Porta a porta, fuggi fuggi

sordi

Stamattina tira vento freddo, inusuale a Pisa, freddo e umido sì ma vento mai. Mi sveglio presto per presentarmi alla giornata di formazione che mi è stata proposta ieri ad un colloquio di lavoro presso AM Solution. Insieme a me delle altre ragazze e ragazzi, più o meno siamo tutti coetanei e cerchiamo lavoro nella logistica/amministrativo.

Ci accolgono due segretarie che si scusano per il ritardo del responsabile, un ragazzo poco più grande di noi, affabile e un pò marpione, che ci ha fatto il colloquio il giorno prima. Dopo il suo arrivo io e un’altra ragazza veniamo chiamate nello studio, ci viene presentato il responsabile della formazione che ci invita a fare colazione per conoscerci meglio. Appena uscite ci dice “di voi ne prenderemo solo una, la più carina, ma siete entrambe molto belle, sarà una scelta difficile“. Io e la ragazza ci guardiamo, oltre che di truffa c’è puzza di marpionaggine troppo spinta.

Al bar scopriamo che dovremmo andare a Livorno, nonostante le richieste non ci viene detto in che luogo specifico, nè a fare cosa. Dopo il caffè, dopo aver adocchiato la cartellina Enel Energia, dopo le continue domande scopriamo che dovremmo andare a fare il porta a porta per contratti Enel, o se preferiamo c’è anche la possibilità di andare nei supermercati il fine settimana a proporre offerte Vodafone.

Io rimango allibita, guardo la ragazza affianco a me, ci intediamo e diciamo due cosette al nostro “responsabile della formazione”:

“Potete evitare di prendere per il culo esplicitamente chi è alla ricerca di lavoro e vi chiede per cosa si sta candidando, e non ha voglia di fare il porta a porta, facendo ingrassare le vostre tasche per 400 miseri euro al mese. E le provvigioni sì, sono alte. E significa perdere il cervello e la vita dietro all’inculare il prossimo. Grazie del caffè, ma prendete per il culo qualcun altro. E neanche grazie, perché ci siamo alzate alle sette per venire qui e buttare una mattina nel cesso“.

Rimango a fumare una sigaretta con la malcapitata, anche lei è laureata. Ha passato un anno all’estero a viaggiare e lavorare. Mi racconta che aveva già fatto un colloquio con Marco, e dopo lui le aveva scritto, rubando il numero dal suo curriculum, per baccagliarla. Ci confrontiamo su questa fantomatica azienda truffaldina, sulle scandalose domande dei questionari pre-colloquio: di chi pensi sia la responsabilità della crisi lavorativa italiana? Politica o popolo? Pensi che gli immigrati dovrebbero essere aiutati a casa loro? Si o no?

Cosa pensano di scoprire, cosa pensano di indurre facendo queste domande? I problemi lavorativi, politici e sociali sono dovuti alla politica e al sistema imprenditoriale che ci va a braccetto e di cui queste aziende fanno parte. Sono dovuti alle truffe accettate e legalizzate in tutti gli ambiti: garanzia giovani, voucher, tirocini, lavori in subappalto del subappalto in cui non si capisce neanche con chi stai parlando. In tutte queste opzioni, le uniche con cui abbiamo la possibilità di confrontarci, quello che viene annichilito e distrutto è il nostro senso della dignità, la nostra voglia di esistere. Siamo costretti ad appiattirci su una proposta illusoria di emancipazione dalla disoccupazione, di un minimo di indipendenza economica ed esistenziale. Ma sono solo cazzate. E facciamo solo finta di crederci, per poter fare qualcosa.