Da Sant’Ermete a San Giusto: i quartieri dicono no al mutuo regionale per l’edilizia popolare

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I milioni di euro spariti per le case popolari di Sant’Ermete hanno scoperchiato il vaso di Pandora ed hanno gettato la luce su quelle che, a partire dal governo Renzi con il suo Piano Casa, scendendo alla Regione Toscana con la Legge Saccardi, fino ad arrivare al governo cittadino, sono le reali intenzioni del PD rispetto all’edilizia popolare ed al diritto alla casa. Il silenzio assordante dell’assessore alla casa Zambito e del presidente dell’ Apes Bani di fronte agli abitanti di Sant’Ermete che gli chiedevano conto dei 15 milioni spariti per le loro case, non tradisce stupore o incompetenza ma una precisa volontà politica che gli viene da più in alto. Infatti il governo ha prima tagliato il trasferimento di fondi alle Regioni e di conseguenza la Regione Toscana ha “politicamente” deciso di azzerare totalmente la spesa per l’edilizia pubblica.

Ora le marionette locali si trovano a dover fronteggiare una ribellione che rompe gli argini del singolo quartiere, si muove e coinvolge la città intera. Oggi a San Giusto c’è stata la prima tappa del tour di protesta contro quella che vorrebbe essere la soluzione ideale per establishment piddino: l’accensione da parte della Regione Toscana di un mutuo da 140 milioni di euro con le banche, per finanziare i lavori, e scaricare i costi delle manutenzioni degli alloggi totalmente sugli inquilini assegnatari sotto forma di “autorecupero”. L’indirizzo è chiaro, si vuole smantellare tutto il sistema pubblico dell’edilizia popolare mettendolo in mano alle banche e agli speculatori (così come consentono sia il Piano Casa Nazionale che la legge regionale Saccardi) e a questo ci si oppone. Le conseguenze della manovra sono ben chiare agli abitanti dei quartieri popolari: “una volta in mano alle banche aumenteranno gli affitti ed alte saranno anche le conseguenze per tutta la cittadinanza, un mutuo infatti determina anche la necessità da parte della Regione di reperire i soldi per pagare le rate e, per recuperare più fondi, aumenteranno tutti quei servizi che gestisce direttamente, come trasporti, sanità ecc… proseguendo così la privatizzazione di tutto quello che oggi è pubblico”.

Partendo da Via Fra Bevignate il gruppo si è mosso megafonando ed informando la popolazione di quello che sta accadendo, si è fermata davanti le case di Via Quarantola (che dovrebbero essere assegnate tramite l’Ufficio Casa ad un costo calmierato, ma la cui assegnazione è ancor lungi da venire) ed hanno affermato “le case ci sono, se non le assegneranno le occuperemo!”. La tappa di oggi si è conclusa a ridosso del cantiere del People Mover, per sottolineare come i fondi per opere inutili e per foraggiare la lobby amica dei costruttori amici dell’amministrazione volendo si trovano ed i lavori procedono speditamente, al contrario invece di quanto accade per i reali bisogni della popolazione.

Dai quartieri popolari di Pisa giunge oggi quindi un secco “No” al mutuo regionale, la promessa che la lotta ed il tour proseguirà per tutta la città e non solo. Hanno infatti già indetto una manifestazione a Firenze per il 7 maggio, sotto la Regione, per poter parlare con il Presidente Rossi e per rivendicare un altro loro diritto, quello di poter prendere parola su una decisione così importante anche attraverso una consultazione popolare.

“Non abbiamo più nulla da perdere, passi indietro da poter fare, possiamo solo andare avanti e lottare. Giù le mani dai nostri quartieri, dalle nostre case e dai nostri soldi!”.

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