Intervista sulla crisi Covid 19 a Roberto, ristoratore pisano

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Prosegue la nostra raccolta di testimonianze da parte di lavoratori, lavoratrici e attività commerciali che subiscono sulla propria pelle le gravi conseguenze di questa crisi sanitaria ed economica.
Abbiamo intervistato Roberto, proprietario della pizzeria Gusto al 129, che nei giorni scorsi ha pubblicato sui social un video di sfogo per testimoniare la difficile situazione in cui si trovano tutti coloro che hanno una piccola attività economica.

Allora Roberto, quando hai avviato quest’attività?

Ho aperto 7 anni fa, chiedendo un finanziamento che ho finito di pagare da 3 anni. A quel punto sono riuscito ad ingrandirmi, trasferendomi in un locale più grande. Seppur relativo, perché gran parte delle attrezzature le possedevo già, è stato comunque un investimento. Non è da molto che ho finito di ammortizzare le spese; adesso era arrivato finalmente il momento di respirare.
L’attività funzionava bene prima di questa crisi causata dalla pandemia di Coronavirus?

Sì, grazie a Dio si lavorava molto bene. Io personalmente non voglio aiuti economici dallo Stato, vorrei solo che il Governo facesse delle azioni per tutelarci dal fallimento, per non far buttare all’aria tutti i sacrifici che uno ha fatto. Io vorrei solo che lo Stato, con tutte le tasse che noi paghiamo, si prendesse carico delle spese di questo periodo in cui io non posso lavorare.

A quali spese, principalmente, devi far fronte?

Ecco, stamani per esempio mi è arrivata una fattura del gas di 240€…ma io sono chiuso dal 10 marzo! Poi c’è l’affitto: il proprietario del fondo me l’ha sospeso per questo mese, ma è solamente sospeso, non annullato. Ciò significa che questi soldi, oggi o domani, li dovrò pagare e molto probabilmente entro la fine dell’anno. Quindi è chiaro che non posso andare avanti per mesi chiedendo la sospensione di queste spese che poi si accumuleranno tutte. Le voci in fattura che non sono di consumo reale dovrebbero annullarle, come ad esempio il trasporto dell’energia, per il quale questo mese dovrò spendere 150€. Ma cosa mi trasporti se sono chiuso?! Sei costretto a dover decidere tra pagare le utenze oppure il fornitore, facendosi quindi staccare il gas magari, e dover poi pagare per riattivarlo.

Come stanno reagendo i tuoi fornitori?

Ti ritrovi in una situazione di imbarazzo nei confronti del fornitore, che magari è sempre stato onesto con te e ti ha aiutato nei momenti di bisogno e adesso vorresti farti trovare pronto anche tu. Questo però non può accadere, di conseguenza nascono conflitti anche tra di noi.

Per fortuna io, negli anni, ho sempre pagato tutto e subito, quindi non ho grossi debiti e non voglio essere costretto ad averne, perché mi sono sempre comportato correttamente: ho sempre pagato e rispettato tutti, mettendo i lavoratori al primo posto.

Con i tuoi dipendenti come ti stai comportando?

Visto che non è ancora arrivata la cassa integrazione, il prestito che è stato messo a disposizione con i fondi stanziati dal governo e che andrò a chiedere, mi servirà per pagare gli stipendi dei miei quattro dipendenti che non hanno ancora ricevuto la retribuzione. Inoltre questo andrà ad erodere tutto quello che hanno maturato: il TFR, le ferie, la 13esima e la14esima. Perché più di quello non posso dare; se non si lavora non posso assegnare uno stipendio regolare. Infatti anche loro si trovano in difficoltà.

Quali garanzie sta offrendo il Governo? Le ritieni sufficienti?

Il Governo non le sta proprio dando queste garanzie! Ogni giorno snocciola solamente numeri sui contagi, su quello che stanno facendo, ma di fatto nel concreto non hanno ancora fatto niente, se non darmi il 60% di credito d’imposta sull’affitto già pagato e per di più solo in mancanza di pendenze. Ma se uno era in difficoltà prima, adesso lo sarà più che mai, avrebbe bisogno di essere ancor di più aiutato.

Tu hai una famiglia e due bambini piccoli. Quali sacrifici state facendo e come vivi questo momento da un punto di vista emotivo?

Il punto è proprio quello! Tu guardi loro e dici “ma io che cosa gli lascio?”. Io sono una persona umile, mio padre era un operaio e mia nonna aveva una tintoria. Non provengo da una famiglia agiata, tutto quello che ho creato me lo sono costruito da me. A me basta poco, ci facciamo il pane in casa e il riso con olio e parmigiano è il mio piatto preferito, però il problema è cosa lascio a loro. Noi abbiamo comprato casa a dicembre, dopo trent’anni di lavoro, e lo abbiamo fatto per i bambini. Adesso abbiamo il mutuo da pagare, oltre alle spese che sono state necessarie per la restaurazione della casa. E come me ce ne sono tantissimi altri che si trovano nella stessa identica situazione.

E poi, quando la gente ricomincerà a lavorare, i bambini dove li lascerà? Questo non è un problema da poco. L’altro giorno ho sentito un politico rispondere col sorriso a questa domanda, dicendo “Cosa vuoi che facciano? Faranno come tutte le estati”. Ma che discorso è?! Devono prevedere degli incentivi per i campi solari, per una scuola all’aperto…non possono cavarsela così. Non sono in grado di gestire la situazione nemmeno a livello comunicativo, non sanno neanche dare un segnale di speranza alle persone, che non percepiscono alcuna forma di comprensione da parte della classe dirigente.

Dopo aver pubblicato il tuo video di sfogo, hai ricevuto solidarietà dai conoscenti, clienti e colleghi?

Sì, molta. Questo ti fa capire che concezione abbiamo noi del nostro ristorante: lo consideriamo un punto di ritrovo per le persone. Ho ricevuto tanti messaggi, alcuni veramente commoventi.

Tanti che si trovano nella mia stessa situazione non hanno la forza né il coraggio di farsi sentire ed il mio sfogo voleva servire proprio a dar voce a tutti loro. Ho ricevuto attestati di stima da parte di tanti di loro che mi hanno confessato di non aver il coraggio di fare quello che ho deciso di fare io.

Non ci sono certezze sulla durata di questo periodo di chiusura. Quando pensi ad una riapertura, quali sono le tue preoccupazioni e perplessità?

Io a cose normali ho 50 posti nel mio ristorante. Con i tavoli distanziati di 2 metri me ne troverò 13/15 nella migliore delle ipotesi. E poi c’è la questione dei divisori per separare l’uno dall’altro i clienti seduti allo stesso tavolo. Innanzitutto le spese di installazione sono tutte a mio carico, e per inciso per oggetti che sono destinati ad essere smantellati fra 5/6 mesi. Poi mi domando che senso abbiano! Le persone che vengono da noi magari abitano insieme e sono venute con la stessa auto.

Mi sta benissimo mantenere una distanza da un tavolo all’altro, ma separare le persone all’interno dello stesso tavolo è assurdo. Sembra che ci sia proprio una volontà di scoraggiare le attività a riaprire. A me sta bene se mi dicessero di riaprire a fine anno, però mi dovrebbero annullare tutti i pagamenti delle tasse e dell’affitto e si dovrebbero prendere carico dei miei dipendenti. In questo modo non accumulerei debiti e potrei riaprire quando arriverà il momento. Invece la loro intenzione è quella di farmi lavorare ad un quarto delle mie possibilità, dovendo mantenere naturalmente lo stesso personale e pagando le stesse spese per il locale, come ad esempio l’energia elettrica e il gas. Insomma dovrei spendere come se lavorassi a pieno regime, però con un quarto dei coperti e quindi con un incasso ridotto del 75%. Francamente la trovo un’ipotesi sconvolgente e difficilmente realizzabile.

In sostanza quali sono le tue richieste al Governo?

Io chiedo l’annullamento delle tasse e delle spese per le utenze per chi non sta lavorando, e in caso di riapertura graduale, una rimodulazione delle spese in base al lavoro che viene effettivamente svolto. Riorganizzare il piano dei divisori, perché pensato così non è realizzabile. Avere la possibilità di fare servizio d’asporto, con obbligo di appuntamento telefonico e pagamento digitale per evitare code al ristorante, ridurre al minimo i passaggi da compiere e velocizzare il procedimento. Questa è un’opzione assai migliore rispetto, ad esempio, al servizio di food delivery, per la quale una convenzione con una ditta che si occupa di ciò, è veramente sconveniente. Mi sono informato e ho scoperto che in media chiedono il 28-30% sul guadagno lordo, sul quale io ci dovrò poi pagare l’IVA. Quindi mi domando “ma per chi lavoro?”.