Non si può pagare per case inagibili – parte 1


La questione della morosità incolpevole

Poco più di una settimana fa, si è svolta su zoom un’importante discussione del comitato di Sant’Ermete con la commissione comunale che aveva il compito di iniziare a dare delle risposte concrete ai temi sollevati in seguito ai sopralluoghi tenutisi nel quartiere tra i mesi di ottobre e novembre.
Quella che segue è la prima di sei parti del dossier di approfondimento “Non si può pagare per case inagibili” nato dopo il secondo sopralluogo della commissione consiliare pisana a Sant’Ermete, con il proposito di raccogliere e illustrare le principali questioni portate loro in evidenza dal comitato di quartiere.
In sei puntate ripercorreremo le principali necessità e rivendicazioni del quartiere arrivate fino alla commissione della settimana scorsa, attraverso le documentazioni fotografiche, le relazioni delle autorità competenti e le osservazioni del comitato in merito alle pessime condizioni di vivibilità di alloggi e spazi pubblici.

NECESSITÀ 1: Che venga azzerata la morosità e riformulato il canone di locazione sulla base della lesione del principio di giustizia.

Il villaggio delle case popolari di via Emilia è stato costruito con le macerie del dopoguerra nel 1947. Le case di proprietà del comune di Pisa e gestite da Apes, in piedi da 73 anni, cadono a pezzi. Nel 2010 il Comune di Pisa, con la Regione Toscana e l’Apes annunciano il “progetto di riqualificazione” che prevede “santermete commissionel’evacuazione di tutti i nuclei familiari dai 18 blocchi di case popolari ed il loro trasferimento in nuovi efficienti e sicuri palazzi da ricostruire nella stessa area”. Dopo 10 anni questo progetto è fallito. Sono stati abbattuti solo 4 blocchi su 18 e ancora non sono stati consegnati i nuovi due lotti.  Gli edifici “volano” costruiti in un’altra area (resa edificabile solo grazie ad una variante urbanistica) ospitano 48 famiglie e già vi sono emersi problemi derivanti da una costruzione prodotta da appalti a ribasso.

In tutti questi anni le famiglie rimaste a vivere nelle vecchie case popolari hanno subito tutte danni ambientali e problemi di salute causati da insicurezza, inagibilità e insalubrità degli appartamenti stessi, che non rispettano alcun criterio di abitabilità come dimostrato da perizie e relazioni pubbliche e private (Relazione tecnica del comune, Ausl, vvff, geometri privati). Non da ultimo i danni economici di chi ha dovuto costantemente riparare, con manutenzioni straordinarie, gli interni (impianti elettrici, impianti idraulici, umidità permanente, crolli di parti di muro e intonaco, infissi) la cui realizzazione era a carico dell’azienda gestore (Apes). Proprio perché veniva giudicato sconveniente dal punto di vista economico riparare case strutturalmente inabitabili e giudicata pericolosa dal punto di vista dell’incolumità la permanenza in questi vecchi alloggi, il progetto di riqualificazione varato dalle istituzioni prevedeva tempistiche precise e strette di abbattimento e ricostruzione per i nuovi alloggi. Questa cosa non è avvenuta, perciò gli inquilini hanno dal 2016 iniziato una battaglia sociale e legale affinchè venga zzerata la morosità e riformulato il canone di locazione sulla base della lesione del principio di giustizia. 
Non è ammissibile che l’ente pubblico chieda a due inquilini di case popolari, uno con un alloggio a norma, un altro con un alloggio non a norma, lo stesso importo del canone di locazione.

In questi anni si sono susseguiti incontri con Regione, Apes, Comune e Società della Salute per affrontare il nodo della morosità incolpevole dal punto di vista non solo delle gravi problematiche sociali ed economiche dei singoli inquilini, ma anche della generale condizione di inabitabilità degli alloggi. 

Ad oggi permangono i debiti delle famiglie che non possono né vogliono pagare affitti per case che cadono a pezzi, aumentati anche di “more” mensili che raggiungono anche i 200 euro. Un vero schiaffo alla giustizia sociale. Non solo da decine di anni l’Apes non ha garantito un’abitabilità degli alloggi né ha portato a termine i trasferimenti in nuovi appartamenti, ma adesso cerca di addebitare morosità ingiustificate ai singoli inquilini

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