vedere quello che soltanto a naso si intuiva, ovvero il rapporto tra le grandi cooperative, riunite in Lega Coop (il cui presidente fino al 2014, è bene ricordarlo, era Giuliano Poletti, divenuto Ministro del Lavoro nei governi Renzi e Gentiloni) e il Governo che con l’ausilio della polizia, della magistratura e della malavita ha tentato in tutti i modi di mettere a tacere queste lotte e le verità che esse esprimevano.

Ogni vittoria ha avuto un prezzo in termini repressivi e legali, a partire dalle innumerevoli cariche avvenute davanti ai cancelli delle fabbriche ad opera della celere, fino ad arrivare alle centinaia di denunce notificate ai facchini durante le lotte. Un disegno repressivo che ha avuto come apice il tentativo di infangare ed incastrare Aldo Milani, coordinatore nazionale S.I. COBAS, arrestato e processato ingiustamente per estorsione dalla magistratura modenese. Questo è il significato profondo della lotta che i facchini hanno espresso e che con capacità sono riusciti ad estendere a tantissime realtà di movimento che hanno supportato nelle diverse città le vertenze operaie, senza mai cedere un centimetro nemmeno di fronte alla repressione più spinta.

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