Chi è Giovanna, No Tav, colpita al volto dalla polizia

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Questa mattina la comunità in lotta di Pisa ha convocato una conferenza stampa per raccontare cosa è successo in val di susa alla manifestazione contro il TAV. Di seguito, pubblichiamo alcuni brevi estratti di testimonianza diretta sulla vicenda che ha visto coinvolta Giovanna, una donna presente alla manifestazione colpita in pieno volto da un lacrimogeno sparato dalla polizia. Ma soprattutto, cosa spinge Giovanna a partecipare alla lotta NO TAV e in che modo è impegnata socialmente nella nostra città di Pisa.

Nei giorni scorsi in val di Susa, in provincia di Torino, c’è stato il tentativo da parte della polizia di sgomberare il presidio permanente di San Didero, dove la popolazione valsusina si sta opponendo alla realizzazione della TAV, la linea ferroviaria ad alta velocità. Si sta riaccendendo fortemente l’opposizione alla costruzione del cantiere.

Anche da Pisa tantissime persone partecipano attivamente alla lotta No Tav da molti anni. Perchè? Specialmente in periodo di pandemia, vedere lo Stato investire milioni di euro in opere non utili ai bisogni primari e necessari della popolazione è uno schiaffo alle condizioni di povertà di milioni di persone. “In val di susa si vuole preservare il territorio e non vedere soldi spesi in opere non necessarie”.

“Alla fine della marcia popolare contro il TAV a cui hanno partecipato centinaia di persone, la polizia ha sparato candelotti lacrimogeni ad altezza del volto. Si tratta di gas CS estremamente tossici vietati dalla convenzione di Ginevra. Lo confermano tutte le persone presenti e da alcuni filmati che girano in rete. Uno di questi lacrimogeni sparati ha colpito Giovanna in volto, fratturandole il cranio, lo zigomo, ed il setto nasale. Adesso è ricoverata in ospedale e dovrà subire degli interventi chirurgici”.

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Chi è Giovanna? “Non è una criminale come viene dipinta da alcuni giornali. E’ una donna incensurata, descritta come una pregiudicata senza scrupoli in cerca di guai con la giustizia. Criminale è chi spara nel viso alle persone: in val di susa c’è stato un tentato omicidio!”

“Nel quartiere popolare di Sant’Ermete da tanti anni svolge attività sociali. E’ il sole che schiarisce la nebbia che i potenti hanno fatto piombare la società, le periferie, il mondo del lavoro e la famiglia. Insieme a lei il quartiere lotta contro il degrado, per la dignità delle condizioni degli abitanti delle case popolari; ha impedito con noi gli sfratti e le assegnazioni di piccole case per famiglie in sovraffollamento, ottenuto manutenzioni a noi dovute, i cassonetti della spazzatura che in questo quartiere nemmeno avevamo! Giovanna partecipa insieme a noi alla distribuzione di centinaia di pacchi spesa per le persone bisognose ed è in prima linea per la difesa dei diritti delle donne. Sempre in prima linea contro le ingiustizie e noi siamo tutti con lei: Sant’Ermete ti vuole bene e ti aspetta per continuare il nostro cammino verso un mondo migliore. Guarisci presto”.

“La rete Non Una Di Meno Pisa è con Giovanna, lei è una di noi. E’ una donna che combatte, una femminista che lotta contro il sistema patriarcale, è presente in tutte le lotte contro gli sfratti, nelle fabbriche contro i licenziamenti, nei consultori e negli ospedali per una sanità che funzioni, contro le violenze di genere e ogni tipo di discriminazione, da sempre al fianco delle donne nel percorso di fuori uscita dalle violenze. E’ stata colpita dalle violenza istituzionale, prima dalla polizia che le ha sparato in faccia, poi in ospedale quando hanno provato ad entrare nella sua stanza per interrogarla. Se toccano una toccano tutte!

“Alcune persone sui social scrivono che se Giovanna se ne stava a casa non le sarebbe successo niente. La casa di Giovanna è Sant’Ermete, è la Mala (casa delle donne), è la val di susa. Lo vogliamo comunicare a tutti, perchè la violenza che viene esercitata dalla polizia per difendere la distruzione di un territorio è la violenza delle istituzioni che si manifesta con tante facce. Insieme a Giovanna ogni giorno cerchiamo di combatterla, non solo contro il TAV, ma contro tutte le ingiustizie e le violenze. Ognuna/o di noi poteva essere al suo posto.”

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“Se oggi qui siamo in tante e tanti è perchè Giovanna ci trasmette la voglia di vivere e di lottare, con il suo saluto ed il suo sorriso ogni volta che la incontriamo. Dobbiamo imparare da lei tutto questo. Alcuni giornalisti hanno scritto delle stronzate sulla sua vita privata e su alcune pendenze giudiziarie: a noi non interessa, ci interessa cosa fa Giovanna nel sociale, nei quartieri, nell’aiutare le persone in difficoltà. E’ impegnata nella Rete Pisa Solidale che dall’inizio della pandemia distribuisce centinaia di pacchi spesa gratuitamente a tutte le persone che non riescono più ad andare avanti nella vita a causa della povertà. Di quali pendenze scrivono i giornali? Dell’oltraggio a pubblico ufficiale quando ha mandato affanculo il sindaco o l’assessore perchè non davano le case a chi è stato sfrattato? O quando l’hanno accusata di resistenza a pubblico ufficiale per essersi messa davanti al portone di casa di una famiglia che l’ufficiale giudiziario voleva sbattere in mezzo alla strada? Bene allora da oggi saremo sempre di più, perchè lei ci insegna che nelle difficoltà ci uniamo. Andare in val di susa a lottare contro il TAV, significa, ancora di più oggi nella crisi pandemica, chiedere che i milioni spesi per quest’opera vengono invece spesi per finanziare gli ospedali, per i vaccini, per le case popolari”.

A fine conferenza stampa tutte le persone che oggi si stringono al fianco di Giovanna hanno convocato un presidio per venerdì 23 aprile, con orario e luogo ancora da ufficializzare

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