Tagli: verso la chiusura la biblioteca provinciale

biblioprovinciale

In seguito ai tagli previsti dalla riforma degli enti provinciali proposta dal ministro Delrio e approvata dal Parlamento moltissime biblioteche in tutta Italia sono a rischio concreto di chiusura. Le attività culturali non sono state considerate tra le funzioni dei nuovi enti di area vasta previsti dalla riforma e non sono state trasferite sotto la responsabilità dei Comuni.

A Pisa questo ha provocato l’imminente chiusura (a gennaio) della biblioteca Provinciale locata all’interno del complesso Marchesi e istituita nel 1972. Un complesso nato alla fine degli anni sessanta come plesso scolastico dotato di attrezzature sportive, mense, piazze e biblioteche. Questo progetto si accompagnava ad un metodo didattico non punitivo e costrittivo ma improntato sulla democraticità e la crescita personale degli studenti.

L’opposizione alle proposte di demolizione ed ora alla chiusura della biblioteca sono state forti da parte sia degli utenti sia degli abitanti del quartiere di Cisanello, privato di un ulteriore spazio sociale. La petizione #iostoconlabiblioteca ha sollevato il problema a livello regionale e nazionale. La Provincia ha così deciso di chiedere aiuto all’Università, alle associazioni e alla rete Bibliolandia per salvaguardare il patrimonio librario e mantenere attivo il servizio almeno sino alla prossima estate. I fondi comunali ci sarebbero se solo si mettesse mano ai fondi dei consigli territoriali di partecipazione i quali però, secondo le indicazioni degli amministratori, per il quartiere di Cisanello sono stati quasi interamente destinati alla rete viaria ignorando la popolazione che abita il quartiere.

“Gli stessi soggetti che ora vogliono risparmiare 30.000 euro l’anno privando la città e il quartiere di Cisanello di un servizio fondamentale, – commenta un utente sulla pagina Iostoconlabiblio’ – hanno amministrato anche il comune e in quella veste si sono dimenticati di controllare le fideiussioni di costruttori e aziende per milioni di euro sottraendo così risorse fondamentali alla collettività. A costruttori e speculatori porte aperte e tappeti rossi; alla cultura porte chiuse”