In piazza l’otto marzo per lo sciopero globale delle donne

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Si è tenuta in mattinata presso l’ospedale Santa Chiara la conferenza stampa di lancio della mobilitazione cittadina per la giornata dell’otto marzo in occasione dello sciopero globale delle donne. L’8 marzo più di 40 paesi sciopereranno e scenderanno in piazza al grido: ”Se le nostre vite non valgono, allora non produciamo!” A Pisa, in una giornata densa di appuntamenti, un corteo partirà da piazza Sant’Antonio alle ore 17 rispondendo all’appello della rete Non una di meno. Il primo marzo, alle 18, un’assemblea cittadina al Teatro Rossi Aperto preparerà questo appuntamento.

“L’8 marzo sciopereremo perché non siamo più disposte ad accettare la violenza e lo sfruttamento che ci opprimono e che sono alla base di questo sistema economico e sociale, ingiusto ed eteropatriarcale. – hanno affermato le donne presenti – Tutti i giorni, a scuola, in casa, sul lavoro, per le strada, negli ospedali, nella rappresentazione dei media, la violenza si manifesta in molti modi: dalla molestia allo stupro, dall’aggressione verbale a quella fisica, dalla mancata tutela del lavoro di cura alle disparità salariali e alla richiesta di dimissioni in bianco, dalla discriminazione nella formazione a quella nello sport, dall’obiezione di coscienza allo stigma morale.”

La conferenza stampa si è tenuta davanti all’ospedale Santa Chiara per rivendicare il diritto alla salute di tutte e di tutti.“Vogliamo Consultori che garantiscano l’assistenza per le studentesse fuorisede, per le migranti, per le persone transessuali e per ogni donna che abbia necessità di accedere a prestazioni ginecologiche e ostetriche.
Vogliamo consultori in grado di promuovere e tutelare il diritto alla salute di tutte e tutti, vogliamo che siano luoghi capaci di accogliere e riconoscere le molteplici identità di genere.
Vogliamo la piena applicazione della legge 194 relativamente ai servizi gratuiti per la maternità.
Vogliamo che ci venga garantito l’accesso ai contraccettivi e all’interruzione di gravidanza, come previsto da legge, senza subire né giudizio morale, né violenza ginecologica o ostetrica.
Vogliamo il rispetto e l’attenzione anche ai bisogni delle donne appartenenti ad altre culture ed etnie, e un accesso gratuito, informato e sicuro.
Vogliamo che chi lavora negli ospedali abbia i mezzi e la possibilità di rispettare e prendersi cura dei nostri corpi e delle nostre scelte.
Vogliamo rispettati i diritti di chi lavora negli ospedali.
Vogliamo che nelle scuole si educhi alla sessualità, all’affettività e alle differenze.”