Il pacco di natale di Apes alle case popolari

Colpo di mano della dirigenza di Apes che vara sbrigativamente un regolamento contro la morosità degli inquilini, affidando alla agenzia di riscossione SEPI il servizio di recupero crediti.

In sede di assemblea dei soci Apes abbiamo deliberato il nuovo disciplinare per il contrasto alla morosità, che rappresenta uno dei problemi maggiori nel budget di Apes, che causa la mancata riscossione di canoni per diversi milioni di euro ogni anno. Affidando a Sepi il servizio di incasso e di riscossione delle entrate speriamo di rendere più efficace il recupero della morosità.”

Apes, non Sepi. In nemmeno cinque righe viene affermato dall’Assessore alle politiche abitative di Pisa Gambaccini, quota lega nord, il “nuovo” programma di risan121017215_1508185016127936_5303356451271738185_oamento dell’Azienda delle case popolari di tutta la provincia di Pisa. Non il risanamento dei torti subiti da anni dagli inquilini, vessati da condizioni di assenza di manutenzione, servizi, senza alcuna trasparenza degli investimenti pubblici. Ma quelli dei “conti” addebitati sulle spalle di migliaia di nuclei familiari “colpevoli” di non riuscire a sostenere le spese condominiali e la regolarità dei pagamenti dei canoni di locazione delle case popolari, che da anni progressivamente si stanno avvicinando alla soglia del “libero mercato”. Un vero colpo di mano, se si pensa che questo regolamento non è stato discusso né modulato all’interno delle commissioni consiliari che nei mesi passati avevano più volte sollecitato il presidente di Apes e il direttore a mostrare la documentazione sulla “morosità incolpevole”. Su pressione dei comitati di quartiere delle case popolari, il Consiglio di Amministrazione di Apes, formato da burocrati, ragionieri, e personale politico delle giunte comunali della provincia di Pisa, era stato incalzato a dare delle risposte su come fosse valutato questa mole di debito, ammontante vari milioni di euro. Come si fa a considerare “morosità” quella relativa a canoni di locazioni e quote accessorie che vengono arbitrariamente aumentate mese per mese, senza che venga corrisposto alcun servizio dignitoso abitativo? Come si fa a considerare “morosità” quella di inquilini che nonostante percorsi burocratici infiniti hanno segnalato inefficienze e danni delle proprie abitazioni a cui APES non ha mai posto rimedio? Sono infiniti i casi di assegnazione di alloggi popolari che presentano irregolarità e problematiche tali da rendere necessario interventi svolti dagli assegnatari stessi di manutenzione straordinaria e di ripetuti disagi nel tempo che minano la fruibilità del diritto all’abitare nel suo complesso. Così come sono sistematiche le “stranezze” amministrative che vedono inquilini tartassati da aumento dei canoni, richieste di “more” fino a 150 euro mensili di maggiorazione, piani di rientro, costi aggiuntivi ma che allo stesso tempo lamentano di non avere ricevuto neanche una copia del contratto di locazione. In sintesi: APES si vuole comportare come un PADRONE QUALSIASI, che pretende obblighi e pagamenti, ma che è il primo a non rispettare alcuna regola se si tratta di proteggere e assicurare la sicurezza, la salute, la serenità degli abitanti.

Ma Apes non è un’impresa privata, deve rispondere ai propri inquilini, deve rispondere ai cittadini, deve rispondere pubblicamente degli investimenti e delle problematiche che subisce il patrimonio di migliaia di abitazioni popolari. La missione dell’Apes sarebbe quella della salvaguardia e dello sviluppo del patrimonio di alloggi ERP, assicurando il diritto alla casa per i non abbienti. Invece ha deciso di traslare e semplificare queste problematiche, senza alcun confronto, all’efficienza tecnocratica dell’agenzia di riscossione di crediti SEPI. Non è un caso: l’attuale direttore di Apes era in precedenza proprio il dirett62389327_1087767608169681_1537027452159655936_nore di SEPI. Ma gli affitti delle case popolari non sono le “multe” per mancati pagamenti delle soste automobilistiche sugli stalli blu. Ci sono dei diritti che gli abitanti fanno e faranno valere, non accettando alcuna svendita dei beni collettivi e dei servizi abitativi.

Un colpo al cerchio.. e uno alla botte? Così prosegue il comunicato in merito alle decisioni prese da Apes nella riunione di ieri, giovedì 17 dicembre. “Abbiamo inoltre discusso un documento da proporre alla Regione per trovare una soluzione condivisa al problema delle morosità incolpevoli che datano da tanti anni. Spesso non si tratta infatti soltanto di un problema relativo ai fondi da individuare per far fronte alle mancate entrate, ma anche di disporre di una linea guida giuridico-amministrativa che tuteli gli enti locali da quello che può configurarsi come un danno erariale, salvaguardando al tempo stesso la situazione di quei casi in cui i morosi incolpevoli, di solito seguiti dai servizi sociali, hanno accumulato per molti anni una morosità non facilmente sanabile. Chiediamo dunque un intervento da parte della Regione che aiuti gli enti locali a scogliere questo nodo, oltre allo stanziamento di maggiori risorse da destinare al mantenimento dell’edilizia popolare”. In sintesi: il Comune di Pisa, socio di maggioranza delle quote di Apes spa, scarica sulla Regione Toscana la “patata bollente” dei crediti che non riesce a recuperare da quella parte di inquilinato che ha cronicizzato la sua “insolvenza”. Complice la vitalità dei movimenti di lotta per la casa, la consapevolezza istituzionale ruota tutta intorno a questa semplice equazione: sfratti=caos.procedere a una nuova organizzazione dei rapporti complessivi tra utenti e amministrazione, che crei il “timore” di ricevere decreti ingiuntivi, pignoramenti, e tutta una serie di procedure coattive “preliminari allo sfratto, che diventa quindi il ricorso in extremis da scongiurare per non mettere in subbuglio l’ordine pubblico.

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Repetita iuvant. A poco vale l’ennesima promessa di programmazione triennale dei lavori nel periodo 2021-2023 sugli interventi di manutenzione straordinaria, di riqualificazione urbana e di costruzione di nuovi edifici. Si tratta di bilanci “preventivi” che da anni si ripetono e che sistematicamente vengono traditi o inceppati nella realtà, tra appalti e subappalti che s’interrompono, ditte che falliscono, tagli regionali o nazionali ai finanziamenti, sospensione dei progetti. Alla fine, possiamo dire, nulla di nuovo sotto il cielo dell’amministrazione della cosa pubblica. Viene confermato l’orizzonte di pensiero che era stato goffamente espresso in occasione dell’insediamento del nuovo Amministratore delegato di Apes, Luca Paoletti, oramai un anno e mezzo fa in una conferenza stampa. “Rimuovere questa zavorra”, “aggredire i morosi”, queste le espressioni che scelse nei confronti dei migliaia di cittadini, per descrivere i problemi relativi alla mancanza di liquidità dell’azienda a capitale interamente pubblico. Non un cenno di critica rispetto al definanziamento cronico statale delle case popolari, né una qualche ammissione di colpa circa gli investimenti senza ragione fatti negli anni, tra l’operazione “villa madrè” (centinaia di migliaia di euro), gli scandali delle decine di fallimenti delle ditte costruttrici in appalto e subappalto che hanno ritardato lavori di interi cantieri, costruito e poi abbattuto mostri di cemento sbagliati (Cep), sperperato milioni di euro per progetti realizzati male (via bandi sant’ermete). Niente, la colpa è sempre dei “morosi”. Quindi, per la Dirigenza, il cattivo abitare è da scaricare interamente sul 70% degli inquilini\utenti di Apes, additati come responsabili di un ammanco di 4 milioni e mezzo di euro nelle casse dell’azienda, a causa di ritardi di pagamenti dei bollettini Apes. Su 2800 nuclei affittuari, circa 1700 sono debitori, di cui 800 affittuari devono meno di mille euro di “arretrati”.

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Il pesce puzza sempre dalla testa. Questi “dati” non sono imparziali, e celano il carico d’ingiustizia contro cui da tanto tempo si scontrano gli abitanti delle case popolari, i richiedenti di edilizia pubblica (e finanche chi ci lavora). C’è una coerenza espressa, al di là dei colori delle amministrazioni comunali, ed è quella ben espressa da queste dichiarazioni dell’ex revisore dei conti: trattare le difficoltà dei poveri con il gelido X delle matita rossa delle “spese da tagliare”. Ma se le lamentele dei singoli individui si infrangono sui muri di gomma dell’indifferenza del potere, un mormoglìo diffuso si sta già coagulando. Stando bene a sentire si possono riconoscere alcune frasi..:

chi è responsabile della decadenza e della pericolosità di centinaia di case popolari? Chi non ha mai fatto manutenzioni straordinarie? Chi non si è mai preoccupato di rivedere i canoni di affitto sulla base della reale condizione di reddito del nucleo? Chi permette che tante famiglie vivono in 6,7,8 persone da anni in alloggi piccoli? Chi non fa scorrere le graduatorie? Chi non sistema le case vuote? Chi fa pagare affitti e condominii esorbitanti per dei servizi che non vengono eseguiti? Chi non ha controllato le gare di appalto quando per 3 volte in uno stesso cantiere fallivano le ditte? Chi non ha controllato i materiali scadenti utilizzati per le nuove costruzioni? Chi affida i lavori di manutenzione a aziende che per risparmiare fanno lavori che mettono a rischio la vita delle famiglie del palazzo? Chi controlla che le autoclavi, fatte pagare nelle voci di spesa del canone di affitto, non siano (di nuovo) infestate di legionella perchè marce? Chi fa sprecare decine di migliaia di euro in auto-spurgo anzichè sistemare le cisterne e le fogne? Chi non ha mai tempo per ascoltare i problemi degli inquilini? Chi si sottrae sempre al confronto? Chi minaccia di sfratto per taglieggiare abitanti in difficoltà economica costringendoli a pagare indebitandosi migliaia di euro senza neanche riconoscergli il titolo? Chi deve verificare la morosità incolpevole quando questa viene affidata ad una procedura sconosciuta anche dagli assistenti sociali? Chi paga per progetti dispendiosi trasformati in case fantasma come quello di sant’ermete? Chi ha la responsabilità di avere trasformato quartieri in agglomerato di disagio, perchè si è sempre sottratto a spendere i soldi per affrontare i problemi? Chi pensa di scaricare una finta inversione ecologica delle abitazioni sulle famiglie che pagano già anche 150 euro di condominio al mese? Chi non ha nessun piano sociale per affrontare la crisi e spera di governare confidando sono nella solitudine dei cittadini? Chi prende decine di migliaia di euro l’anno di stipendio per fare il proprio lavoro pubblico e invece sa solo prendersela con chi protesta?”.