Una città che si organizza e scende in piazza. A Pisa diecimila persone contro il carovita di guerra

Ieri, venerdì 30 ottobre, era stato proclamato lo sciopero generale. Pisa ha sicuramente risposto all’appello.

Chi ieri ha attraversato la città ha potuto rendersi conto di ciò che sta succedendo in questi mesi.I sindacati di base, in primis USB, insieme alla proclamazione dello sciopero, hanno lanciato una manifestazione cittadina che ha raccolto un’ampia partecipazione e un consenso vastissimo.

Già dalle prime ore del mattino, in diverse aree della città, hanno preso vita iniziative e azioni di lotta promosse dalle realtà che, attraverso il percorso del Multi – Sindacato Sociale, stanno costruendo un lavoro comune di organizzazione e mobilitazione sul territorio, a partire dai problemi concreti che attraversano la vita quotidiana delle persone.

Nella zona industriale di Ospedaletto, dopo mesi di organizzazione, prende vita un’assemblea sindacale davanti ai magazzini del colosso Amazon. Il segnale è chiaro: basta essere sfruttati, consumati e poi gettati via come fazzoletti. L’iniziativa registra una forte adesione.


Contemporaneamente, in diversi luoghi di lavoro legati alla cultura e ai processi di turistificazione compaiono striscioni che denunciano le condizioni di lavoratrici e lavoratori; nel quartiere della Cella e in via Cattaneo un picchetto di inquilini in lotta attraversa le strade contro gli affitti esorbitanti e le case senza manutenzione, chiedendo una regolamentazione degli affitti brevi e la sistemazione degli immobili INPS inutilizzati; dal CNR, infine, parte un altro picchetto per denunciare le condizioni disastrose del diritto allo studio universitario e i ritmi sempre più insostenibili imposti a chi vive l’Università.

Alle 9.00 prende il via il corteo cittadino. Migliaia di persone affluiscono per prendere posizione. Ci sono i sindacati di base, persone che non ce la fanno più, movimenti contro la guerra, ben visibili e combattivi. Tra questi, il movimento No Base, che da anni lotta per fermare la costruzione della base militare di San Piero a Grado e per destinare quei 600 milioni di euro previsti per la sua realizzazione a ciò che serve davvero alle persone di questa città e non solo.
È presente anche il movimento transfemminista Non Una di Meno, che ribadisce con forza l’importanza di fermare la guerra e denuncia le condizioni a cui sono sottoposte le donne negli ambiti lavorativi, abitativi e della salute, oltre ai meccanismi di dominio maschile contro cui continua a lottare.
Ci sono associazioni del territorio e organizzazioni politiche che sanno da che parte stare in questo momento storico. Ognuna con le proprie ragioni, ma anche con la disponibilità a unirle a quelle delle altre realtà, in un contesto di fermento come questo.
Sono presenti le lavoratrici degli appalti dei nidi, che decidono di scioperare nonostante i tentativi delle aziende e delle cooperative di metterle in difficoltà, anche attraverso minacce di ritorsioni. Ci sono le lavoratrici delle pulizie, anch’esse in lotta.
Ci sono gli operai della Piaggio di Pontedera, che hanno dato vita a una forte adesione allo sciopero e che sono ben visibili all’interno del corteo.
Ci sono le insegnanti e gli studenti. Tanti. Scendono in piazza da tutta la città, ma anche dalla provincia: diverse centinaia raggiungono il corteo quando questo passa dalla stazione.

Quando il corteo si snoda lungo corso Italia, la sua dimensione diventa imponente: si parla di oltre 10.000 persone che inondano la città. Il corteo percorre il Corso, attraversando il centro, passa davanti al Centro per l’impiego di via Benedetto Croce e raggiunge l’Aurelia, arteria fondamentale del territorio, che rimane bloccata per diverso tempo. Da lì, il corteo torna sui Lungarni.
È qui, dopo quasi tre ore di blocco effettivo della città, che una parte del corteo, a partire dagli studenti e dalle studentesse, decide di fare un passo in più e lanciare un segnale la cui eco arriva a livello nazionale: occupare la Sapienza, palazzo storico e simbolo del potere dell’Università di Pisa.
In mille riempiono il cortile storico, sancendo concretamente la possibilità di un legame tra le lotte studentesche contro il carovita di guerra e quelle delle lavoratrici e dei lavoratori di questa città.

È un’alchimia che funziona. L’energia di queste settimane, che attraversa il nostro Paese, è nell’aria anche a Pisa. Non ci sono banchetti privati o convegni all’interno del palazzo che tengano: le persone sanno cosa è giusto fare.

Il resto del corteo si conclude in piazza della Prefettura, dove un microfono aperto dà voce a tutte le realtà che hanno partecipato.

Oltre a Pisa, anche Livorno, Firenze, Prato e altre otto città, tra capoluoghi e centri più piccoli, hanno organizzato manifestazioni.
Ciò che succede qui è parte di quello che sta succedendo a livello nazionale: quasi 50 città sono scese in piazza nella giornata di ieri, unite dalle stesse parole d’ordine.
Sembra l’inizio di un caldo autunno, fatto di lotte reali per migliorare le nostre vite in tutti i contesti.
Un vento che attraversa l’Europa e che a Pisa sembra soffiare con buona forza.

Intanto la Sapienza rimane occupata. É possibile leggere qui il comunicato delle e degli studenti in occupazione.