“Il 98% è contrario alla base”. Coltano ha preso posizione

votazioni coltano

L’assemblea delle cittadine e dei cittadini di Coltano ha espresso grande preoccupazione per l’ipotesi della base di addestramento dei carabinieri manifestando un sostanziale parere negativo nella stragrande maggioranza dei partecipanti. E’ convenuto altresì di fare una ulteriore assemblea con maggiori elementi di conoscenza dopo il prossimo incontro del 4 maggio in Regione Toscana nel quale verrà illustrato completamente il progetto”

A Villa medicea, finisce così, dopo quasi tre ore, la serrata assemblea promossa dalla Pro Loco di Coltano. Gli organizzatori avevano promosso un momento per ascoltare la voce “dei coltanesi” in merito alle notizie della costruzione della nuova base militare.

All’ingresso una selezione tra residenti iscritt* alla pro loco, con diritto di voto, e gente non coltanese. Una decisione presa proprio per rendere nota la posizione degli abitanti del “borgo”. Non poche infatti sono state le insinuazioni da parte di testate giornalistiche come La Nazione, alla scarsa rappresentanza del NO alla BASE tra chi vive a Coltano. Il riferimento pretestuoso era data dalla enorme partecipazione, circa 300 persone, alla assemblea cittadina lanciata dalla lista “città in comune” di martedì scorso. Una assemblea potente, con la partecipazione di persone, gruppi, singoli venuti da tutta la città per esprimersi su investimenti distruttivi del territorio e del Parco da 200 milioni di euro minimo.

L’attesa per la riunione di ieri era quindi data dalla verifica o meno di una convergenza tra interessi locali del popolo di Coltano e realtà della Città di Pisa.

All’assemblea erano presenti tra le 100 e le 150 persone, la stragrande maggioranza di COLTANO.

Già dalla introduzione e dai primissimi interventi è emersa una paura di fondo: quella di continuare a non decidere nulla sullo sviluppo del proprio territorio e quella di essere “tagliati” fuori da ogni decisione.

LE PAROLE DEI E DELLE RESIDENTI DEL BORGO.

“A due chilometri abbiamo 200 ettari di filo spinato e bombe, Camp Derby. A tre chilometri abbiamo l’aeroporto militare”.

“Ogni centimetro di suolo che cementifichiamo è un centimetro sottratto all’agricoltura definitamente”.

“Le basi militari non portano sviluppo, ma si fanno gli affari loro a danno della popolazione”.

“I fondi europei per la coesione e lo sviluppo da cui verranno presi i soldi per la base sono fondi destinati al contrasto della povertà e del disagio. VERGOGNA”.

“Noi giovani siamo esclusi da ogni utilizzo del territorio. Invece di sistemare le scuole, gli spazi, le stazioni e le strade, ci tolgono il Parco”.

“Agli agricoltori ed agli allevatori per vent’anni è stato proibito di sistemarsi le case né di arredare e minimamente urbanizzare il proprio luogo di lavoro perché avremmo rovinato l’ambiente. Invece duecento ettari di cemento ai carabinieri per farsi le ville, i poligoni, gli uffici, dentro il parco non lo devastano?”. “non accettiamo di avere qualche favore privato in cambio della negazione del nostro futuro. Le strade sistemate, le discariche bonificate, la stazione Marconi riqualificata, sono nostri diritti, da non barattare con nessuna base militare”.

“Le aziende che da decine di anni curano il territorio producendo in modo ecologico e danno lavoro a molte persone sono i primi ad essere sacrificati da questa opera. Calpestano il nostro lavoro e non glielo permetteremo”.

Le opinioni de* coltanesi hanno spaziato da un netto e articolato rifiuto della base militare, sia nel modo in cui è stata decisa sia soprattutto per le conseguenze sulla dinamica produttiva e ambientale, a quella – minoritaria – di chi ha detto “non sappiamo ancora valutare ma non diciamo no a priori”.

Quest’ultima posizione è stata ripetutamente contestata, facendo notare che il Dpcm e la risposta del sottosegretario leghista all’interrogazione parlamentare fatta da ManifestA nella giornata di ieri, hanno chiarito in modo esplicito la dimensione di fondo dell’opera. Base militare che occupa il parco e il terreno contiguo.

Sorprendenti e decisivi sono state le prese di parola di allevatori, agricoltori, giovani, ma anche frequentatori che hanno da molti punti di vista raccontato le ragioni e la dignità passata e quella da conquistare di Coltano e, di fondo, l’indisponibilità ad accettare un ennesimo sopruso politico.

Infatti la questione, è che né a* coltanesi né a* cittadin* in generale è stata chiesta alcuna valutazione né opinione in merito alla realizzazione di questa opera. “Opera di interesse strategico nazionale”: chi comanda e chi governa l’ha decisa, l’ha programmata, l’ha tenuta un anno e mezzo sotto silenzio, e poi l’ha pubblicata come decreto ministeriale.

L’idea di diventare protagonist* del proprio futuro ha quindi due facce: o si dice no a questo scempio e si porta avanti una riqualificazione da parte della comunità; o si accetta il sopruso, senza battersi, e ci si offre come cogestori della propria distruzione, elemosinando qualche compensazione in cambio della pace sociale. Quest’ultima posizione non è passata. Invece ha preso corpo una decisa opposizione. L’assemblea infatti si è conclusa con una votazione che al 98 % (tutt* a favore, un contrario un astenuto, su più di cento persone) ha espresso parere contrario alla base.. Il 4 maggio ci sarà l’incontro in Regione tra tutte le Istituzioni e i Carabinieri per illustrare nel dettaglio il progetto, e sarà una data fondamentale per rendersi conto della mancanza di ascolto delle Istituzioni nei confronti del territorio.

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