Oggi, 6 ottobre 2026, si è tenuto alla Scuola Superiore Sant’Anna il conferimento di un dottorato ad Honorem causa al Cardinale di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa. Presente, tra le altre, la Ministra dell’Università e Ricerca Anna Maria Bernini.
Un’iniziativa, svoltasi a porte chiuse nelle aule della Scuola Sant’Anna, in cui il Cardinale operante nei territori Palestinesi Occupati, è stato celebrato per il suo impegno nei diritti umani dalla governance dell’Ateneo. Una presa di posizione che risulta un ossimoro agli occhi di molti e molte, anche all’interno della stessa comunità accademica:
“L’esaltazione di una figura di pace e dialogo come il Cardinale Pizzaballa, nasconde infatti il ruolo attivo della governance e di alcuni istituti di ricerca della Scuola Sant’Anna, così come del governo italiano, all’interno del complesso tecno-industriale che permette sempre più guerre e crimini in tutto il mondo. In particolare, abbiamo individuato almeno 11 progetti di ricerca la cui applicazione in ambito militare è di evidente interesse strategico. Sono state anche rilevate diverse partnership strategiche e accordi di confidenzialità con colossi dell’industria bellica quali Leonardo, Airbus, RTX (ex United Technologies).”
dal comunicato stampa diffuso dal gruppo “Sant’Anna For Palestine”
Riportiamo il comunicato e il dossier diffusi dal gruppo di allievi e allieve, phd, ricercatori e ricercatrici “Sant’Anna For Palestine” negli scorsi giorni, che evidenzia e denuncia gli interessi della Scuola Sant’Anna all’interno complesso militare e industriale e le conseguenti profonde contraddizioni con l’iniziativa.
Come gruppo di allieve e allievi, Ph.D., ricercatori e ricercatrici della Scuola Superiore Sant’Anna per la Palestina (informalmente noto come Sant’Anna for Palestine) desideriamo portare alla luce alcune grandi contraddizioni rispetto al conferimento, il prossimo 6 ottobre, del dottorato honoris causa in “Human Rights, Global Politics and International Studies” a S. E. R. Card. Pizzaballa, Patriarca dei Latini di Gerusalemme.
L’esaltazione di una figura di pace e dialogo come il Cardinale Pizzaballa, nasconde infatti il ruolo attivo della governance e di alcuni istituti di ricerca della Scuola Sant’Anna, così come del governo italiano, all’interno del complesso tecno-industriale che permette sempre più guerre e crimini in tutto il mondo.
In particolare, abbiamo individuato almeno 11 progetti di ricerca la cui applicazione in ambito militare è di evidente interesse strategico. Sono state anche rilevate diverse partnership strategiche e accordi di confidenzialità con colossi dell’industria bellica quali Leonardo, Airbus, RTX (ex United Technologies).
La Scuola è attiva nella ricerca su diversi fronti.
Il primo è la produzione ventennale, in partnership con aziende Spin-off come Iuvo s.r.l. e Prensilia s.r.l. di esoscheletri in grado di potenziare le capacità di resistenza e di carico dei soldati, sebbene talvolta cosmeticamente descritti unicamente come supporti alla riabilitazione dei veterani mutilati.
Un altro filone riguarda la sensoristica e la radaristica avanzata per sistemi di sorveglianza applicabili agli UAV (ovvero veicoli e droni senza pilota), sviluppati in partnership con NATO, Ministero della Difesa e aziende belliche. Questo filone è strettamente collegato allo sviluppo di software geospaziali e tecnologie di navigazione autonoma. Un campo in cui la Sant’Anna investe sempre di più, come dimostra la recente ratifica di un NDA con FlySight, che fornisce il proprio software Opensight ad aziende coinvolte nel genocidio di Gaza come Rheinmetall, Leonardo, Thales e MBDA, e che ha recentemente sviluppato accordi per la distribuzione ad agenzie di Law Enforcement statunitensi (ad esempio ICE).
Il terzo macro-ambito riguarda le tele-comunicazioni criptate end-to-end, attraverso reti 5G e 6G, che permettono a sciami di droni UAV (ma potenzialmente anche a missili come quelli di MBDA) di comunicare tra loro al sicuro da attacchi cyber e abbattimenti, ma anche di trasmettere dati a server e data center centralizzati. Questo ultimo filone è sviluppato in collaborazione con NVIDIA e la sua controllata israeliana Mellanox Technologies. Proprio NVIDIA ha fornito il software di controllo che permette ai dei droni israeliani Lanius, prodotti da Elbit Systems, di individuare automaticamente i soggetti ostili. Numerose testimonianze riportano l’utilizzo di questi droni a Gaza, che ha comportato l’uccisione di decine di persone tra cui civili innocenti. Sebbene la collaborazione tra Sant’Anna e NVIDIA non riguardi direttamente tecnologie militari, il trasferimento di conoscenze e competenze tecnologiche avanzate verso aziende colluse con il sistema militare, per di più quello israeliano, risulta problematico.
Tale situazione, però, non coinvolge solamente la Scuola Sant’Anna, ma si sviluppa grazie alla rete di finanziamenti UE Horizon: il gran numero di fondi europei destinati a progetti con partner israeliani è reso possibile anche dall’operato del governo italiano, che poche settimane fa ha impedito, insieme a quello tedesco, di interrompere l’accordo commerciale UE-Israele. Lo stesso governo che, attraverso la ministra Bernini, sarà presente martedì durante la visita del Cardinale Pizzaballa.
Nell’evidenziare queste contraddizioni, vorremmo che questo conferimento fosse il punto di partenza di un’assunzione di responsabilità della nostra università nella scelta dei suoi progetti e delle partnership, coerentemente con i principi del Codice Etico, affinché questo momento non sia solo una vuota celebrazione.
Dossier sulle relazioni della Scuola Superiore Sant’Anna con il comparto militare-industriale
Dopo l’inizio del genocidio in Palestina, come gruppo di allieve e allievi, dottorandi e dottorande e personale di ricerca, sia stabile che precario, della Scuola Superiore Sant’Anna ci siamo confrontati e abbiamo iniziato a verificare il coinvolgimento della nostra Scuola con le istituzioni e le industrie partner di Israele.
Sulla scorta dei rapporti della Relatrice Speciale delle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi Occupati Francesca Albanese, stiamo imparando a riconoscere la guerra come una macchina complessa e articolata e a riconoscere il nostro lavoro come un ingranaggio fondamentale per farla funzionare. Abbiamo quindi iniziato a lavorare per indebolire, limitare ed eliminare le collaborazioni e i progetti di ricerca che attivamente contribuiscono a questo sistema.
Per quanto riguarda la Scuola Sant’Anna, già nei primi mesi dopo l’inizio del genocidio, la risposta alle richieste di trasparenza e chiarezza della comunità è stata la revisione del Codice Etico (C.E.), promulgato il 18 dicembre 2024. In particolare, all’articolo 1.3 si legge che «La Scuola […] Promuove l’educazione alla pace, al rispetto dei diritti umani e allo sviluppo sostenibile.», mentre all’articolo 25.1 che «La Scuola si impegna a non intraprendere ricerche consapevolmente contrarie a tali principi». A distanza di quasi due anni, tuttavia, il processo di due diligence previsto dal nuovo C.E.non è ancora iniziato, a causa della mancanza del regolamento attuativo, nonostante il lavoro di mappatura già svolto dal basso e il perpetuo sollecito alla creazione di un Gruppo di Lavoro apposito da parte degli organi competenti.
Nel corso dell’a.a. 2025-2026 diverse mozioni presentate al Senato Accademico avevano ad oggetto richieste di trasparenza riguardo agli accordi della Scuola Sant’Anna con enti e università israeliani e successivamente con gli attori citati nel Report “From economy of occupation to economy of genocide”. In risposta alla prima richiesta, il Senato ha prodotto un elenco dei partner israeliani della Scuola Sant’Anna, la cui richiesta di rescissione è stata respinta nonostante il voto favorevole di Allievi Ordinari, Allievi Ph.D., assegnisti di ricerca e personale tecnico-amministrativo. In risposta alla seconda richiesta, è stata svolta una mappaturadelle collaborazioni con 26 aziende del settore bellico coinvolte con il genocidio in Palestina, di cui solo i membri del Senato accademico hanno potuto conoscere i nomi e le aree disciplinari coinvolte.
Preso atto della reticenza della governance nel fornire tutta la documentazione richiesta e della difficoltà a concretizzare il processo di due diligence, è stato realizzato un processo di mappatura dal basso attraverso la ricerca su fonti aperte come, tra gli altri, i verbali del Senato Accademico, i siti degli istituti di ricerca, le informazioni presenti sul sito del Ministero della Difesa e il portale dell’ANAC, e il portale OPENCUP.
Il lavoro di mappatura si è sviluppato su quattro filoni principali: collaborazioni con enti israeliani; collaborazioni con le industrie belliche; progetti condivisi con il Ministero della Difesa italiano; collaborazioni con aziende direttamente complici nello sfruttamento dell’economia di occupazione e genocidio israeliana.
Con la presente, vorremmo far emergere quanto appreso grazie a queste indagini. In generale, l’eccellenza in ambiti molto specifici è una caratteristica tipica delle Scuole Superiori come il Sant’Anna, rendendo particolarmente interessanti e appetibili i laboratori dell’istituzione per aziende e stakeholder: gli interessi economico-strategici attualmente prevalenti portano questi attori a ricercare il know how di alcuni settori più che di altri. Tra questi, il campo ingegneristico, in cui il Sant’Anna si distingue sia nel campo della protesica e degli esoscheletri, grazie all’Istituto di BioRobotica, sia della sensoristica e dei sistemi di comunicazione, grazie al TeCIP (Telecommunications, Computer Engineering, and Photonics Institute). In particolare, la Scuola Sant’Anna si classifica al settimo posto al mondo per quanto riguarda la Robotics’ Science and Engineering, secondo lo Shanghai Ranking, e il ReTiS Lab del TeCIP ha da poco ottenuto la prima posizione in Europa ai Computer Science Ranking nella categoria “Embedded & Real Time Systems”.
Presentiamo, dunque, di seguito, i risultati della nostra indagine dal basso, divisi, per correttezza espositiva, in base agli istituti a cui fanno riferimento.
1. Istituto di BioRobotica
Per quanto riguarda l’Istituto di BioRobotica, la collaborazione con il Ministero della Difesa per la creazione di «esoscheletri atti a migliorare le capacità di carico dell’operatore» è almeno ventennale. Il programma Body Extender rientra almeno dal 2007 nel Piano Nazionale di Ricerca Militare, e l’esoscheletro prodotto al tempo campeggia ancora all’ingresso dell’Istituto. La ricerca sugli esoscheletri, tuttavia, non si è mai fermata, sebbene spesso i risvolti operativi siano stati cosmeticamente oscurati dalle applicazioni riabilitative. Il progetto BIOVET (BIOnics for VETeran), portato avanti insieme a due aziende spin-off del Sant’Anna, IUVO S.r.l. e Prensilia S.r.l, l’Università di Sassari e ad alcune istituzioni militari, è ampiamente descritto nel rapporto “Ricerca Tecnologica e Innovazione 2025” (pag. 110) redatto dalla Direzione Nazionale Armamenti del Ministero della Difesa. In particolare, la prima possibile ricaduta operativa analizzata è quella bellica: «Le tecnologie sviluppate nel progetto BIOVET offrono un ampio potenziale di applicazione in vari settori. In ambito militare, i dispositivi robotici progettati potrebbero essere utilizzati per supportare la mobilità degli operatori in ambienti critici, come in teatri di guerra o zone ad alto rischio, migliorando la resistenza fisica e riducendo l’affaticamento durante missioni prolungate. Gli esoscheletri avanzati, in particolare, potrebbero aumentare le prestazioni operative in scenari impegnativi, offrendo un supporto mirato per il trasporto di carichi pesanti e il movimento in condizioni difficili». Questo progetto risulta talmente importante da essere stato presentato in prima persona dal Rettore della Scuola Sant’Anna Nicola Vitiello alla 4^ Giornata del Veterano, celebrata a Roma l’11 novembre 2025. Poche settimane dopo, il Ministro della Difesa Crosetto è stato invitato, in qualità di rappresentante istituzionale del governo, all’inaugurazione dell’a.a. 2025-2026 della Scuola Sant’Anna. Una scelta di campo chiara, che non si è concretizzata solo per una questione di disponibilità del Ministro, il quale ha comunque partecipato attraverso una lettera.
La partnership tra Scuola Sant’Anna, Prensilia S.rl. e Ministero della Difesa è attiva anche per il progetto DANTE (Dispositivi AutoiNieTtori pEr la difesa cbrne), un programma che mira a sostituire gli autoiniettori di importazione con una filiera italiana per migliorare la sicurezza del personale delle Forze Armate italiane «in missione in Italia e all’estero».
2. Istituto di Telecommunications, Computer Engineering, and Photonics (TeCIP)
CLARIFIER (frequenCy-agiLe rAdar-lidaR chIp For surveIllancE moving platfoRms)
Il progetto CLARIFIER è finanziato dalla NATO e coinvolge l’Università di Ljubljana, l’Universidad Pedagógica y Tecnológica de Colombia e il Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Telecomunicazioni (CNIT). Proprio nel contesto del CNIT operano i ricercatori della Scuola Sant’Anna (e di altre università) in numerosi progetti di ricerca. Per quanto riguarda CLARIFIER sono proprio alcuni laboratori siti a Pisa, tra cui quelli del TeCIP, ad essere coinvolti nella ricerca per combinare in un unico sistema sensori Radar (RAdio Detection And Ranging) e Lidar (LIght Detection And Ranging) «ampiamente utilizzati nel telerilevamento, e che trovano un’ampia gamma di applicazioni nel campo della sorveglianza sia a fini militari che di sicurezza» (trad. da inglese). Tale sistema sarebbe poi montato su veicoli aerei, navali o terrestri senza equipaggio (droni e robot) dedicati alla sorveglianza «all-time».
MELLANOX e NVIDIA: DESIRE6G, SMARTY, CLEVER
Mellanox era una multinazionale israelo-americana fornitrice di prodotti per reti informatiche basati sulle tecnologie InfiniBand ed Ethernet, cruciali nello sviluppo di data center e super-computer per lo sviluppo di AI.Nel 2020 è stata acquisita per 6.9 mld di dollari da NVIDIA, colosso del complesso tecno-industriale mondiale. NVIDIA, già conosciuta per aver fornito diversi servizi all’esercito israeliano e per aver fornito il processore alla base del drone kamikaze Lanius, prodotto da Elbit Systems, colosso israeliano degli armamenti. Nei conflitti armati moderni, la componentistica e la sensoristica avanzata prodotte dalle aziende tech permettono a questi droni di identificare autonomamente gli obiettivi ostili: proprio i droni Lanius hanno ucciso dozzine di palestinesi a Gaza. Per di più l’elevata automazione garantita dall’AI contribuisce ulteriormente alla disumanizzazione dei palestinesi uccisi. La mappatura ha fatto emergere il coinvolgimento di Mellanox in tre progetti di ricerca Horizon Europe, due dei quali (DESIRE6G e CLEVER) oggi conclusi, afferenti all’efficientamento e al monitoraggio della produzione industriale e allo sviluppo di reti di comunicazione criptate tra data center, dispositivi mobili (compresi droni e veicoli a guida autonoma) e sensori. Un genere di tecnologie particolarmente simile a quelle sviluppate nel progetto DRONET e SDQ-5G. Al momento non risulta alcun coinvolgimento diretto in ambito militare riferito a questo progetto, tuttavia la condivisione di tecnologie simili con un’azienda così inserita nell’apparato tecno-industriale e militare israeliano desta non poca preoccupazione.
COMPOSENSIG
Il programma di ricerca COMPOSENSIG mira all’«integrazione di sensori diagnostici attivi, semiattivi e passivi», ovvero all’inserimento di sensori e radar nelle paratie di navi e sottomarini, che raccolgano informazioni «sia sullo stato tensionale della struttura in composito e sia sull’ambiente circostante». L’inserimento di questi sensori direttamente all’interno dei compositi permetterebbe di ottenere mezzi più leggeri e performanti. Il progetto sarebbe condotto dalla Scuola Sant’Anna insieme a Carbon Dream S.p.A.e Free Space S.r.l., due imprese toscane attive nel campo dei compositi e dei radar, spesso in ambito militare. L’intero progetto, appaltato dalla Direzione degli Armamenti Navali, 2° Reparto – Sistema Nave, 3° Divisione – Sommergibili e Mezzi Speciali, è articolato in 3 fasi (ma non è certo fino a quale punto sia proseguito), con un finanziamento totale di 1mln e 734.230 Euro.
DRONET
Il progetto DRONET (Software Defined pROgrammable flying Networks for reliable Edge Telemetry) è anch’esso finanziato dal Ministero della Difesa all’interno del Piano Nazionale della Ricerca Militare (PNRM), anche questa volta per un valore complessivo di circa 1,32 Mln di euro e con una priorità massima per il Ministero. Tale ricerca coinvolge, oltre alla Scuola Sant’Anna e il CNIT, anche MBDA S.p.A., multinazionale leader nel settore missilistico. La finalità è quella di sviluppare un’architettura informatica e di rete per sciami di droni, con intelligenza artificiale a bordo, in grado di far comunicare i droni tra loro e, dunque, facilitare la comunicazione a terra con le piattaforme di Comando e Controllo anche in caso di abbattimento di uno di essi o di azioni di guerra elettronica (jamming). Anche se le applicazioni in contesti bellici risultano già più che evidenti è importante sottolineare come questo sistema informatico sia, per altro, estendibile e perfettamente applicabile anche ad altri dispositivi ricadenti nella categoria di UAV (Unmanned Aerial Vehicle)come, a titolo di esempio, i droni-missile prodotti proprio da MBDA S.p.A. Quest’ultima, inoltre, è risultata essere la produttrice delle ali plananti installate sulla bomba guidata GBU-39, assemblata da Boeing e impiegata a più riprese dall’esercito israeliano nella Striscia di Gaza.
SDQ-5G Software defined – Progettazione e realizzazione infrastruttura di rete 5G ottica software defined e sicura
Il progetto SDQ-5G, commissionato dalla Direzione Informatica, Telematica e Tecnologie Avanzate della Direzione Nazionale Armamenti a Sitep Italia S.p.A., SmaRTy SRL, Scuola Superiore Sant’Anna, Politecnico di Milano e Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), è in gran parte secretato. Traspare, tuttavia, l’idea di ottenere, attraverso reti 5G, un sistema di comunicazioni sicure tra diversi terminali e dispositivi. Un progetto che testimonia la capacità della Scuola Sant’Anna di costruire reti di informazione e comunicazione sicure e rapide, simili a quellesviluppate con Mellanox e NVIDIA e nel progetto DRONET. Il finanziamento totale del progetto supererebbe i 2.5 mln di Euro, ma al momento risulta finanziata solamente la fase 1.
DISTRIBUTED-DRONE
Il progetto DISTRIBUTED-DRONE, finanziato dal Ministero della Difesa per un importo complessivo pari a 1,32 Mln di euro, coinvolge il CNIT e vede la Scuola Superiore Sant’Anna come capofila. La ricerca in questione riguarda l’implementazione di una rete di radar montati su droni con lo scopo di mappare l’ambiente circostante e individuare ostacoli o minacce, tra le quali sono esplicitamente compresi i veicoli cosiddetti stealth. Le applicazioni di questa tecnologia risultano particolarmente rilevanti e rispondono alla «domanda crescente di sistemi di sorveglianza con elevata risoluzione, flessibilità e adattabilità a vari scenari operativi». In particolare, in documenti ufficiali, è sottolineata l’utilità di questa tecnologia in «scenari di emergenza o di guerriglia dove non si può accedere o non si ha il controllo dell’area terrestre di interesse».
Non-Disclosure Agreement con FlySight S.r.l.
Il 4 novembre scorso, in occasione della giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, una delegazione della Scuola Sant’Anna ha fatto visita alla società FlySight S.r.l. Facendo seguito a questa visita, durante la seduta del Senato Accademico del 10 marzo 2026, è stata approvata la stipula di un accordo di confidenzialità tra la società in questione e la Scuola Sant’Anna. FlySight è un’azienda con sede a Livorno e vanta, tra i suoi “successi”, collaborazioni con la già citate Leonardo, e MBDA, ma anche con Rheinmetall, Thales e Hensoldt. Tutte aziende del comparto militare fornitrici di Israele. Il principale prodotto venduto dall’azienda è OPENSIGHT, un pacchetto software d’avanguardia progettato per supportare le decisioni durante missioni aeree, navali e terrestri (civili e militari). Tale pacchetto presenta dei plug-in utili esclusivamente a fini militari identificati attraverso i codici NATO (STANAG) oppure attraverso il military standard (MIL-STD) utilizzato dal Dipartimento della Difesa Statunitense. Tra questi, ad esempio, figura il Common Warfighting Symbology Module (MIL-STD-2525C) che permette, affiancato alla funzionalità di Automatic Target Recognition, di individuare bersagli e classificarli in base agli standard NATO. Appare significativo che, nella delibera del Senato Accademico e nell’istruttoria, non sia minimamente menzionato il coinvolgimento di FlySight in ambito militare, così come nessuna questione è stata sollevata dopo che FlySight ha annunciato un accordo per la distribuzione del proprio software alle agenzie di Law enforcement statunitensi come l’ICE, autrice di deportazioni e violazioni dei diritti umani.
Conclusioni
Siamo consapevoli che oggi ci affacciamo su un mondo che non si fida più del diritto internazionale e che crede sempre meno nella diplomazia e nella cooperazione, e nei processi multilaterali di riforma delle norme che disciplinano la convivenza internazionale. Chi scrive questa lettera, partendo da posizionamenti ideali e religiosi eterogenei, si augura invece di invertire questa corsa: noi tutti, e non solo chi studia diritto internazionale, pensiamo che il nostro ruolo sia difenderlo, pur criticandone le contraddizioni e gli errori fatti in passato, non ratificare il suo declino. Per spiegare la necessità di ribaltare questa retorica improntata alla giustificazione del riarmo, ci rifacciamo al Catechismo della Chiesa Cattolica:
La corsa agli armamenti non assicura la pace. Lungi dall’eliminare le cause di guerra, rischia di aggravarle. L’impiego di ricchezze enormi nella preparazione di armi sempre nuove impedisce di soccorrere le popolazioni indigenti; ostacola lo sviluppo dei popoli. L’ armarsi ad oltranza moltiplica le cause dei conflitti ed aumenta il rischio del loro propagarsi.
Parole ribadite dalla coraggiosa nota pastorale “Educare a una pace disarmata e disarmante” del 2025 secondo la quale è necessaria: “la presa di distanza da quelle realtà economiche che sostengono la produzione ed il commercio di armi.”
Chiediamo onestamente, e questa lettera è frutto di un lavoro sofferente di riflessione e auto-interrogazione in questo senso, quale sia il ruolo delle accademie in questo contesto e come si possa convivereconviva con queste contraddizioni quando crediamo che si possa fare molto di più.?
Invitiamo tutti i lettori e le lettrici a farsi domande come ce le stiamo facendo noi.
Di fronte al pragmatismo della real politik nella gestione delle relazioni internazionali e delle oggettive difficoltà del mondo della ricerca oggi, allo stesso tempo diventa più complesso per i singoli raggiungere una coerenza tra i propri comportamenti e la propria morale. Sembra che ci si debba “rassegnare ad una guerra ineluttabile” e alla qualificazione della “pace e [del] dialogo come posizioni utopiche o irrazionali, che ignorano i rischi in campo” (Magnifica Humanitas, 205).
Non pensiamo che la pace sia la mera assenza di conflitto; crediamo, piuttosto, che sia un processo collettivo di ricerca della verità e della giustizia, raggiungibile attraverso una riflessione sul nostro passato e sulle nostre responsabilità, e attraverso la memoria delle vittime. Affinché si raggiunga una pace giusta e condivisa, non interessata da chi vorrebbe sfruttarla a suo favore, pensiamo che sia imperativo che ognuno si sforzi di interrogarsi il più possibile in tal senso.
Ci auguriamo, inoltre, che questo conferimento racchiuda l’intenzione della nostra Università di volersi prendere maggiori e consistenti responsabilità nella scelta delle sue partnership, coerentemente con i principi del Codice Etico, e che non rimanga un momento fine a sé stesso.
In chiusura, ci preme riportare le parole ispiranti del Cardinale nella sua lettera pastorale che, anche se rivolte alla Chiesa, stimolano un confronto più generale sul ruolo che come cittadini, istituzioni e accademie dovremmo avere.
La testimonianza alla quale siamo destinati, la “promessa e profezia” che deve sostenere il nostro pellegrinare nella Città Santa, nella nostra Chiesa: osare una visione che non nasce dal possesso, dalla paura o dalla rivendicazione, ma dalla redenzione della storia. Che Chiesa saremmo se non avessimo il coraggio di indicare un mondo che ancora non c’è, ma che Dio ci promette e che già intravediamo all’orizzonte?
Pierbattista Card. Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini, «Tornarono a Gerusalemme con grande gioia» – Una proposta per vivere la vocazione della Chiesa in Terra Santa, Lettera pastorale alla Diocesi, 2026
