Da Pisa al Rojava, le parole di Gaetano

Gaetano è un ragazzo di Trapani, da diversi anni trasferitosi a Pisa per gli studi universitari. E’ anche un cantante rap, noto da tempo col nome d’arte de Lo Straniero; fra i suoi numerosi lavori (che potete ascoltare partendo dal suo sito www.lo-straniero.com ) spicca in particolare una collaborazione con Mr Phil di un paio di anni fa.

Da alcuni mesi Gaetano si trova in Rojava, nella Siria del Nord, per conoscere e dare i suo contributo alla rivoluzione che da anni si sta sviluppando in quei territori. Rivoluzione che si è già duramente scontrata con le truppe del califfato islamico e con la brutalità dell’esercito di oppressione turco, e che probabilmente nelle prossime ore sarà nuovamente attaccata proprio dalle milizie del boia Erdogan.

Ieri la web radio Radio Roarr ha pubblicato un’intervista a Gaetano, realizzata nei giorni scorsi. La rilanciamo volentieri, insieme a uno scritto di Gaetano stesso del 10 dicembre, perché proprio da queste testimonianze emerge quale profonda motivazione può portare un ragazzo da Pisa alla Siria del Nord e quanto sia importante continuare a sostenere con ogni mezzo la rivoluzione del Rojava.

[Ghetto Chic – Radio Roarr – puntata speciale del 23/12/2018]

 

Pensieri dal diario di bordo [pubblicato il 10/12/2018 su facebook]: 
Circa due mesi e mezzo fa partivo per raggiungere la Siria del Nord e unirmi alla Rivoluzione in atto nel Rojava contro terrorismo e fascismo. Non sono mai stato un militante, non ho mai partecipato attivamente ad occupazioni, iniziative e lotte, la mia vita era fare musica e dedicarmi ad attività che potessero mantenermi per un periodo più o meno lungo, ma di una cosa ero certo dovevo cambiare in meglio la mia situazione ed ero arrabbiato per milioni di persone che stanno peggio di me e sono costantemente attaccate da un clima di guerra nei loro paesi e da un clima di odio nei paesi dove ottengono rifugio. A fine settembre quando sono partito ho lasciato amori, amici, famiglia e una vita più o meno confortevole in quanto un pasto al giorno almeno non mi é mai mancato e neanche un tetto sulla testa. La mia idea era quella di apprendere la democrazia fatta dal basso, quella dove non é il politico che viene eletto con sistemi più o meno fantasiosi a dettare le leggi, ma i politici sono le persone che vivono in quella determinata zona o territorio e con l’auto organizzazione gestiscono le loro risorse assieme ad altri milioni di persone libere che fanno la stessa cosa. A me che sono un cittadino europeo, italiano e specificamente nato in Sicilia una terra dove tutti ti insegnano che nulla cambia, che devi pensare a te stesso, che la corruzione e l’ipocrisia la vedi salutarti la mattina questo concetto era strano. In quanto bianco occidentale il ‘lusso’ era una cosa che sapevo essere cattiva, perché se esiste la ricchezza é solo perché esiste la povertà e viceversa, ma mi attraeva come attrae milioni anzi miliardi di persone che però non si rendono conto di quali sono gli effetti reali di tutte queste cosiddette comodità. Come molti con un click avevo a mia disposizione cibo, vestiti, intrattenimenti, ‘contatti umani’ e ritenevo tutto questo frutto di una fantomatica evoluzione che inevitabilmente era lo step finale del ‘progresso’. Questa mentalità però mi portava ad essere infelice di tutto quello che avevo e che potevo fare portandomi a covare frustrazioni perché nel mondo occidentale diciamolo, non sei soddisfatto fino a quando non scoppi. In questi soli 2 mesi e mezzo qui in Rojava , ovvero Kurdistan occidentale che noi chiamiamo Siria perché francesi e altre potenze mondiali in passato col righello hanno spartito il medio-oriente e non solo, ho visto un clima dove etnie differenti, religioni differenti, pensieri differenti convivono assieme e provano, seppur con tutte le contraddizioni esistenti a creare un posto migliore per i loro cari, per vivere lontani da quel concetto che distrugge il territorio, sfrutta l’ambiente fino alla barbaria della deforestazione, sfruttamento animale, inquinamento, per arrivare alla fase finale della schiavitù umana tramite il cosiddetto lavoro che assorbe anima e corpo di tutti. L’individualismo, l’alienazione e il liberalismo sono gli strumenti con la quale questo spietato consumismo riesce ad abbindolare i propri sudditi rendendoli contenti quando in mano hanno tanti oggetti ma zero affetti personali, che spinge chiunque non voglia fare parte di questo sistema alla denigrazione, ad essere espulso dalla cosiddetta società a far sì che sia sbagliato perché l’importante in Occidente é la ‘svolta’ raggiungere una vita ‘agiata’ e chi non la ottiene è un poveraccio ‘che non ce l’ha fatta’. Qui in Rojava non c’è stata una sola volta in cui io abbia visto una persona dormire per strada, non ci saranno auto di lusso o ‘comodità’ a cui sono abituato in Europa ma ci sono persone che vivono assieme a cui il pasto non manca, persone che vivono, lavorano, costruiscono una vita assieme collettivamente e nessuno viene lasciato dietro perché non si adatta alla produzione in serie umana che abbiamo creato nel nostro mondo. Qui il problema non é la fila del cellulare nuovo, la discussione su quale musica sia buona, su chi abbia i diritti su un determinato piatto regionale o su chi parli più o meno correttamente una lingua (la lista delle tonterie su cui litighiamo noi schiavi moderni è infinita) qui il vero problema è proteggersi dal capitalismo che tramite i suoi strumenti che sono fascismo e terrorismo cercano di trasformare e piegare questa terra ”all’evoluzione democratica occidentale “. Questa gente non tiene in conto nazionalità, aspetti fisici, non crede nei confini politici, non crede nella produzione sfrenata, nello sfruttamento del lavoro ma crede nelle persone, crede ai propri cari, crede che la vera libertà non sia portare a spasso il cane con il giubbottino ma svegliarsi la mattina sapendo di poter coltivare la proria terra senza che un industria o una multinazionale di un posto lontanissimo ne rivendichi con la burocrazia la leggittimità e faccia di tutto per distruggerla e trasformarla in profitto. Quello che ho visto qui fin ora è una rivoluzione per la libertà degli esseri umani e non per il prezzo della benzina, una rivoluzione per il diritto al proprio culto , alla propria lingua, al poter scegliere come vivere e non per buttare fuori dal proprio paese persone che sono arrivate per scappare da torture e vite di stenti. Io da suddito del capitalismo occidentale oggi mi sono reso conto che fino a oggi non mi è mancato mai nulla qui in Rojava, mai un pasto, mai indumenti, mai un posto dove vivere, mai la voglia di lavorare e partecipare ad attività collettive che mi permettono di conoscere e di creare legami umani e di colpo la frustrazione che tenevo dentro in Italia è svanita, di colpo nessuno ti misura per quello che hai ma per quello che sei perché oggi ci siamo domani non si sa e avere soldi non ti ha certo reso migliore o piu scaltro di altri in vita. Questo è un pensiero comune soprattutto tra gli internazionali che sono qui che hanno abbandonato, sacrificato tutti qualcosa per venire e imparare cosa sta succedendo in questo pezzo di terra che viene ricordato solo quando l’Isis fa morti nel proprio giardino. Qui siamo per combattere il capitalismo, il consumismo, per combattere la schiavitù per difendere la libertà, difendere l’essere umano dal profitto di cui dittature, terrorismi e diseguaglianze sono figli. Quando tornerò in Italia non lo farò come uno che è venuto a combattere o ‘aiutare’ ma come un ex suddito di queste false democrazie occidentali che hanno da troppo tempo ingabbiato la vita delle persone fino a fargli credere che questa sia l’unica via. Berxwadana jiyan e = la resistenza è vita.
Un saluto a tutti i miei amici, rispondo quando posso, il mio pensiero è sempre rivolto a voi. Ci vedremo presto per combattere insieme.
Morte al fascismo, morte al terrorismo, morte al capitale.