I gabbiani volano basso

gabbiani di merda

Sono una di quelle decine, forse centinaia, forse…  di giovani che ha abboccato all’ennesima offerta di lavoro truffa.

Sono una studentessa in cerca di lavoro per potermi mantenere nella città in cui vivo, così mi sono messa a cercare annunci su internet. Avrò mandato il curriculum a 50 siti diversi. Ricevo una telefonata, l’annuncio in questione recitava: “Inseriamo nell’organico persone sveglie, con grande voglia di imparare e costruirsi un futuro contando sulle proprie capacità. Come dimostrano le storie di successo di molti italiani che hanno già intrapreso questo percorso di guadagno e di soddisfazione personale, la nostra offerta di lavoro è aperta a tutti, anche a chi non ha esperienze lavorative precedenti. Offriamo un periodo di formazione di 2 giorni, con un compenso di 100 euro. I nostri esperti aiuteranno i candidati nel percorso di crescita professionale ed economica. Retribuzione: 1200 €”.

Penso: retorica sul successo puzza di stronzata, formazione retribuita è proprio inverisimile, compenso da 1200 euro… fuochi d’artificio, gran cazzata! Concludo: proviamo.

Per telefono non mi dicono molto, mi danno solo l’appuntamento per un colloquio il giorno dopo a Livorno.

Prendo il treno. La sede dell’azienda è nella zona industriale, distante dalla stazione centrale, mi incammino ma arrivo mezzora dopo l’orario dell’appuntamento. Mi scuso per il ritardo ma sembrano tutti molto carini e gentili. Troppo forse. Ovunque mi girassi c’era qualcuno pronto a stringermi la mano con un sorriso a 32 denti. Eleganza e falsità, questo è quello che penso subito. Vengo mandata al primo piano dove mi viene consegnato un foglio e una penna: nome, cognome, età, città, come ci hai trovati? Nel campo ‘esperienze lavorative’ al posto dei trattini c’è scritto NON COMPILARE. Mai successo. Nel retro della pagina leggo un emozionante testo che voglio riportare perché è leggendo quelle righe che mi sono convinta definitivamente di essere finita in una specie di viaggio new age:

“BENVENUTI NELL’ISC: In questo luogo non esiste provenienza come non esiste differenza territoriale. Il valore di ogni persona che entrerà in questo posto, sarà uno stesso punto di partenza e ogni individuo deciderà il punto di arrivo. Credo fortemente che all’interno di ognuno di noi ci sia un potere racchiuso e tutto da sfruttare! Con questo ti auguro di trovare nell’ISC il trampolino che può portarti in quel sogno chiuso ormai da troppo tempo nel cassetto così difficile da aprire… non so dirti quanto lunga sia la strada, ma posso solo affermare che lo faremo con sorriso in bocca e fiducia insieme. Ricorda sempre che qualsiasi cosa può succedere sarai sempre tu a decidere se smettere di sorridere… io ho scelto di sorridere sempre.. BUON VIAGGIO!”

Mentre lo leggo mi rendo conto che sto per scoppiare a ridere, riesco a trattenere la risata. Mi domando se davvero c’è qualcuno che ci crede a queste parole. La risata si trasforma in una smorfia. Vorranno questo genere di sorriso?

Aspetto seduta insieme ad altri ragazzi e ragazze. Vedo nei loro occhi la speranza di essere assunti. Tutti giovanissimi, in cerca di un lavoretto che gli permetta di vivere senza chiedere soldi ai genitori. Intorno è un andirivieni di gente vestita elegante, le donne con i tacchi, gli uomini in completo. Accolgono le future vittime sacrificali e fanno i colloqui. Appesi alle pareti ci sono diversi quadri. Fotografie bellissime di gabbiani che spiegano le ali con scritto LIBERTA’, fiumi che levigano la roccia con scritto PERSEVERANZA. E poi ancora FUTURO, FORZA, CREDICI, OBIETTIVI… Mi strappano un altro sorriso. O una smorfia. Non saprei dire.

A un certo punto ho pensato di essere finita in un film americano o in una sitcom: uno di quegli omini eleganti mi stringe la mano, si siede due posti più in là e inizia a canticchiare la canzone che si sentiva, subito dopo un altro in piedi davanti all’ascensore inizia a schioccare le dita a ritmo. In due minuti hanno messo su un teatrino per allietare l’attesa a noi poverini. Non so se mi sono spiegata. Hanno fatto uno sketch. Veramente al limite del surreale.

È il mio turno, stringo la mano alla ragazza che mi farà il primo colloquio. Fa un po’ la cronologia di come è nata l’azienda, mi dice che i dirigenti sono giovanissimi, che hanno iniziato proprio come me, che a un certo punto della loro vita si sono ritrovati a dover scegliere se emigrare o inventarsi un lavoro e hanno la scelto la seconda. Mi chiede cosa faccio nella vita, da dove vengo e quanti anni ho. Ha un foglio bianco davanti e inizia a fare tutta una serie di schemini mentre parla. Discorsi imparati a memoria. “Nell’azienda non ci sono gerarchie”, mi dice, “crediamo nelle potenzialità di ogni persona”. Mi ubriaca di belle parole ma non scende nel dettaglio. Usciamo e dice a una sua collega: “Lei è SI”.

Aspetto di nuovo. Stringo la mano al ragazzo che mi farà il secondo colloquio. Ora arriva il bello. In sostanza mi viene detto che il lavoro consiste nel raggiungere i ’60 demo’, cioè 60 presentazioni dei loro prodotti, cioè 60 persone che dovrebbero aprirmi la porta di casa per mostrargli le offerte dell’azienda. 60 demo in un mese per 1000 euro. Più demo fai più guadagni. Chiedo: “Ma quindi è una vendita porta a porta?” Mi risponde: “No assolutamente no! Tu devi solo far conoscere l’azienda e i suoi prodotti a 60 amici o conoscenti”. Lo tartasso di domande, spinta più che altro dalla curiosità di capire sino a che punto riuscivo a tirargli fuori la verità e cioè che era tutta una grandissima fregatura.

“E se non raggiungi i 60 demo che succede?”

Subito ribatte: “Vuol dire che non hai lavorato. Guarda ti faccio un rapido calcolo.. sono 3 ore al giorno di lavoro per 1000 euro al mese, a me sembra una cosa ottima no?”.

“Si ma se non raggiungi i 60 demo che succede? Non c’è un fisso?”

Niente, non risponde alla domanda, perché un fisso non c’è in realtà. Il volo dei gabbiani, dall’alto del cielo sgombro di pensieri scende in picchiata verso il cumulo di rifiuti e della merda di ogni giorno prodotta da altri dove ogni gabbiano va a beccare. Allora inizia a farmi discorsi del tipo: “Tu prova, nel mentre ti prendi 1000 euro, ti paghi l’affitto, le bollette… dove lo trovi un altro lavoro così?”.

Non riesco a trattenere la risata (nervosa) stavolta. Sono meschini. Così dopo una mezzora che cerca di convincermi lo blocco e gli dico “Guarda forse non è il lavoro adatto a me”.

Un po’ irritato dal fatto che non fossi caduta in trappola mi dice: “Ma cosa è che non ti convince? Dimmelo di nuovo perché non capisco davvero, non è carino fare così”.

Non rispondo ma penso ‘Non mi convince il modo in cui stai cercando di ingannarmi’ detta elegantemente. Lo saluto ma mi accompagna giù. In ascensore mi racconta che è appena tornato da Corfù, che è stata l’azienda a regalargli il viaggio, che la settimana prossima partirà non so dove perché non lo ascoltavo più. L’ultimo tentativo di farmi cambiare idea?

Poco prima di andare via vedo quei ragazzi che aspettavano con me il colloquio. Capisco dalle loro facce contente che hanno accettato.