Daspo e conflitto di classe, a Pisa e nel paese

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Pubblichiamo di seguito un ulteriore contributo, a cura della Rete dei Comunisti Pisa, verso e oltre il presidio di domani in Prefettura contro i Daspo di piazza.

L’unità delle lotte è l’unica strada per sconfiggere la repressione dello Stato.

L’aggressione poliziesca contro il corteo che lo scorso novembre sfilava per contestare il fascio leghista Salvini è servita alle autorità locali per compiere un’ulteriore stretta repressiva, attraverso i sei Daspo di piazza, recentemente convalidati.

Non ci sorprendiamo di questo ennesimo vulnus alla democrazia e alla libertà di manifestare. Da molti anni nel nostro paese, (così come negli altri rinchiusi nella gabbia dell’Unione Europea) la democrazia è una chimera.

Siamo al terzo governo non eletto, che legifera attraverso continue decretazioni d’urgenza e fiducie, che si prepara con il referendum di ottobre a scardinare definitivamente una Costituzione completamente disattesa de facto, che disattende referendum approvati a maggioranza bulgara come quello su acqua e privatizzazioni, che promulga leggi come il Jobs Act che riportano la condizione dei lavoratori all’800. Un paese nel quale accordi Confindustria/cgilcisluil/governo annichiliscono i minimi diritti sindacali, dove contiamo a decine gli omicidi nelle caserme, nelle carceri, per le strade per mano delle forze dell’”ordine”, nel quale operai e studenti sono continuamente pestati durante cortei e presidi, dove l’esercito presidia stabilmente strade e piazze…..potremmo continuare a lungo nell’elenco delle lesioni della democrazia, oppure descrivere l’impunità di una classe politica e pseudo-imprenditoriale tra le più corrotte del mondo, ma è inutile: è così debordante il malaffare e l’arbitrio che neppure un sistema massmediatico altrettanto corrotto può nasconderlo.

Questo è lo stato dell’arte della democrazia nel nostro paese, proiezione diretta di un feroce conflitto di classe esercitato dall’alto contro il basso, in una fase storica nella quale a livello di massa monta una rabbia sorda sempre più forte, a causa delle conseguenze di una crisi sistemica del capitalismo che, a otto anni dalla sua esplosione evidente, non trova soluzione, ma peggiora sempre più.

Le classi dominanti locali e continentali, coscienti delle conseguenze materiali delle loro politiche lacrime e sangue, si sono attrezzate “preventivamente” per contenere un conflitto latente, che nel nostro paese (e nella nostra città) inizia a dare segni di risveglio oltre le lotte territoriali, vertenziali, a “chilometro zero”, che sino ad ora hanno preoccupato relativamente governanti e forze dell’ordine.

La manifestazione del 29 aprile a Pisa contro la troika Renzi-Giannini-Inguscio ha dimostrato le potenzialità di un conflitto che si coordina autonomamente dal sindacalismo concertativo e da una sinistra “radicale” esaurita nell’autodistruttiva ricerca di un ruolo istituzionale compatibile con il PD. Una mobilitazione in sintonia con il conflitto in sviluppo in altre città, come a Bologna in questi giorni, dove la lotta per la casa  e contro i fascio leghisti ottengono risultati importanti, grazie alla determinazione del sindacalismo di classe  e dei movimenti sociali e politici.

Si tratta ora di strutturare e organizzare l’opposizione sociale, sindacale, politica, culturale che ancora esiste e resiste sui territori, dandogli prospettiva generale e senso compiuto, attraverso un progetto e forme da sperimentare.

Da novembre 2015 la Piattaforma Sociale Eurostop si è incamminata su questa strada, coinvolgendo decine di realtà molto diverse tra loro, accomunate dal medesimo obiettivo, evidentemente improcrastinabile a fronte dell’attacco senza precedenti subito dal nostro blocco sociale di riferimento, in Italia e in tutto il continente europeo, soprattutto contro i cosiddetti “paesi PIGS”, come spregiativamente i burocrati della troika UE definiscono Portogallo, Italia, Grecia e Spagna.

I provvedimenti restrittivi delle libertà personali e dell’agibilità sindacale e politica come i DASPO sono e saranno all’ordine del giorno. La repressione, in forme direttamente proporzionali allo sviluppo del conflitto, assumerà forme sempre più pervasive e sofisticate, contro le quali occorre muoversi con estrema fermezza e unità d’intenti. In questa lotta dovremo evitare di cadere nelle trappole del passato, quando lo Stato indusse i movimenti a concentrare le proprie energie contro la repressione, distogliendoli dalle ragioni sociali e politiche che li avevano fatti sorgere e sviluppare.

Lotta contro i DASPO (e tutti i provvedimenti repressivi antipopolari) e conflitto di classe devono marciare uniti, all’interno di un percorso di ricomposizione, che solo può ridimensionare e sconfiggere l’offensiva repressiva, poliziesca e militare di un governo illegittimo e debole, quindi ancor più aggressivo e pericoloso.

La Rete dei Comunisti è al fianco dei colpiti dai provvedimenti repressivi e parteciperà alle mobilitazioni dei prossimi giorni e mesi per il ritiro dei DASPO, a partire dal presidio del 7 maggio di fronte alla Prefettura.

RETE DEI COMUNISTI