Partita a porte chiuse. Migliaia di tifosi fuori dall’Arena per colpa di Petroni

Oggi la squadra del Pisa tornava a giocare all’Arena Garibaldi ma senza il suo caloroso pubblico. Lo stadio non è a norma per disputare il campionato di serie B e l’attuale società non ha ancora iniziato i lavori di manutenzione che le spetta di fare. Fabio Petroni, il presidente, è agli arresti domiciliari da agosto per bancarotta fraudolenta (chiesti per lui più di 8 anni di reclusione) e suo figlio, un ragazzo di 19 anni, Lorenzo, ha preso in mano le redini della società ma seguendo comunque le politiche di gestione scellerate che suo padre aveva conseguito fino al suo arresto.

I contestatissimi Petroni non hanno avuto vita facile durante quest’estate: tantissime le contestazioni che hanno visto la partecipazione di migliaia di tifosi, protagonisti dell’occupazione dei binari della stazione centrale, manifestazioni all’aeroporto e l’opposizione alla partita col Celta Vigo che non si disputò mai grazie alla determinazione del popolo pisano sportivo.

Neanche le ultimissime vicende che hanno visto coinvolti 90 ultras pisani deportati alla questura di Firenze dopo gli incidenti con i rivali del Brescia hanno indebolito un vero e proprio “movimento” di contestazione alla società. Oggi, in un clima surreale, ultras, tifosi e abbonati sono stati impossibilitati a non entrare allo stadio a causa della negligenza della società.

La mancata cessione della società da parte di Petroni all’imprenditore Pablo Dana, gli ultras arrestati la scorsa settimana e la partita a porte chiuse potevano essere tutti elementi sconfortanti che avrebbero fatto rassegnare chiunque non sia abituato a lottare. Ma oggi i gruppi della Curva Nord, che avevano invitato tutti a ritrovarsi comunque sotto lo stadio, sono riusciti nuovamente a coinvolgere la città sportiva che gli ha applauditi spontaneamente al loro avvicinarsi sotto il settore della Curva. Proprio da qui migliaia di tifosi hanno incitato la squadra rimanendo fuori dallo stadio, occupando e invadendo praticamente tutta la via Ugo Rindi.

Per tutta la partita almeno 5000 persone hanno incitato la squadra. Molti cori in solidarietà agli 8 arrestati e daspati la scorsa settimana, a confermare che la città sostiene la Curva Nord e respinge le accuse della questura che vorrebbe affibbiare a loro la grave accusa della premeditazione di un fantomatico agguato agli ultras bresciani.

Molti anche i cori contro la società di Petroni: “liberiamo la città”, cantato da tutti, è il senso comune che proprio grazie ai ragazzi della Nord, si è sviluppato tra le persone.

Liberare la Pisa sportiva, significa fare i conti con loschi personaggi che gravitano intorno alle società del calcio che lucrano sulla pelle degli appassionati, nonché affermare che c’è una fetta di questa città che non accetta le logiche di mercificazione dominanti e sa che per contrastarle occorre scontrarsi con le misure di controllo sociale che provano a fermare il tifo organizzato.

E’ una partita aperta e il tifo nerazzurro ha intenzione di giocarla fino in fondo.

A fine partita i giocatori, che hanno vinto per 2 a 1, entrano dentro il settore della Curva Nord e si affacciano per salutare il “muro” dei tifosi pisani che festeggiavano la vittoria fuori dallo stadio. Non poteva finire diversamente un’altra giornata di lotta del calorosissimo popolo sportivo pisano.

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