DALL’ASSEMBLEA PUBBLICA AI GRUPPI DI LAVORO. Giovedì 26 gennaio alle 18 nuovo appuntamento a sant’ermete per l’autorecupero.

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Le vicende che animano la comunità di quartiere di sant’ermete riguardano tutta la città. E oltre. Alcune macro questioni si leggono in controluce per chi ha occhi interessati: crisi dell’edilizia residenziale pubblica e del welfare, reazioni sociali e istituzionali all’avvitarsi del libero mercato immobiliare, trasformazioni del populismo di governo, riproduzione “dal basso” di un socialismo popolare e liberatorio. Ma è nel “quotidiano”, all’altezza dei bisogni e del loro contraddittorio e potente esprimersi, che le trasformazioni più profonde vanno ricercate. Cosa “scatta” nella testa delle persone quando smettono di sentirsi “vittime”? Come si reinventa la “politica” fuori e contro gli interessi delle lobby tradizionali? Che ruolo ha il “territorio” nel determinare nuove increspature alla voracità del capitale immobiliare, che drena risorse pubbliche lasciando debiti e mostri di cemento nelle periferie-ghetto?

Nelle ultime settimane, dalla manifestazione del 16 dicembre, la comunità di quartiere di sant’ermete ha avviato l’autorecupero dei palazzi abbandonati da Apes e Comune. Un nuovo progetto di riqualificazione sta prendendo vita, a partire dalla condivisione della manutenzione e della bonifica di ciò che è stato “maltrattato” da anni di incuria istituzionale. Venerdì scorso si è tenuta una importante assemblea pubblica, ed il prossimo giovedì 26 gennaio ci saranno tre gruppi di lavoro per “stendere” i prossimi passi dell’autorecupero. Il gruppo Tecnico, per realizzare Perizie e Piani di lavoro per il recupero delle palazzine. Quello “Sociale” perchè autorecuperare gli alloggi significa ricostruire legami sociali, culturali e intergenerazionali, tramite attività educative, artistica ed ecologiche. Ed infine il gruppo “giuridico”, affinchè il percorso di cooperazione urbana dal basso individui, in relazione agli ordinamenti esistenti, le norme che regolano autorecupero ed autocostruzione. Tutta la città che pensa, che agisce, che sogna, è invitata a partecipare!

Di seguito condividiamo il comunicato della assemblea della comunità di quartiere di sant’ermete
L’AUTORECUPERO DI SANT’ERMETE: CAMMINANDO INSIEME PER UN SOGNO COMUNE.

L’assemblea pubblica di ieri sera è stata la più partecipata da quando esiste la comunità di quartiere di Sant’ermete. Più di cento persone per una riunione durata due ore spaccate.

Difficile calcolare i numeri quando le panche e le sedie finiscono e la gente si raccoglie in piedi attorno alla ”capanna delle riunioni”. Ma la piazza era gremita. Cosa ancora più significativa: è iniziata in orario. Avevamo fretta di dirci le cose che erano già maturate nelle nostre azioni quotidiane.
Quando c’è sinergia, l’imbarazzo dei silenzi e le stantie retoriche da narcisisti non esistono. Si va dritto al punto, si discute di quello che ci torna e quello che non ci torna, si approfondiscono i singoli aspetti dentro una complessità, si trovano rapidamente le modalità per ratificare le decisioni.

Ieri e’ stato così.
‍♂️C’erano gli abitanti storici del quartiere. Quelli delle case nuove dove la muffa è già entrata. Assieme a quelli che da 40 anni aspettano una riqualificazione, che alle promesse dei governi non credono più, ma hanno la testa dura e il petto gonfio di rabbia. E per questo vanno avanti a costruire un quartiere dove si possa vivere con dignità. C’erano soprattutto le famiglie, le giovani coppie, gli anziani, le “madri coraggio” con figli al seguito. Chi sta nelle case popolari in sovraffollamento, ma non trova “posizione utile” nella graduatoria di mobilità perché secondo le regole del bando “contano solo i maggiorenni” e quindi due bimbi possono stare nella stessa camera coi genitori fini a che hanno 18 anni.
C’erano gli studenti e le studentesse che pagano 350 euro per posto letto mentre aspettano un posto letto che non arriva mai dal Dsu, perché le 550 camere della Paradisa sono in vendita su “immobiliare.it”.
C’erano i lavoratori e le lavoratrici odierne: quelli veri, con gli indumenti sporchi di vernice, con i gilet catarifrangenti, con i veli o lo Hijab. C’era il popolo dei senza casa, chi sta in macchina o in camper, chi aspetta l’ufficiale giudiziario, chi aspetta l’udienza dello sfratto, chi il decreto ingiuntivo con il pignoramento dello stipendio. C’erano più di 40 nuclei familiari che tra gennaio e aprile avranno lo sfratto. I Bed and Breakfast scoppiano già di nuclei parcheggiati, con spese milionarie di soldi pubblici. È questa la classe abitativa che sta lottando per ottenere un diritto e non subire più la pressione di Confedilizia.
C’erano i sindacati inquilini, c’erano le forze politiche che ci sono state dall’inizio più qualcun altra che si è affacciato adesso.

Ieri è stato illustrato il lavoro di autorecupero realizzato in questi 25 giorni sugli appartamenti di Sant’ermete lasciati a marcire da anni. Perizie, Bonifiche, rifiniture d’interni. Tre sono già pronti. Ne mancano 37.
Il progetto di autorecupero degli alloggi disabitati in sant’Ermete serve per alleggerire la tensione sociale abitativa, far scorrere le graduatorie, dare valore sociale e urbano al quartiere dopo i ritardi e i fallimenti del vecchio progetto istituzionale. Serve per ripopolarlo con persone che vogliono vivere in questo quartiere e che si assumono l’onere e l’onore di contribuirne alla rinascita.

Cosa è stato deciso.
Ci siamo organizzati così. Tre gruppi di lavoro: uno ”tecnico”, per determinare i lavori, i costi e i saperi necessari per realizzare un progetto completo di recupero degli alloggi.
Uno “sociale” per dare vita ad una elaborazione integrata di conoscenze e forze del territorio utile alla richiesta alle istituzioni di approvazione del progetto.
Uno “giuridico”, per riordinare in modo funzionale le norme e le esperienze che regolano l’autorecupero e l’autocostruzione. Vogliamo infatti che le Istituzioni approvino il progetto di autorecupero e non ci devono essere “scuse” da ogni punto di vista.
Piuttosto e’ stata ribadita la necessità di individuare le responsabilità statuali del danno erariale e della violazione dei diritti umani che vengono esercitati lasciando deperire il patrimonio pubblico è contemporaneamente obbligando nuclei familiari a vivere in condizioni penose.

L’assemblea si è conclusa con l’annuncio della road map per il progetto definitivo. Questi team lavoreranno da gennaio a maggio, per rendere completo ed esaustivo il progetto e farlo vivere. È stata annunciata la volontà di costituire la società cooperativa di costruzione abitativa, affinché i nuclei familiari in disagio abitativo possano concretamente diventare soggetto giuridico per l’assegnazione del progetto.

✌La comunità di quartiere e il presidio permanente delle famiglie sotto sfratto coinvolgeranno associazioni, personalità, enti e fondazioni per sostenere il progetto. Il processo per la rinascita del quartiere è diventato irreversibile. Solo le istituzioni devono prenderne ancora atto.

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