Cascina: la sicurezza per le donne è un tetto sopra la testa

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Sabato nei pressi del corso di Cascina un folto gruppo di militanti di Non una di Meno Pisa si è mossa in corteo in sostegno della lotta di Houda contro le politiche amministrative che non le garantiscono il diritto ad un’abitazione dignitosa. “Questa amministrazione costruisce propaganda sullo spray al peperoncino come arma di autodifesa delle donne ma allo stesso tempo le lascia senza tutele, non garantendo loro i diritti fondamentali”.

Una storia comune a tante altre quella di Houda, essere lasciata sola dal marito con tre figli minori a cui badare. Far fronte ad una situazione economica difficile. Affrontare dunque una procedura di sfratto che in più occasioni si è tradotta in vere e proprie squadraccie di vigili urbani arrivati fin dentro casa, arrivando anche a picchiare il marito, che prima di andarsene di casa riuscì a rinviare un accesso solo grazie alla minaccia di buttarsi dalla finestra e prendendo a testate il muro davanti ai propri figli fino allo svenimento. Subire l’umiliazione pubblica da parte di un assessore alla casa che l’ha definita una clandestina irregolare su tutti i giornali, oltre al fatto che in quanto straniera è stata esclusa ingiustamente da tanti contributi pubblici per i quali avrebbe invece diritto. Subire per mesi le prese in giro delle assistenti sociali, che per giustificare le ingiustizie che commettevano su mandato politico della giunta comunale cascinese adoperavano metodicamente menzogne e bassi sotterfugi, come non rispondere al telefono, nascondersi negli uffici fingendo di non esserci etc. Subire le incursioni notturne del proprietario di casa che di nascosto entrava in casa a tagliare i fili della caldaia o del frigorifero per rendergli la vita impossibile ed intimidirla fino al punto di farle lasciare la casa.

“Però la storia inizia a cambiare – dichiarano le manifestanti nel corso della protesta – iniziamo ad affrontare questa situazione insieme, arrampicandoci sui tetti del servizio sociale di Navacchio e restandoci per oltre 24 ore”. Ciò ha significato smettere di vivere passivamente ed individualmente questo problema ed iniziare ad indicare i veri responsabili di questa situazione. “In primis il servizio sociale, che teoricamente dovrebbe tutelare le situazioni critiche ed invece funge da strumento di controllo e seguendo i diktat politici del partito di turno, che sia il PD pisano o la Lega cascinese. Vengono così meno non solo a ciò che moralmente sarebbe giusto ma anche al codice deontologico, che per gli assistenti sociali dovrebbe essere imprescindibile per legge nello svolgimento delle proprie mansioni, fino ad arrivare alla trasgressione vera e propria della legge laddove si abusa del proprio potere per impedire di accedere a “prestazioni” (così le definiscono loro) alle quali si avrebbe diritto. In secondo luogo ad essere responsabili e colpevoli di tale situazione è la giunta leghista di Cascina, che ha trasformato ancor di più di quanto non facesse già il PD, i diritti in premi da conquistarsi, per provare a tenere fede agli spot elettorali da bar che rappresentano oggi l’unica proposta politica che sono in grado di avanzare, lasciando quindi i veri problemi senza risposte. Il tutto condito da atteggiamenti arroganti e vessatori. Questa per noi vuol dire violenza istituzionale.

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Per questo per noi è importante sostenere e lottare al fianco di questa donna, perché la sua battaglia è la battaglia di tutte quelle donne che vivono il peso della crisi sulle proprie spalle. Lei, insieme a tante di noi, ha scelto dopo l’ennesimo picchetto antisfratto di non rimanere più in quella casa, ma di pretendere i suoi diritti che le istituzioni dovrebbero garantirle, ovvero un alloggio dove poter vivere con i propri figli. Attualmente vive in un ostello in attesa che il Comune e il servizio sociale le offrano delle soluzioni adeguate alla sua situazione che le permettano di ritornare a vivere in maniera dignitosa. Questo non è detto che avvenga, e il tempo dell’attesa va riempito di solidarietà e lotta per far pesare il più possibile le responsabilità a chi decide ed avere finalmente esiti positivi.”

Nel corso della manifestazione è stata segnalata una delle tante agenzie immbiliari che ha negato a Houda una casa, perché donna sola, straniera e senza garanzie di solvibilità. Infine, attaccando uno striscione davanti al comune, contestato dalla sindaca su facebook che rinvangava a colpi di benaltrismo scandali passati dell’amministrazione cascinese che pure vennero al tempo contestati al tempo dai movimenti di lotta per la casa, le attiviste hanno denunciato come “la “sicurezza” delle donne non è la ridicola campagna di distribuzione dello spray al peperoncino, ma passa innanzitutto dal garantire un tetto sulla testa alle donne in situazioni di difficoltà e alle famiglie senza casa. Il prossimo 25 novembre inonderemo di nuovo le strade di Roma, per lanciare un messaggio chiaro: non ci fermeremo finché non saremo libere dalla violenza di genere in tutte le sue forme!”