A lavoro senza mascherine, guanti e tute. Protesta alla Geofor di Navacchio

geofor-spazzatura
In queste settimane in cui la maggior parte delle persone sta trascorrendo le proprie giornate in casa a causa della pandemia da CoVid19, ce ne sono molte altre che invece stanno lavorando ed in molti casi senza che le aziende per cui lavorano forniscono tutti gli strumenti necessari ed indispensabili alla sicurezza.
Come abbiamo scritto una settimana fa dello sciopero alla Piaggio e Ceva di Pontedera, ci sono anche altri settori produttivi in cui i dipendenti stanno iniziando a sollevare le criticità e la mancanza di sicurezza con cui si ritrovano a fare i conti.
E’ il caso degli operatori Geofor del servizio smaltimento dei rifiuti porta a porta che ieri (giovedì 19 marzo) giunti come ogni mattina nel cantiere di Navacchio da dove partono con i mezzi della raccolta, hanno deciso di non accendere i motori a causa della scarsa igienizzazione dei mezzi e della mancanza dei DPI (guanti, mascherine, gel)  appropriati soprattutto in questo momento in cui si rendono ancora più necessari per proteggersi dall’infezione del virus.
In risposta l’azienda Geofor, ha comunicato che il lavoro viene garantito seguendo i protocolli di sicurezza ministeriali. Ma perchè allora i lavoratori si sono fermati? Inoltre l’azienda ribadisce che i propri dipendenti non hanno avuto senso di responsabilità nei confronti dei cittadini che hanno subito un disagio. Sui vari social però quello che si può leggere è che la protesta dei lavoratori è stata compresa e sostenuta proprio da chi questo disagio lo ha subito.
In questa situazione drammatica generale, chi è più sottoposto al contagio è proprio chi si reca sul posto di lavoro, trascorrendo gran parte della giornata a stretto contatto come nelle fabbriche, nei magazzini della spedizione merci, nei supermercati ed infine, sicuramente non per importanza, negli ospedali.
L’intransigenza dei lavoratori che iniziano a fermarsi in questi giorni si basa proprio sul pretendere i DPI. Le tensioni nascenti sui posti di lavoro sono incentivate sicuramente da una condizione di paura di contagiarsi, di ammalarsi. Nessuno vorrebbe stare male, soprattutto quando già prima della pandemia si vivevano quotidianamente tanti problemi ed insicurezze. Anche non riuscire a pagare il mutuo, l’affitto o una bolletta fa paura. Ma non è solo la paura il sentimento che determina questa presa di posizione: la consapevolezza che l’unione fa la forza (senza retorica) viene ri-scoperta da chi è costretto a lavorare ma lo pretende di fare in sicurezza.
In altri molti settori i lavoratori stanno iniziando a proclamare lo stato di agitazione e la possibilità di sciopero, Riscatto continuerà a seguire tutto ciò che si muove per contribuire a dare voce a queste proteste.