Come pagare meno di affitto: incontri di formazione

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Al via un corso speciale. Come tanti di quelli ai quali si abituati prevede appuntamenti fissi, esercizi, apprendimento, racconto, studio e nuove conoscenze. Ma a differenza dei soliti corsi la sua utilità è direttamente per noi e non per il mercato… anzi, si potrebbe dire, è contro il mercato. Quello degli affitti. Quattro appuntamenti in un mese per imparare a lottare per avere affitti più giusti in base a quanto possiamo pagare.

Di seguito la descrizione del corso.

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Poco quello che guadagni, 10% quello che dai.

cosa

Quattro incontri, per formarci, per discutere, per organizzarci. Il tema è “come abbassare gli affitti”. Prima di tutto: è possibile? Sì, lo è. E’ già stato fatto, e dobbiamo ripeterlo, tante volte e tutti insieme. E’ una questione di giustizia, è una questione di possibilità, è una questione di forza.

Il libero mercato degli affitti è fallito, ma i costi di questo fallimento sono pagati tutti dagli inquilini. Questo è il punto di partenza. Quando milioni di abitazioni sono vuote, quando due inquilini su tre hanno difficoltà a pagare ed uno su quattro diventa insolvente; quando le garanzie che le agenzie immobiliari chiedono per entrare in un nuovo alloggio sono impossibili da rispettare per un nucleo su due; quando il nuovo fantasma che si aggira per l’Europa è il “moroso”, allora bisogna prendere atto che il problema non siamo noi che non riusciamo a pagare, bensì che è fuori-dalla-storia il contratto di affitto che regola l’accesso delle abitazioni.

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Perchè vogliamo abbassare gli affitti. Vogliamo pagare in base al nostro reddito. Perchè non c’è scelta nel momento in cui il libero mercato di affitto è l’unico modo per accedere alla casa. Libero mercato vuol dire che la proprietà è libera di imporre i prezzi dell’abitazione, indipendentemente da quali siano le condizioni dell’alloggio e indipendentemente da quale sono le nostre possibilità economiche. Perchè la libertà del mercato è la truffa più grande che ci sia: l’accordo, il patto, si è rotto nel momento in cui milioni di persone si sono ritrovate coi salari più bassi di Europa a mantenere col proprio lavoro i parassiti che giocano in borsa, comprano e vendono interi quartieri. Nel mentre un milione di persone vive per strada, in alloggi di fortuna. Nel mentre lo Stato assiste le banche, taglia le case popolari perchè non “rendono”, il welfare diventa indebitamento, umiliazione, carità. Perchè non è un contratto di affitto, è un rapporto di potere.

Allora vogliamo sapere e conoscere tutte quelle informazioni che ci servono per sapere rispondere ogni volta che veniamo attaccati, che veniamo giudicati, che veniamo truffati. Vogliamo padroneggiare tutti i dati e tutti i modi per cambiare la nostra mentalità. Noi non siamo furbetti, noi non siamo scrocconi. E noi non siamo neppure fessi. Siamo semplicemente diversi da quello che ci obbligano ad essere ogni qualvolta ci impongono di rispettare delle regole ingiuste. Norme che fanno sì che più di metà del nostro stipendio vada a coprire le spese di alloggi che non sono di lusso e non sono grandi, ma che ingrassano un mercato che ci tratta da cani, che non ci rispetta, che non ci considera, che non ci dà diritti. Non ci tutela di fronte alle topaie che ci vengono affittate, non ci tutela di fronte al nostro reddito, non ci tutela perchè ci vede l’uno contro l’altro abitanti dei quartieri e delle periferie-dormitorio.

Perchè quando va bene ci chiamano “morosi incolpevoli” per non aver potuto pagare l’affitto, ma noi sappiamo che chi ha riscosso fino a quel momento sono i “creditori colpevoli”.

Perchè non dobbiamo avere paura di non poter pagare: noi abbiamo ragione.

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Il progetto prendo-casa. In questi anni decine di persone hanno preso coraggio, hanno aperto a forza le porte di alloggi, di uffici, di agenzie che vogliono tenere fuori i “non garantiti”. Hanno presidiato strade e piazze in ogni quartiere della città, affinchè nessuno fosse sbattuto fuori di casa. Hanno incontrato nuovi compagni e compagne di viaggio, ascoltando storie di chi dopo aver pagato 75 mila euro di affitti per anni si è ritrovato vessato da proprietari di casa per “aver comprato un gelato”, anziché continuare a pagare 700 euro al mese. Da queste storie si genera una nuova dignità e matura un senso di giustizia, un istinto di lotta capace di rompere la solitudine e conquistare esempi di riscatto per la generazione della crisi. Combattere contro uno Stato che eroga sussidi come le banche erogano mutui, combattere contro proprietari che costringono a indebitare famiglie, a lavorare di più, a vivere male.

Battaglie di territori che cambiano forma, dove la concorrenza istituita dalle graduatorie degli alloggi popolari e dalla legge del mercato si rovescia in pretesa di distribuzione collettiva, dove quello che conta non è da dove vieni e che colore hai, ma il trovare nuovi alleati sulla strada che ci porta al rispetto, che sbaraglia il ricatto e muta la paura in determinazione.

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Formazione, esperienze, esercizi. In un mese, quattro incontri, uno a settimana, da giovedì 21 giugno a giovedì 12 luglio.

Mezz’ora di studio, per riprenderci le conoscenze che ci riguardano, ma che nessuno vuole fornirci. Per riuscire insieme a padroneggiare gli argomenti fondamentali alle nostre conquiste passate e future. Lo sguardo sui processi storici che hanno reso la mentalità del mercato patrimonio delle élite e sciagura per la massa dei cittadini forzati nel dover consumare la casa come una merce sempre più cara e scadente. L’analisi del ruolo dello Stato da erogatore dei servizi sociali a macchina di indebitamento a favore di immobiliaristi e banche. Lo studio del legame tra precarietà lavorativa, discontinuità del reddito e crisi, nella necessità di trasformare la nostra emergenza abitativa nel progetto della caduta del loro profitto immobiliare.

Un’ora di esperienze, per condividere le storie individuali e collettive di lotta e cambiamento. Per rompere il silenzio e la solitudine, per riconoscere la propria storia nella storia di tanti. La lotta è la nostra terapia come ricerca di un punto di vista medio dalla singola esperienza che lega il ritmo in crisi del quotidiano contro il peso dei meccanismi di chi comanda. Raccontare per non essere asfissiati e per aprire, insieme nuove strade…

E alla fine esercizi, come messa alla prova collettiva per iniziare a realizzare il desiderio. Perchè siamo quello che proviamo a fare. Perché dobbiamo padroneggiare gli strumenti del nemico e farli nostri. Perchè l’azione forma il gruppo e dà sostanza al messaggio: paghiamo il 10 per cento.

dove

Nella piazza del quartiere di Sant’Ermete. Comunità in lotta di abitanti di case popolari. dove morosità fa rima con coraggio e ostinazione nell’essere rispettati. All’interno della piazza del quartiere si terranno gli incontri serali, in quell’ambiente che già è diventato punto di incontro e di contatto “per tutti coloro che non ce la fanno a pagare”.

Qui l’evento con tutti gli appuntamenti, i contatti e le informazioni utili a partecipare