Pisa e Covid19 PARTE 2: spesa a domicilio

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Pisa e Covid19: l’avarizia dei servizi sociali PARTE 2

Il servizio di spesa a domicilio per positivi covid19 e anziani soli.

La procedura

Per affrontare gli effetti di contenimento della pandemia “coronavirus”, in ogni città i Comuni hanno attivato il servizio gratuito di spesa “a domicilio”. In questo caso è bene specificare è solo il servizio ad essere gratuito, mentre la spesa è a pagamento. Si rivolge per coloro che si trovano impossibilitati a uscire di casa per comprare beni essenziali. Sono due tipologie di persone: i casi “sanitari”, affetti da coronavirus19 o familiari; i casi “sociali”, anziani, persone fragili, sole.. Vale la pena analizzare nel dettaglio chi e come sta svolgendo questo servizio di assistenza sociale sul territorio, e provare a trarre alcune prime considerazioni. A Pisa questo servizio è attivo dal 16 di marzo, e programmato in prima battuta fino al 3 di aprile. E’ stato promosso tramite un appello che qualche responsabile della Società della Salute di via Saragat ha fatto, rivolgendosi alle solite associazioni del territorio, in particolare la Croce Rossa, la Misericordia, l’ARCI, la Cecchini Cuore Onlus, ed altri soggetti del terzo settore. Questo appello ha delineato le linee guida, tramite vero e proprio vademecum, di come deve funzionare, in epoca di divieti di spostamenti, di autocertificazioni e di quarantene, il servizio di spesa a domicilio. Tutto questo è eseguito da decine di volontari di alcune associazioni.

Il volontariato.

Di questa fredda procedura vogliamo segnalare oggi il punto di vista di chi lavora “gratuitamente”, il volontario di una Associazione.

L’unica cosa che ha fatto la dirigenza della Società della salute è stata quella di copiare dei regolamenti di questo tipo di servizio e mettere a disposizione due centraliniste”.
Stiamo parlando di un servizio che riguarda migliaia di persone, basta considerare il numero di contagiati a Pisa, dei loro familiari, e di tutti coloro che sono impossibilitati a fare la spesa a causa di problemi sociali, fisici, sanitari, economici. Migliaia di persone che hanno e avranno una spesa erogata da servizi pubblici locali nella forma, ma che nella pratica è tutta sulle spalle dei volontari di alcune associazioni.

In compenso però la Società della Salute fa molte conferenze stampa, si fa molta pubblicità, facendosi un mare di complimenti… anche se qui a Pisa si dice che chi si loda s’imbroda”. Noi facciamo i volontari per associazioni che hanno delle missioni sociali e culturali e che hanno attivi dei bandi con la società della salute durante l’anno per servizi che potremo comunque definire essenziali e che vengono esternalizzati alle nostre associazioni.” Basta pensare ai servizi per gli anziani, a quelli con i disabili, ai doposcuola, fino al trasporto sociosanitario. Non è un caso che l’appello che le dirigenza della Società della Salute ha fatto sia stato rivolto proprio a quelle associazioni che avevano dei bandi attivi… “Ma la cosa grave è che veramente questo servizio di spesa a domicilio facciamo tutto noi. Addirittura secondo loro se il “caso” era considerato “sociale” (cioè persona non autosufficienti, anziani etc) il volontario doveva contattare il segretariato sociale per comunicargli il tipo di consegna da svolgere in modo tale che la Società della Salute accumulava operazioni nel database del segretariato sociale. E che quindi gli risultava come servizio svolto da loro. Così come la compilazione delle Schede da consegnare poi alla Società della Salute.. tutto lavoro burocratico stancante in più inutile! Ovviamente ci siamo rifiutati!”

Questo servizio di volontariato ha un carico di lavoro intenso che porta con sé un forte rischio e fatica. Oltre a rivolgersi a persone già compromesse dal punto di vista sanitario, in un momento di chiusura pressoché totale delle attività nella città, l’unico centro di concentrazione delle persone è proprio il supermercato. Il virus covid19 è dimostrato che si trasmette con contagio virale tramite via aeree ma anche per contatto diretto di superfici infettate. “E’ l’organizzazione del tutto, oltre la spesa e la consegna, ad essere faticosa. Pianificare, organizzare e concentrare gli spostamenti: ci sono anche fino a 90 consegne da fare in una settimana! Praticamente sei un facchino ed un corriere della Bartolini! Oltre i supermercati poi ti devi spostare a prendere in farmacia od in ospedale le medicine! Praticamente cerchiamo di aiutarci tra volontari, di autorganizzarci, dividendo le consegne in base al fatto di uscire meno volte possibile.

Tra i volontari c’è la percezione del rischio di contagio.

“Non ci hanno fornito (la Società della Salute) nemmeno i dispositivi di protezione! Li hanno comprate le associazioni… incredibile! E poi ci dicono giustamente di evitare i contatti… ma come fai? Al supermercato tieni la distanza, sui mezzi di trasporto tieni la distanza, mentre carichi e scarichi tieni la distanza… per continuare ad evitare contatti.. ma quando porti la spesa… com’è fattibile evitare sempre il contatto? Tutti ce lo diciamo che è giusto, ma a maggior ragione se le persone le conosci o se sono persone sole.. come fai ad avere questo distacco? Lascia la Busta con spesa fuori, prendi la busta coi soldi o lasci il bollettino, guanti, mascherina…difficile, veramente difficile”. Questo carico emotivo, questo sforzo umano e rischio sanitario non solo non è retribuito in alcun modo, ma è anche reso invisibile, non è protetto né salvaguardato, da quelle Istituzioni che si sciacquano la bocca con la “solidarietà”. Prima nostra considerazione. La solidarietà è, per le istituzioni capeggiate dalla Società della Salute, un servizio a costo zero. Tutto è scaricato sulle spalle di decine di volontari e associazioni, e ciò comporta ritardi e problemi nell’erogazione del servizio stesso

Anche la questione economica della spesa è rilevante per i volontari, ma sottovalutata dalle Istituzioni, e sottolinea la grande distanza tra bisogni reali della popolazione in questo momento e struttura burocratica. “L’elenco della spesa viene fatta con l’ ordinazione al telefono, o direttamente col volontario o al centralino.” Alcune associazioni hanno deciso di non passare più da questo numero verde, e si sono creati direttamente i propri referenti sul territorio. “In tutti i casi i soldi per fare la spesa non li passa subito l’istituzione, ma vengono anticipati dalle Associazioni o da noi volontari in alcuni casi”. La Società della Salute non vuole neanche che i soldi passino tra volontario e utente, ma solo che sia lasciato da pagare il bollettino alla Sepi. “Intanto però l’Associazione i soldi anticipati per la spesa li rivede solo dopo che glieli ridà il Comune.”

Tra le tantissime persone che usufruiscono di questo servizio, sia tra i “positivi” o loro familiari, che tra i “casi sociali”, ce ne sono tante che fanno veramente difficoltà a pagare la spesa che ordinano p che avrebbero bisogno di ordinare. “Persone senza soldi ne incontriamo tutti i giorni. Che hanno perso il lavoro, che hanno pensioni basse, che aspettano qualche contributo del servizio sociale… come fai a chiedergli i soldi a queste? E per che cosa? Per olio, caffè, pasta, tonno… è una vergogna. Andiamo nei supermercati e troviamo le file chilometriche. Queste catene non ci fanno neanche saltare la file a noi volontari, solo una volta mi è capitata una impiegata gentile. Vediamo la frenesia far spendere a tante persone molti soldi, giriamo tra i banchi della frutta e della verdura e dei prodotti di prima necessità, quelli dell’igiene intima, quelli per bambini.. e vediamo che i prezzi aumentano. E le persone a cui dobbiamo fare la spesa, che si privano di quello che gli serve.. mentre questi si arricchiscono.. noi abbiamo detto alle associazioni e alle istituzioni di istituire un fondo per la spesa sociale… ma ad oggi non ci sono i casi in cui la spesa viene fatta la spesa gratuita.. la carità passa per altri canali”.

Da considerare che il servizio svolto dai volontari per conto della Società della salute è gratuito, ma che i supermercati hanno dei propri servizi a domicilio – a pagamento!- ma solo per chi fa la spesa online: la maggior parte di anziani o persone non dotate di conoscenze digitali ne sono tagliate fuori! Seconda nostra considerazione: mentre il servizio pubblico si affida ai volontari, i supermercati fanno una marea di soldi.

In conclusione..

Mentre noi ci sbattiamo a destra e sinistra vediamo che gli uffici della società della salute, che contano centinaia di personale, sono praticamente deserti.. Vediamo file chilometriche di fronte agli uffici, vediamo le porte dei servizi sempre chiuse… dice abbiano attivato lo smart working… noi incontriamo le persone che hanno bisogno, noi le segnaliamo al centralino, noi formiamo le richieste, noi facciamo la spesa, noi la smistiamo, noi la paghiamo, noi la portiamo, noi rischiamo. Le procedure potrebbero almeno attivarle gli assistenti sociali! e a noi sapete cos’hanno avuto il coraggio di dirci? Se volete segnatevi i km, che fate magari vi si da un rimborso…”

Per leggere la prima parte: https://buff.ly/2Rci63f

Per leggere  la presentazione di questa serie di approfondimenti: https://buff.ly/39LFeff

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