Tifo e lotta: storia di uno striscione allo stadio di Pisa

ultras_pisa

da: sportpopolare.it

Domenica 15 novembre all’Arena Garibaldi, stadio Romeo Anconetani, si gioca un derby importante e molto sentito tra Pisa e Siena. Importante sia per la classifica, in quanto le due squadre toscane disputano un campionato di vertice in Lega Pro, sia per la rivalità sugli spalti che si è creata negli anni Novanta, alla fine di un’antica amicizia del tifo organizzato.

Sui gradoni ci sono 8000 supporter della squadra di casa e 400 tifosi ospiti. Il colpo d’occhio è notevole: fumogenate, bandieroni e tifo acceso per sostenere le compagini in campo. Nonostante l’articolo 9, i divieti, i tornelli, le tante diffide e restrizioni a cui il fenomeno ultras è obbligato da diversi anni, il clima che si respira sembra quello di tempi passati, che le giovani generazioni purtroppo non hanno goduto ma che comunque è ancora ben radicato nei comportamenti, nello stile e nella mentalità.

Anche il fine settimana appena trascorso nella città di Pisa è stato molto intenso: venerdì 13 novembre il Movimento di lotta per la casa, composto da 80 famiglie sotto sfratto, e i Comitati dei quartieri popolari pisani occupano il Comune in protesta alle problematiche abitative, ai 400 sfratti in città, alle 4000 case vuote, ai punti negati nelle graduatorie delle case popolari e allo scandalo mafioso che vede interessato Bulgarella, noto imprenditore siciliano che da venti anni costruisce palazzi speculando su affitti e tasse, indagato per lo stretto legame con Cosa Nostra e le intercettazioni con il sindaco Filippeschi e l’assessore alla casa Zambito del Partito Democratico.

All’occupazione del Comune segue uno sgombero violentissimo della polizia in assetto antisommossa, ordinato proprio dal sindaco e dalla Questura, che non risparmia manganellate ad anziani, donne e bambini presenti durante la protesta. L’evento è di quelli che fanno notizia: prime pagine sui giornali, video da migliaia di visualizzazioni che girano sulla rete, sdegno di buona parte della città.

Sabato 14 novembre un corteo di più di 500 persone si scontra con la polizia che difendeva un comizio della Lega Nord in piazza della Berlina. Al corteo, oltre ai tanti studenti universitari e delle scuole superiori, c’erano molte famiglie che il giorno prima avevano lottato al Comune. Questo sta a significare come un pezzo di città, che da mesi e anni sta lottando con dignità per reclamare i propri diritti, è ostile e mostra un’alterità all’intera classe politica colpevole della crisi economica. Ma in particolare sono i fatti di venerdì a suscitare interesse e curiosità all’interno del movimento ultras pisano. Domenica pomeriggio, al 30° minuto del secondo tempo, in Curva Nord viene esposto uno striscione di trenta metri: «13/11 il diritto alla casa non è reato e voi caricate chi per questo ha lottato. vergogna».

Lo striscione, spuntato al centro della Curva Nord “Maurizio Alberti” è stato visto da tutto il pubblico presente e ripreso dalle tv locali che lo hanno mostrato nel servizio serale dedicato alla partita appena trascorsa.

Il tifo organizzato neroazzurro è da sempre vicino e attento alle lotte sociali della città e non solo: nel 2010 i Movimenti di lotta per la casa occuparono uno stabile abbandonato da dieci anni e per tre mesi otto famiglie riuscirono ad avere un tetto sopra la testa, poi furono sgomberate. I gruppi della Nord da subito sostennero la coraggiosa lotta delle famiglie. All’interno dello stabile furono organizzate cene popolari e tornei di biliardino a cui parteciparono centinaia di persone, compresi tutti i gruppi della Curva. Fu organizzato anche un torneo di calcio a cui parteciparono le squadre rappresentative della Curva e della comunità senegalese, le famiglie occupanti, studenti, squadre dei quartieri periferici. Quando il sindaco Filippeschi ordinò lo sgombero dello stabile occupato, la Nord non tardò a far sentire la propria vicinanza alla lotta con un altro striscione: «no allo sgombero di 8 famiglie in via marsala».

Anche in tantissime altre occasioni gli ultras pisani si sono mostrati sensibili alle problematiche e alle lotte sociali della città, come per esempio durante gli scioperi delle lavoratrici delle pulizie Sodexo all’ospedale di Cisanello, in lotta contro 90 licenziamenti (lotta che è stata vinta grazie alla determinazione di tante donne, rimaste tre mesi in presidio permanente di fronte all’ospedale), oppure contro lo sgombero dello spazio sociale nel quartiere popolare di Gagno, dove vengono organizzate dagli abitanti del quartiere attività per bambini e anziani, ripetizioni gratuite, sportello dei diritti per persone in difficoltà economiche. In questi contesti sono molti gli intrecci personali che hanno fatto sì che la partecipazione fosse diversificata: alcune lavoratrici delle pulizie sono presenti sui gradoni dello stadio oppure sono mogli o mamme di ragazzi che tutte le domeniche scaldano l’Arena Garibaldi con i loro cori. Diverse persone che abitano nei quartieri popolari frequentano sia lo stadio che le attività degli spazi sociali.

Sono anni che la Curva Nord organizza collette per destinare fondi alla Palestina, al Chiapas, all’Uganda, al Burkina Faso e per l’allestimento di ambulatori per il primo soccorso o per consentire la pratica dello sport popolare nei paesi in guerra. Di recente sono stati acquistati tramite collette defibrillatori donati ad associazioni di volontariato e strutture per i terremotati dell’Aquila.

Non tutte le curve in Italia mostrano interesse per queste problematiche. Pisa non è un’anomalia rispetto al contesto nazionale, ma sicuramente quando le lotte sociali incidono sull’opinione pubblica, lo stadio e la curva non sono certo gli ultimi a essere coinvolti. Questo legame non deriva tanto dai rapporti personali o di amicizia che possono esistere tra militanti politici/attivisti e gruppi organizzati del tifo, né dalle ideologie espresse da una parte e dall’altra. Certo i rapporti personali tra le due parti sono fondamentali, senza questi difficilmente può esserci scambio e compartecipazione, ma non bastano, anche se questo manterrebbe comunque rispetto e riconoscimento reciproco, valori non sempre presenti in ambedue le parti. Nel caso della città di Pisa ci sono sicuramente rispetto e riconoscimento tra le due componenti, ma va oltre e sarebbe sbagliato catalogare lotta sociale e tifo come due distinte correnti. Se le lotte per la casa, il lavoro e il reddito agiscono all’interno di tessuti reali, e quindi a stretto contatto con il protagonismo del corpo sociale; se la lotta contro i decreti, contro la tessera del tifoso e per una libera espressione del tifo “vecchia maniera” è reale, composita e continuativa, allora gli spazi solo apparentemente paralleli del tifo e della lotta si intrecciano eccome. Non bastano le ideologie per creare questi legami.

Pisa è l’esempio di tutto ciò. Sono tante le volte in cui ultras e movimenti sociali s’incontrano: scioperi generali dove lo spezzone sociale riesce a contenere una composizione eterogenea, che conflittualmente si differenzia da partiti e sindacati. Questa composizione fa suo un discorso, si riprende la piazza ed è capace di contestare l’abitudinale “scioperino” di rappresentanza e di bandiera, che non danneggia nessuno se non il salario dei lavoratori. Accade durante un picchetto antisfratto in periferia o in provincia, quando l’arroganza di proprietari di casa, ufficiale giudiziario e polizia tenta di mettere in mezzo alla strada famiglie con bambini. La rete sociale che va costruendosi si organizza e non lascia nessuno da solo. Lo stesso, a Pisa, accade quando si ricorda Scià Scià, ragazzo scomparso quasi dieci anni fa, frequentatore degli spazi occupati della città e dei gruppi della Nord. La socialità è qualcosa di fondamentale e da valorizzare soprattutto se di un certo tipo, nata dal basso e organizzata collettivamente.

La foto dello striscione esposto domenica a Pisa va oltre il forte messaggio espresso: racconta di una città solidale che lotta e non si arrende; racconta di centinaia di persone protagoniste della propria vita, sia per la passione per il tifo e l’attaccamento ai propri colori, sia per la ricerca continua di un riscatto personale e collettivo.

Probabilmente è proprio il riscatto a tenere insieme quelle che possono sembrare, per chi non conosce o non è un buon osservatore, le varie anime che vivono lo stadio e la città. È il riscatto degli ultras quando, a costo di sacrifici e rinunce della libertà personale, lottano contro la tessera del tifoso e tutto ciò che ne consegue; è il riscatto delle famiglie che soffrono l’emergenza abitativa quando si oppongono alle prepotenze di chi la fa da padrone. La foto e il significato di questo striscione racchiude le storie delle persone: alzare il lenzuolo allo stadio, strillare in faccia al sindaco, accendere una torcia, urlare al megafono, prendersi manganellate e opporsi a queste, se li guardiamo fino in fondo, sono comportamenti che si riproducono continuamente sia allo stadio che nelle piazze.

Due mondi che per tanti possono sembrare sconosciuti e lontani tra di loro in realtà possono toccarsi e intrecciarsi. Lo dimostrano il boato dei 5000 fischi dell’Arena Garibaldi durante la presentazione della nuova squadra a fine agosto, quando il sindaco ha provato a prendere parola al microfono. Il balbettio del primo cittadino figura come lo scricchiolare delle istituzioni di fronte a masse di persone che rifiutano modelli di comando prestabiliti. E quale amplificatore migliore dello stadio o della piazza fa sì che questo rifiuto riecheggi con più forza possibile?

Pisa 2015

(La fotografia utilizzata per illustrare questo articolo è di Stefano Giammorcaro)