Le scuole chiedono la carità ad Amazon

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“Un click per la scuola” è l’iniziativa a cui la presidenza del liceo Buonarroti di Pisa aderisce e sponsorizza come progetto utile alla finanziarizzazione di materiali informatici ed elettronici da utilizzare in classe. Il progetto di collaborazione tra scuole ed Amazon è iniziato ad agosto in tutta Italia. La digitalizzazione della formazione scolastica ormai è dirompente, diventata necessaria nell’ultimo anno dall’inizio della pandemia: la didattica a distanza  è l’ultimo attuale esempio. Le famiglie dei ragazzi e delle ragazze che frequentano la scuola Buonarroti vengono incentivate a spendere su Amazon, inserendo durante il proprio acquisto on-line un codice identificativo che porterà così un “credito virtuale” di cui ne beneficerà la scuola.

Amazon è ormai onnipresente nelle nostre vite: non solo ogni giorno vediamo sfrecciare i corrieri sulle strade, intere flotte di uomini e donne che macinano kilometri per consegnare tutto ciò che viene ordinato; la multinazionale che ha a capo Jeff Bezos, l’uomo più ricco della terra con un patrimonio di 196 miliardi di dollari, è presente nelle pubblicità, alla radio, nelle piattaforme televisive e adesso anche a scuola.

NEW YORK, NY - JANUARY 30: Protestors rally against Amazon and the company's plans to move their second headquarters to the Long Island City neighborhood of Queens, at New York City Hall, January 30, 2019 in New York City. Some Queens community members and activists say Amazon's move to Queens will further gentrify neighborhoods in the area and add more stress to an already struggling infrastructure system. (Photo by Drew Angerer/Getty Images)Ma cosa c’è dietro ad ogni click? Il consumismo sfrenato promosso da Amazon trova beneficio nel bacino d’utenza mondiale che questo impero si è creato in soli 27 anni dalla sua fondazione. L’utilizzo della piattaforma di acquisto è talmente radicata nella società in cui viviamo che ha ideato, plasmato e rivoluzionato il consumo a 360 gradi. I lavoratori e le lavoratrici di Amazon in tutto il mondo però sanno bene che cosa significhi lavorare in questi magazzini: i ritmi di lavoro richiesti, sia nei magazzini che sui furgoni, stanno toccando velocità ed intensità inimmaginabili, sfidando ogni limite fisico e psichico dell’essere umano. Le conseguenze per chi lavora sono drastiche: esaurimenti nervosi, stress, incidenti sul lavoro; ma anche chi non lavora direttamente in Amazon viene risucchiato negativamente dallo stradominio della multinazionale: tante attività, botteghe e possessori di partita iva hanno dovuto chiudere perchè inglobati ed esclusi dal mercato.

Amazon dunque è così presente nelle nostre vite che si sostituisce allo Stato nella finanziarizzazione delle scuole, acquistando sempre più potere e denaro.

Di seguito pubblichiamo la presa di posizione degli studenti e delle studentesse della scuola Buonarroti

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FUORI AMAZON DALLE SCUOLE
Ci sentiamo in dovere di commentare la decisione delle nostre scuole di aderire all’iniziativa “Un Click per la Scuola” promossa da Amazon. L’iniziativa consiste nella “donazione” da parte di Amazon alle scuole di una percentuale di ogni spesa fatta da chi, comprando da Amazon, inserisce il codice corrispondente alla scuola di appartenenza. Con il credito virtuale accumulato, la scuola potrà comprare alcuni prodotti utili alle attività didattiche (cancelleria, sport, accessori, ecc.) ovviamente forniti da Amazon stessa.

Troviamo assurda la scelta della scuola di affidarsi a un’azienda privata (peggio: una multinazionale) per ricevere fondi; specialmente se si parla di Amazon, che pratica politiche inique sia nei confronti dei suoi fornitori sia dei propri dipendenti. E’ dunque inaccettabile che sia un privato a occuparsi del finanziamento dell’istruzione pubblica, dal momento che dovrebbe essere lo Stato a soddisfare questo tipo di bisogni essenziali.
Riteniamo inoltre scorretto che la scuola pubblicizzi Amazon, aumentando così i profitti di un privato e trascurando il fine primario della scuola, ossia l’istruzione.
Nel complesso l’iniziativa ci sembra una mera spinta al consumismo, volta solo ad ingraziarsi l’opinione pubblica facendo la carità alla scuola. Non possono essere peró trascurate né le forme di sfruttamento a cui sono sottoposti i dipendenti Amazon, né il fatto che la scuola si trovi nell’ambito di competenze dello Stato, il quale peró non é in grado di garantire un finanziamento sufficiente alla scuola pubblica.

Con questo documento vogliamo proporre una riflessione più ampia su tutte quelle occasioni in cui il profitto viene anteposto alla cultura e la nostra formazione diventa il mezzo anziché il fine. Infatti possiamo osservare come il progetto di Amazon faccia parte di un problema già esistente nel sistema scolastico italiano: la scuola che si trasforma in azienda, dove la dirigenza assume una funzione manageriale. Questa problematica (che non ci è nuova, e di cui l’iniziativa Amazon è solo un piccolo tassello) va di pari passo con il progressivo smantellamento dell’istruzione pubblica in favore di quella privata e della vocazione al profitto più che alla cultura.

Ci opponiamo quindi ad Amazon e al suo coinvolgimento nell’istruzione pubblica. Ci rammarichiamo dello scarso interesse da parte dello Stato nel procurare i fondi necessari alla scuola. Ci opponiamo infine alla decisione delle nostre scuole di partecipare alla suddetta iniziativa, e chiediamo l’immediato ritiro dell’adesione.

Collettivo Buonarroti Pisa

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