Commissioni di valutazione in crisi. Dove vacilla la Buona Scuola

buona scuola

Con l’approvazione della nuova riforma della scuola l’estate scorsa, il mondo dell’istruzione sta attraversando un momento difficile e complesso. I vari provvedimenti messi in atto mirano a trasformare completamente l’organizzazione scolastica e il suo funzionamento, andando quindi a cambiare anche la didattica, il metodo di insegnamento e in generale i contenuti e le forme dell’apprendimento scolastico. Un provvedimento in particolare che suscita diverse perplessità e che è stato oggetto delle proteste di tutti i sindacati e di tutto il mondo della scuola è quello delle commissioni di valutazione. Ancora oggi, a 6 mesi dall’approvazione della riforma, le commissioni vengono criticate, soprattutto da parte dei docenti, che anche a Pisa in alcune scuole si sono schierati contro questo provvedimento e che pubblicamente lo hanno boicottato. Al liceo scientifico Buonarroti ad esempio tutti i professori si sono riuniti nella decisione di non formare questa commissione, rendendo pubblica una nota che mette a critica i meccanismi che tale provvedimento innesca in termini di competitività, efficacia dei metodi di insegnamento e subalternità al dirigente scolastico.

Le commissioni di valutazione in sostanza sono un nuovo consiglio scolastico costituito dalla preside che a sua volta sceglie una piccola delegazione di professori, un rappresentante degli studenti, un genitore e un rappresentante del personale ata. Questo consiglio ha come obiettivo quello di valutare l’operato dei docenti sulla base di alcune linee guida fornite dal governo, e ampliate autonomamente dai singoli istituti, che riguardano la didattica e il comportamento che i professori adoperano con le proprie classi, premiando così i professori meritevoli con dei bonus economici che si sommano allo stipendio.

Rispetto a questo, i dubbi che emergono sono diversi, primo su tutti la questione salariale. Infatti i bonus concessi ai professori “meritevoli” vanno a sostituire il vecchio scatto di anzianità dello stipendio e quindi quello che era un diritto di ogni lavoratore viene così cancellato e ridotto ad un premio concesso solo a due terzi del personale docente (tetto massimo di attribuzione del bonus all’interno di ogni scuola). La seconda questione riguarda invece il funzionamento più complessivo della scuola, dove la cooperazione tra i professori dovrebbe essere la base per una formazione complessivamente buona per gli studenti, come si legge nel testo della riforma stessa, ma che invece a partire da queste commissioni viene minata radicalmente. Infatti, come è possibile costruire e incrementare cooperazione e sinergia tra i docenti per un miglior funzionamento della scuola se gli stessi docenti non solo sono costretti a valutarsi tra di loro e decidere le sorti salariali dei propri colleghi, condannandone un terzo al blocco dello stipendio, ma devono anche competere tra loro per risultare migliori degli altri. Un’altra questione è quella dell’insegnamento, infatti la valutazione dei docenti si basa su alcuni aspetti (del tutto ancora vaghi e generici) che valutano l’insegnamento e il comportamento dei docenti, che per stare all’interno di questo meccanismo e sortirne dei vantaggi, sono costretti ad adeguare il loro insegnamento (nella maggior parte dei casi frutto di decenni di esperienza) sull’incremento dell’alternanza scuola lavoro, degli stage formativi (resi obbligatori anche nei licei) e il potenziamento degli strumenti scolastici 2.0, aule lim, laboratori etc. per puntare ad una maggiore informatizzazione e schematicità dell’insegnamento. Un’altra perplessità in merito a queste commissioni è il ruolo della preside, che essendo la figura che istituisce queste commissioni e che ne governa il funzionamento, aumenta notevolmente la disparità di potere nei confronti dei professori sulle decisioni scolastiche. Le conseguenze di questo dispositivo delle commissioni di valutazione sembrano quindi abbastanza prevedibili rispetto al futuro, infatti il divario tra le scuole sulla base anche delle risorse economiche è destinato ad aumentare, creando istituti di serie A e istituti di serie B. La valutazione dei docenti infatti costituisce una vera e propria classifica, dove i professori migliori sono quelli che guadagnano di più perché valutati da queste commissioni positivamente, mentre i professori peggiori e che quindi guadagnano meno risultano essere in fondo. Questa classifica viene usata a sua volta dai presidi dei vari istituti per comporre il loro organico (come la riforma della BUONA SCUOLA decreta), e che quindi alle scuole più ricche darà la possibilità di scegliere i professori “migliori” e a quelle più povere quelli “peggiori”. È scontato dire che tutto questo è a danno soprattutto di tutti gli studenti che subiscono queste trasformazioni imposte dalla politica per i loro meri interessi economici e politici che niente hanno a che vedere con l’istruzione e la formazione di cui i giovani hanno bisogno.

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