Crolla il soffitto di una casa: le bugie del Bani, la fuga della Zambito e le accuse di Filippeschi

Ieri mattina è crollato il tetto di un alloggio popolare nel quartiere Gagno, solo la fortuna ha voluto che in quel momento non ci fosse nessuno nel bagno dove è avvenuto il crollo del soffitto. La famiglia, a cui era stata assegnata la casa per emergenza abitativa, aveva già segnalato i problemi strutturali dell’abitazione (infiltrazioni d’acqua, muffa, calcinacci pericolanti) all’Apes un anno e mezzo fa insieme al Comitato di quartiere “Riprendiamoci Gagno” ma l’unica soluzione offerta dall’ente gestore è stato l’installamento di un deumidificatore.

Sofia che lavora in un albergo a Cisanello e Dominik, magazziniere, hanno tre figli di cui due minorenni che frequentano le scuole del quartiere. Subito dopo l’accaduto hanno chiamato i vigili del fuoco che si sono presentati in via Marzabotto e dopo aver accertato la pericolosità, hanno evacuato la stanza crollata non escludendo altri possibili crolli nel resto dell’abitazione. Senza ricevere nessuna risposta dalle istituzioni, la famiglia è stata costretta a dormire stanotte nella casa dichiarata pericolante e a rischio di ulteriori crolli.

L’assessore alla casa Zambito gira le spalle e scappa

Nel pomeriggio la famiglia, accompagnata dal comitato di quartiere, si è recata in comune per parlare con l’assessore Zambito. Ma l’assessore non ha voluto incontrare la famiglia. Al rifiuto di un dialogo, ci sono stati attimi concitati, con addirittura i vigili urbani che pregavano Ylenia Zambito di parlare con Dominik e Sofia per gestire la situazione. Di tutta risposta l’assessore ha preso la sua borsa e a testa bassa è uscita dal suo ufficio. La famiglia e i solidali l’hanno seguita perché la situazione era irreale ed assurda: certo sappiamo che le problematiche sociali e il dissenso che nasce da queste non è mai gradito ai politici pisani che preferiscono ogni volta evitare il confronto e posizionare le loro pedine poliziesche di fronte ai portoni comunali. Ma di fronte ad un crollo che poteva rischiare di uccidere qualcuno non si può fare spallucce e limitarsi a scrivere comunicati sui giornali.

Ci sono anche dei video che successivamente testimoniano la Zambito scappare su una macchina della polizia municipale (scorta privata?) pur di non confrontarsi con la famiglia e a questo punto le decine di passanti increduli che si soffermavano a vedere questa scena hanno preso le parti della famiglia lasciata così in mezzo alla strada.

Le bugie del Bani e dell’Apes

Mentre la famiglia era in comune a tentare di parlare invano con l’assessore alla casa, esce sul sito del comune pisainformaflash.it un comunicato ufficiale dell’amministrazione comunale (ribadiamo che la famiglia in questo preciso momento si presentava in comune) dove prende parola Lorenzo Bani, amministratore unico dell’Apes, ente gestore delle case popolari del comune di Pisa e provincia. In questo comunicato vengono scritte delle menzogne inaudite: viene scritto che la ditta delle manutenzioni si è recata immediatamente in via Marzabotto per un sopralluogo e che la famiglia non li ha fatti entrare. Ma facciamo un po’ di chiarezza:

  1. quando esce il comunicato dell’Apes la famiglia era ancora in casa dato che si presenta intorno alle 16 in comune
  2. la ditta si presenta in via Marzabotto intorno alle 17 (ci sono le telefonate degli operai che hanno chiamato la famiglia perchè non era in casa)
  3. se la famiglia fosse stata in casa al momento dell’arrivo della ditta, per quale motivo non avrebbero dovuto aprire agli operai?
  4. I tecnici di Apes hanno visionato di persona intorno alle 12 l’abitazione, quindi in mattinata l’Apes era al corrente di tutto

Ancora una volta il Bani non si smentisce e continua a mostrarsi per il bugiardo che è, continuando ad addossare agli altri le sue responsabilità. A volte incolpa i suoi stessi dipendenti ma cosa più grave lo fa con le persone che abitano nelle case popolari da lui gestite.

Filippeschi: il sindaco dal comunicato facile

Infine non potevano mancare le dichiarazioni del sindaco più fischiato d’Italia che anche questa volta non si perita a pubblicare il suo comunicato standard, già preparato sul desktop del computer delle sue segretarie che ad ogni occasione rispolvera. Ogni volta che le persone protestano, alzano la voce e giustamente reclamano i propri diritti denunciando le gravi negligenze delle istituzioni, (come nel caso del crollo del tetto già segnalato anni fa), Filippeschi si nasconde dietro il paravento delle aggressioni dei facinorosi. Le urla, legittime, per loro diventano aggressioni; un gruppo di cittadini che protestano animatamente diventano squadristi. D’altronde non si può rovinare la fine del giugno pisano con 7 persone che vanno a chiedere risposte alla Zambito in piazza XX settembre dove, solo qualche giorno fa, il sindaco se ne stava festante e sorridente a godersi il gioco del ponte.

Filippeschi parla di minacce quando la gente esasperata urla in faccia ai responsabili dei loro disagi. Già, fa male quando le persone trovano il coraggio di andare al palazzo comunale a “prendere per le orecchie” quei governanti che se ne stanno fin troppo comodi nelle loro stanze. Loro preferirebbero invece che la rabbia si esprimesse in altro modo: prendendosela col vicino di casa, chiedere a testa bassa un aiuto o fare l’elemosina, come se le persone si dovessero vergognare dei problemi che vivono quotidianamente. Problemi che diventano abusi e angherie causate da questi stessi governanti. Filippeschi è talmente distante dalle dinamiche sociali cittadine che ormai sta perdendo consenso ovunque e le sue politiche fanno acqua da tutte le parti. Sono bastate poche persone ad alzare la voce nell’ufficio della Zambito per farli ricordare dell’occupazione del comune dello scorso 13 novembre da parte di centinaia di cittadini che protestavano contro lo scandalo mafioso Bulgarella e il caso dei 10 milioni spariti per il progetto delle case popolari di Sant’Ermete.

La gente vi odia, non c’è dubbio. Alcuni cittadini, sempre più in aumento, trovano il coraggio per dimostrarlo. Questa dimostrazione esplicita manda fuori di testa chi sta al potere. I comunicati pubblicati dal sindaco confermano quanto si accennava precedentemente: il vuoto che c’è tra cittadini e Pd è incolmabile e non può esserci una ricucitura, lo strappo è avvenuto ormai tanto tempo fa.

Il crollo del tetto in Gagno è l’emblema della situazione politica e sociale pisana: da una parte ci sono le persone che stanno in case fatiscenti e con i calcinacci in testa; dall’altra parte c’è chi risiede nel palazzo reale tra affreschi seicenteschi e privilegi. E’ giunta l’ora di far “crollare” il castello di Filippeschi & Co.