Trasporti: tra privatizzazione, controllori e caro biglietti è rapina ai danni di tutti!

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Processi di privatizzazione, aumento dei biglietti, aumento dei controllori. Chi viaggia quotidianamente sui mezzi pubblici è sotto attacco: precipita il servizio, aumentano i costi.

Treni
È della settimana scorsa la notizia che il governo, nella persona del ministro Delrio ha deciso di privatizzare il 40% delle Ferrovie dello Stato, mantenendo pubblici solo i binari. L’operazione verrà conclusa nel 2016 ma ancora non sono chiari quali saranno gli introiti per lo Stato. Il presidente Marcello Messori e l’amministratore delegato Michele Mario Elia non sono d’accordo sulla modalità di vendita. Tra la proposta dell’uno e dell’altro passano circa 6 miliardi di differenza, la vendita parziale o totale della società.

Come è successo per Poste Italiane la privatizzazione va a beneficio dei privati e non certo degli utenti. Nonostante i continui investimenti nei trasporti, finalizzati quasi totalmente alla creazione e diffusione dell’alta velocità, non abbiano migliorato il servizio per chi ogni giorno deve utilizzare i trasporti per studiare o lavorare. Anzi i servizi regionali ed intercity sono stati costantemente tagliati e definanziati. Con questa proposta di quotazione in borsa e successiva privatizzazione non si capisce quali siano gli esiti sui servizi ai passeggeri.

Insomma, il solito gioco all’italiana rinvigorito da un modello Renzi che non ha nessun problema a nominare nuovi dirigenti nel momento in cui i vecchi non risultano più funzionali ai piani di liberalizzazione. Dopo una crisi in cda di FS sono stati nominati un nuovo dirigente ed amministratore delegato. Quest’ultimo, Renato Mazzoncini, ha curato la privatizzazione del trasporto cittadino di Firenze. I particolari sono confusi, ma la direzione è chiara.

In Toscana già si inaspriscono i controlli sulle linee per trovare chi non paga il biglietto: 50 agenti in più in servizio straordinario sulla linea Tirrenica e Pistoia-Lucca, dopo gli aumenti del personale controllore di quest’estate. A gennaio è invece previsto un nuovo aumento dei biglietti e degli abbonamenti. Il rapporto investimenti-costo biglietti non ha retto: peccato che gli investimenti siano stati fatti prevalentemente sull’alta velocità mentre la maggior parte dei pendolari viaggia sulla linea classica, abbandonata a se stessa da decenni. I problemi sono stra-noti: carrozze fatiscenti, sovraffollamento, ritardi, pioggia e freddo in inverno, caldo e asfissia d’estate.

L’aumento sarà del 3,46% per i biglietti, del 1.89% per gli abbonamenti fasciati dall’ISEE e del 1.96% per gli altri abbonamenti.

I pendolari già costretti a condizioni di viaggio indecenti e continui ritardi dovranno pagare per questo vergognoso servizio sempre di più. Il governo avrà così carta facile nel mostrare la necessità della privatizzazione. Un gioco delle tre carte in cui guadagnano solo investitori e dirigenti mentre i costi della vita aumentano per chi è costretto a viaggiare per studiare o lavorare perdendo quote di reddito sempre più consistenti.

Autobus

Martedì 24 novembre è avvenuta l’assegnazione provvisoria da parte della regione ad Autolinee Toscane per quanto riguarda la gara regionale del trasporto pubblico. Autolinee Toscane, l’azienda vincitrice, appartiene al gruppo Ratp, azienda di Stato francese del trasporto pubblico. Si tratta di un ulteriore passaggio nel processo di privatizzazione del trasporto locale su gomma. L’assessore regionale ai trasporti Vincenzo Ceccarelli ha assicurato che Non ci saranno licenziamenti. 81 milioni di euro sono stati destinati dalla Regione alla riconversione del personale in esubero, che manterrà il posto di lavoro e sarà utilizzato con altre funzioni, dall’assistenza alla clientela, alla lotta all’evasione tariffaria”. Quindi, se in effetti sono ancora tutte da capire le ripercussioni che avrà la nuova committenza sugli autisti e sul personale – e saranno gli scioperi e le agitazioni contro le nuove condizioni a raccontarcelo -, è ben certo per il momento che la privatizzazione sarà fatta pagare con un aumento dei controllori sugli autobus. Andranno a caccia di chi non può permettersi più di 2 euro e 40 per andare a lavoro quando magari ne guadagna sei all’ora in part-time, di chi è costretto a prendere i mezzi per andare a studiare, di chi perde ore della giornata dietro ai ritardi dei mezzi e ritiene giusto non pagare per un servizio non garantito.