Amazon: quando mettercela tutta non è abbastanza

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Lo scandalo del nuovo magazzino di Pisa: verranno lasciati a casa più di centocinquanta autisti dopo le feste di Natale.
E’ passato solo un mese e venti giorni dall’ inaugurazione a novembre del nuovo deposito di smistamento nella zona industriale  di Montacchiello a Pisa. Questo magazzino è il secondo costruito in Toscana, già a Calenzano dal 2017 lavorano decine di magazzinieri e centinaia di corrieri. Uno stabile di 10mila metri quadrati, costruito per Amazon dal gruppo immobiliare Forti, e sponsorizzato come opera rispettosa dell’ambiente con l’utilizzo di materiali eco-sostenibili e creatrice di nuovi posti di lavoro a tempo indeterminato (30 magazzinieri e 70 corrieri). Ma dietro
le promesse Amazon “incrementerà la capacità e la flessibilità della sua logistica, garantendo consegne più veloci ai clienti, in particolare residenti nelle province di Pisa, Livorno e Lucca”.
Questo è il vero dato rilevante: consegne più rapide per i clienti. 
Tantissime persone della nostra città e di quelle limitrofe sono state assunte questo inverno, per garantire questo ampliamento dell’“impero Amazon”Le ditte che hanno in gestione l’appalto di consegna dei pacchi Amazon a casa dei clienti hanno assunto centinaia corrieri, circa 350. Ma adesso che il “picco” di lavoro si è esaurito e l’economia digitale si deve ristabilizzare fino al prossimo inverno, che ne sarà dei lavoratori impiegati per soddisfare le esigenze logistiche dell’azienda più ricca del mondo?
In questi giorni infatti, migliaia di driver Amazon in tutta Italia sono stati mandati a casa. I contratti di lavoro scadono tra il 24 ed il 31 dicembre. Solo a Pisa non è stato rinnovato il contratto al 40% dei driver che hanno consegnato i pacchi ogni giorno, durante i picchi di lavoro per il Prime Day, gli sconti e le offerte autunnali del Black Friday e ovviamente le settimane precedenti al natale.
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Ai driver vengono offerti contratti di lavoro brevi, mensili. Viene fatto credere che più ti rendi disponibile, più “ti fai il culo”, più possibilità hai di ottenere il “posto fisso”. Solo per una piccola percentuale di persone è così. La politica di Amazon sulle assunzioni si basa proprio su questo sfruttamento di lavoratori e lavoratrici a cui viene offerto un contratto precario. I driver per “dimostrare” la loro validità, fanno di tutto per finire il giro delle consegne, anche in condizioni difficili metereologiche e stradali. I ritmi a cui sono sottoposti sono velocissimi: si parla di una consegna ogni 3 minuti. La quantità di pacchi da consegnare ogni giorno varia dai 120 ai 200 colli da caricare in magazzino e consegnare durante la propria “rotta” assegnata. 
Per comprendere meglio quale sia il sacrificio e la disponibilità quotidiana che, nella speranza di ottenere una stabilizzazione contrattuale, vengono richieste ad ogni singolo driver, bisogna calarsi nella parte. Cosa vuol dire fare una consegna e ripeterla per 150 volte al giorno? Dopo la fase di carico al magazzino, il driver si avvia verso la prima meta della giornata. Parcheggia il furgone il più vicino possibile all’abitazione. Spenge il motore, scende a cercare i pacchi sul retro del furgone. Se tutto fila liscio suona il campanello, il cliente risponde, scende, gli da il pacco e riparte per andare a fare la seconda consegna e così via. 
Ci sono però delle variabili che non sono calcolate dal sistema logistico di Amazon: il traffico, le strade interrotte per lavori, i clienti poco disponibili. 
Il driver non è solo un’autista: è un centralinista perchè quando il cliente non è in casa, deve chiamarlo al telefono più volte per tentare di consegnare la merce. E’ un venditore porta a porta, perchè spesso i clienti non sono propensi a venire in contro al driver. La merce da consegnare non va lasciata incustodita perchè in caso di furto, il cliente viene rimborsato sempre, ma è il driver a pagarne le conseguenze (a volte anche economiche). Quindi è anche “psicologo”, perchè deve spiegare e far capire l’importanza di questa operazione di consegna e convincere il cliente a prendersi la roba che ha comprato. Il driver è questo e molto altro ancora.  
131702159_207514117611540_1183966565142583567_nSono spremuti come limoni, svolgono il proprio lavoro con tantissimo impegno, (è il tipo di lavoro stesso a richiederlo: devi guidare, telefonare, relazionarti con centinaia di persone al giorno, devi correre) si stressano a tremila (dopo quanto tempo ti saltano i nervi quando sei nel traffico? 5 minuti? Pensa a chi ci si ritrova 8 ore al giorno!). Vengono fatti elogi e promesse al dipendente, continuamente motivato a fare bene e a fare meglio. Tutto questo per arrivare al risultato: “bisogna consegnare tutto”. Cosa rimane in bocca ai driver non rinnovati? Rabbia ed amarezza
Lo sai che ti meritavi quel posto di lavoro, lo hai cercato, lo hai sperato. Quello che hai dato però non è mai abbastanza. Non sarà sicuramente il primo contratto di lavoro non rinnovato. Queste le parole che circolano sui social network dagli autisti “scaricati” sotto Natale dalle aziende in appalto Amazon.
La maggior parte dei corrieri non è alle prime armi. Ma questo lavoro consuma letteralmente il fisico e la mente, ma sono le speranze di raggiungere il posto fisso che spingono ad andare avanti. Così come l’impegno, la fatica e lo stress. Un calcio in culoun augurio di buon natale e vieni liquidato. Imbarazzante complice il silenzio della politica cittadina, dei sindacati e dei media ufficiali. Il magazzino di Montacchiello è una specie di zona franca dove l’unica legge è quella che spinge le consegne delle merci ai clienti.  
Amazon è l’azienda più grande del mondo, ma questo risultato è raggiunto proprio grazie a questo sistema nocivo e violento, che si approfitta del covid, del bisogno di reddito, della pigrizia dei consumatori, di territori lasciati dalle istituzioni in mano a questi nuovi predoni. Adesso anche la nostra città di Pisa pagherà il suo contributo: centinaia di nuove famiglie senza reddito.
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