Dove la terra trema la banca trama

riscatto

Sotto la neve che ha coperto le zone terremotate del centro Italia, in quel pallore, si nascondono tante cose. Prima di tutto i morti, le rovine del terremoto, le vite crollate; ma anche i responsabili del disastro, chi ha usato le risorse destinate a questi per salvare chi oggi comanda sulle nostre vite e per riprodurre un mondo costruito contro di noi.
Amatrice non c’è più, Accumoli non c’è più, l’albergo di Rigopiano non c’è più. Vite travolte della slavina, sepolte sotto la neve o dalle macerie del terremoto. Chi è scampato è chi ora può usare la sua esistenza contro chi l’ha sempre resa insopportabile. Il dolore per la tragedia diventa rabbia per combattere. Perché molto si svela nella catastrofe.
Lo sfogo di un uomo nella neve attorno alle rovine del suo paese nel maceratese racconta bene quanto accaduto: “State continuando a salvare le banche e non noi. I soccorsi arrivano in ritardo, gli sms solidali non sono mai arrivati, mentre la gente batte i denti nei containers. Il tutto mentre il Governo e i media pensano soprattutto al Decreto Salva banche”
I 20 miliardi per salvare Monte dei Paschi a dicembre regalati da Gentiloni non sono bastati. Solo 6,1 invece i miliardi di aiuti stanziati per ricostruire le zone terremotate… diluiti in 30 anni: 100 milioni subito poi 200 ogni anno fino al 2047. Un’iniquità fa scandalo. L’Europa chiede altri sacrifici a beneficio delle banche dietro la minaccia che le conseguenze saranno disastrose: crolla l’economia. L’ennesima catastrofe. Ma la loro, non la nostra. Quella di chi vuole che questo mondo continui tale e quale. Quella di chi tutela Mussari, il presidente di MPS che comprò Antonveneta per 9 miliardi da Banco di Santander un mese dopo l’acquisizione da parte di questo per 6 miliardi. Salvare le banche significa salvare macchine per fare soldi e che per farli usano denaro altrui. Salvarle, per uno Stato significa prestare soldi e indebitarsi ancora di più con i propri creditori e quindi, per rimborsarli, togliere soldi a noi, per ricominciare dove è piombata la sciagura.
Ora Unicredit, un altro colosso del sistema bancario, scricchiola e ha bisogno di aiuti. Ci dicono che va salvata l’economia ma c’è un nemico opaco che ora non riusciamo a vedere. Ci sfugge come neve che si scioglie tra le dita. Bisogna fare i nomi allora. Le identità dei responsabili ci vengono nascoste, per proteggerli. Il PD in commissione finanze del Senato ha insabbiato la lista dei grandi debitori di MPS che lo Stato ha salvato a scapito degli aiuti ai terremotati. Ma qui c’è poco da salvare oltre le vite umane, perché a essere salva per davvero è sempre e solo la continuità del mondo di sopra contro il nostro, che finiamo sotto le macerie del terremoto e sotto quelle di un presente di sfruttamento che occorre cambiare per ricostruire.