Le ambulanze in corteo, il welfare sotto pressione: il caro vita colpisce i servizi essenziali

Dalle Pubbliche Assistenze di Pisa un grido d’allarme che riguarda tutta la società. Il caro carburanti è solo la punta dell’iceberg di una crisi che investe i servizi essenziali, il lavoro e il diritto alla cura.

Martedì 20 ottobre, a Pisa, oltre 50 mezzi delle 16 associazioni ANPAS della Zona Pisana hanno attraversato la città per chiedere risposte all’aumento dei costi che mette in difficoltà le attività di assistenza e trasporto sanitario. Partito da via Bargagna, il corteo ha percorso i Lungarni e ha raggiunto piazza Mazzini, dove è prevista la consegna di una lettera alla Prefetta, destinata al Governo e alla Regione Toscana. Mentre è in corso il confronto in Prefettura, resta aperta la domanda fondamentale: chi si fa carico dei costi crescenti dei servizi da cui dipende la vita quotidiana di migliaia di persone?

«Abbiamo stimato che da quando il prezzo del carburante ha iniziato ad aumentare, le nostre spese sono cresciute del 9%», ha dichiarato a La Nazione Marco Lo Cicero, direttore della Pubblica Assistenza S.R. Pisa. Non si tratta soltanto di benzina e diesel: aumentano anche i costi di energia, divise, attrezzature e materiali necessari per svolgere le attività. Le associazioni hanno scelto di manifestare senza interrompere il servizio di emergenza, chiedendo un aiuto concreto per poter continuare a garantire la propria funzione sociale.

La Nazione – Il rincaro dei costi per le Pubbliche Assistenze

Ma il problema non riguarda soltanto il bilancio delle associazioni. Riguarda il modello di società nel quale viviamo.

Le Pubbliche Assistenze svolgono un ruolo essenziale nel sistema territoriale di soccorso e cura: trasportano persone malate, accompagnano chi deve sottoporsi a terapie, sostengono chi vive condizioni di fragilità e isolamento. Una parte importante di questo lavoro si regge sulla partecipazione volontaria e su organizzazioni che devono conciliare risorse limitate e bisogni crescenti. Quando i costi aumentano e i finanziamenti non tengono il passo, la pressione ricade sulle associazioni e rischia di trasferirsi sulle persone che hanno più bisogno di assistenza.

È qui che la vicenda della Pubblica Assistenza si collega alla crisi più generale dello Stato sociale. In un’economia attraversata da guerre, tensioni energetiche e competizione per le risorse, il costo della crisi non si distribuisce in modo uniforme. Le famiglie affrontano il carovita, chi lavora subisce la pressione sui salari e sulle condizioni di lavoro, mentre associazioni e servizi territoriali devono trovare risorse per continuare a rispondere ai bisogni. Allo stesso tempo, il riarmo e l’espansione dell’economia militare assumono un peso crescente nelle scelte politiche ed economiche. Il rapporto tra queste dinamiche e la tenuta del welfare pone una questione di priorità: quali risorse vengono mobilitate per il “riarmo”e quali vengono garantite alla salute, alla cura e alla sicurezza sociale?

La crisi delle Pubbliche Assistenze è un sintomo, non un episodio isolato. Lo stesso conflitto sulla distribuzione delle risorse attraversa la sanità pubblica, i servizi sociali, le cooperative, il trasporto pubblico e il lavoro di cura. Cambiano i soggetti coinvolti, ma torna una questione comune: servizi indispensabili alla collettività vengono mantenuti in equilibrio attraverso risorse insufficienti, lavoro sottovalutato e disponibilità delle comunità a compensare ciò che manca. Per questo non basterà attendere una risposta alla lettera consegnata in Prefettura. Le lotte sono destinate a crescere, in assenza di finanziamenti adeguati e stabili, del riconoscimento dei costi reali dei servizi, della tutela di chi lavora e della la garanzia che l’accesso all’assistenza non dipenda dalle possibilità economiche individuali o dalla capacità delle associazioni di raccogliere fondi.

Questa mobilitazione offre una chiave di lettura che va oltre l’emergenza immediata. Le difficoltà delle Pubbliche Assistenze mostrano quanto siano esposti i servizi territoriali alle oscillazioni dei costi e quanto sia importante interrogarsi sulla loro sostenibilità nel lungo periodo. È ragionevole aspettarsi che questioni analoghe emergano anche in altri settori, soprattutto laddove l’aumento delle spese si accompagna a risorse pubbliche insufficienti.

Seguire questa vicenda significa anche mettere in relazione le diverse vertenze che attraversano il territorio: dalla sanità ai servizi sociali, dal trasporto pubblico alle condizioni di lavoro: dalla capacità di fare crescere questi movimenti dipenderà la qualità e l’accessibilità dei servizi collettivi. La risposta delle istituzioni all’incontro in Prefettura sarà un primo elemento concreto da verificare: quali impegni verranno assunti, con quali risorse e con quali tempi? Ma la questione rimane più ampia. La tenuta dello Stato sociale dipende anche dalla capacità di rendere visibili i legami tra queste crisi, mettere a confronto le esperienze e costruire risposte condivise. È da questa prospettiva che il corteo delle Pubbliche Assistenze merita di essere letto: una protesta contro il caro carburanti che è un segnale delle difficoltà che attraversano l’intero sistema dei servizi essenziali.