Corteo a Pisa per l’aborto libero, sicuro e gratuito

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Ieri quasi un migliaio di persone hanno attraversato le strade di Pisa in occasione della giornata internazionale per l’aborto libero, sicuro e gratuito. 

La mobilitazione lanciata in Italia da NON UNA DI MENO ha visto decine di città mobilitarsi da nord a sud. Tutte le iniziative sono state molto partecipate, sopratutto da persone giovani. 

Riportiamo di seguito uno degli interventi della piazza pisana. 

Il prossimo presidente del consiglio dei ministri sarà donna e qui, lontano da chi per questo plaude a una fantomatica emancipazione della destra, ribadiamo, onde ce ne fosse bisogno, la nostra presa di distanza e la nostra rabbia.
Per noi femminismo non è l’aspirazione che il medesimo potere, patriarcale-razzista-classista-colonialista-guerrafondaio, si svesta di giacca e cravatta per indossare un tailleur. Femminismo è il desiderio di abbatterlo quel potere.Se c’è da infrangere soffitti, o buttar giù muri, a farlo vogliamo essere tuttə. Non avrà i nostri applausi nessuna donna che, arrivata al cosiddetto soffitto di cristallo che ci tiene soggiogate in basso, lo mandi in frantumi lasciando altrə a raccoglierne i pezzi.

Non è il possedere una vagina, un utero e ovaie a rendere femministə.
Non ci interessa il potere vestito di femminile sembianza.
Non sarà l’arrivo di una donna al comando che ci salverà
Nessuno meglio di noi lo sa! Per questo oggi siamo tornatə  a percorrere le vie della nostra e di tante altre città e ogni parola, ogni gesto ha voluto scandire l’incedere dei nostri passi. Un incedere che da sempre segna in modo netto e definitivo da quale parte della barricata ci poniamo.

Ci poniamo ancora dalla parte di chi è lasciatə solə.
Ci vogliono solə , lontanə l’unə dall’altrə.
Solə.

Quando non riusciamo a reagire di fronte a urla, botte e soprusi e c’è solo il dolore a ricordarci che siamo vivə.
Quando ci troviamo di fronte un apparato statale che tratta la violenza di genere nei programmi elettorali in paragrafi dedicati a “”sicurezza e immigrazione”.
Quando la morale di benpensanti oppressori ci vorrebbe imporre, quasi a punirci del nostro piacere, una maternità obbligata.
Quando i nostri corpi non sono conosciuti e riconosciuti da chi dovrebbe aiutarci a prendercene cura.
Quando siamo in strada con i nostri figli, le nostre figlie perché il padrone di casa ci ha buttato fuori e non sappiamo dove andare.
Quando il professore, il vicino, il parente, il datore di lavoro di turno ci molesta.
Solə!

Quando ci sfruttano una volta di più.
Quando ci stuprano in strada, ma anche in casa.
Quando ci dicono che siamo un errore della natura perché non siamo come loro vorrebbero
Quando ci viene detto che noi non riusciamo, che noi non sappiamo, che noi non possiamo.
Di fronte a tutto questo sembrerebbe non esserci nessuna alternativa, per noi!
Ma insieme abbiamo scoperto la capacita di crearcele da solə le nostre infinite possibili alternative!
Il mondo che vogliamo è tutto da costruire ed è in continuo divenire. La cosa che sappiamo di certo è che deve essere un mondo di e per tuttə. E’ in questo che si traduce il nostro “non sei solə”.
Abbiamo imparato, insieme, a non abbandonarci alle paure, ai sensi di colpa e di inadeguatezza, alla solitudine che ci hanno costruito attorno; a reagire e ad agire di fronte a violenza e oppressione..
Sul nostro cammino abbiamo incontrato tante persone che oggi chiamiamo sorelle, compagnə e, insieme a loro, ci siamo fatte ascolto, per capire e immaginare nuovi percorsi comuni, sulla stessa strada, in lotta contro lo stesso nemico.
Le donne della lotta per la casa ci hanno insegnato che se è vero che il “focolare” non è mai uno spazio dolce per le donne ma un nucleo fondamentalmente capitalista che ha nella famiglia un sistema di sfruttamento, è anche vero che la casa può essere terreno di lotta ed emancipazione femminista.
Le madri prima vittime di violenza maschile e poi costrette a subire un processo basato su una fantomatica sindrome di alienazione parentale, che le rivittimizza e sentenzia di allontanarle dai proprə figli in quanto madri malevoli e soggioganti; queste donne ci hanno fatto conoscere la dignità di chi non vuole e non può arrendersi di fronte all’ingiustizia nonostante tutto e tutti.
Le persone affette da malattie invisibilizzate (endometriosi, vulvodinia, fibriomalgia, neuropatie del pudendo) che soffrono nel corpo e vengono avvilite nell’anima quando la medicina sbatte loro la porta in faccia, ci hanno fatto conoscere le loro vite e una realtà che ci erano sconosciute, restituendoci ancora una volta la potenza delle reti di sostegno e convincendoci attraverso le loro narrazioni, di volerne far parte.
Le donne che fuggono da situazioni di violenza e non sanno a chi rivolgersi in prima istanza, donne picchiate, segregate che chiedono rifugio o anche solo di riuscire ad andar via ci hanno mostrato il coraggio di cui ci nutriamo.
Le storie e le testimonianze di violenza, sopruso, sessismo e molestie di studentə della scuola e dell’università ci hanno dimostrato che “le nuove generazioni” hanno piena coscienza di cosa sia consenso e di cosa siano invece violenza e sopruso, e hanno avuto la capacità di dirlo, verbalizzarlo, sempre più collettivamente. La loro energia ci obbliga a pensare ad una scuola differente, priva della violenza delle gerarchie: vogliamo una scuola femminista e transfemminista.
Le nostre sorelle e lə compagnə che lottano contro il patriarcato in ogni parte del globo, ci hanno donato e fatto conoscere le loro parti di mondo stupendoci nel raccontarci che quel mondo è, in qualche modo, anche nostro.
Vogliamo percorrere nuovi immaginari,
Raccogliere nuove istanze
Vogliamo conoscere quei mondi che non abbiamo ancora avuto possibilità di incontrare.
Vogliamo ancora porci in ascolto reciproco.
Il nostro femminismo e il nostro transfemminismo è spazio che non contiene ma dilaga, tempo da attraversare e dilatare, istanze e rivendicazioni da sostenere e praticare, nuovi immaginari da creare e collettivizzare.

Inclusione, partecipazione, sorellanza.

Vogliamo farci ed essere comunità, un insieme di relazioni, aperte a piccole e grandi trasformazioni, basate sulla cura reciproca e sul darci valore reciproco. Una comunità che non solo permetta l’esprimersi delle differenze ma che crei un terreno comune per coltivare insieme,  queste differenze.

Perché vogliamo che “Non sei solə” non sia solo uno slogan ma una pratica reale e quotidiana.

Perché, come voci di comopagne da quello che chiamiamo sud del mondo ci raccontano, “il contrario di solitudine è femminismo!”

 

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