Case nuove, vecchi problemi. Apes e Comune nella nuova Sant’Ermete

via bandi

Ieri, 7 ottobre 2020, molti residenti delle 48 case popolari di via bandi (nuova sant’ermete) hanno dato vita, assieme agli inquilini del vecchio villaggio di case popolari di via Emilia, ad un presidio durante il sopralluogo dei consiglieri della seconda commissione consiliare sociale del comune di Pisa. Erano presenti anche il direttore e l’ingegnere di Apes e l’Assessore alla casa. La presenza imbarazzata e fuori luogo di alcuni poliziotti chiamati espressamente dal presidente della commissione (con timore di che cosa???) si è rivelata insignificante. Infatti gli abitanti hanno costruito con tutte le misure di prevenzione sanitaria (distanziamento delle sedie, gel e mascherine, registro presenze) un momento di presenza “a casa propria” richiesto da loro stessi affinché le istituzioni prendessero le proprie responsabilità. E’ stato illustrato preliminarmente dagli inquilini il quadro generale dei disagi e della condizione di questi nuovi alloggi popolari, costruiti da soli 5 anni e costati più di 8 milioni di euro (a causa del fallimento di numerose ditte) e sono state espresse chiaramente le rivendicazioni complessive:
– AZZERARE I PIANI DI RIENTRO E LA MOROSITA’ INCOLPEVOLE
– PROCEDERE DA SUBITO A MANUTENZIONI STRAORDINARIE
– AVERE LA DOCUMENTAZIONE PER UNA TRASPARENZA SUI COSTI E SULLA GESTIONE DI APES.

Questo sopralluogo avviene infatti come prima risposta alle richieste degli abitanti per istituire una commissione popolare composta dagli inquilini degli alloggi Erp per contrastare lo scarico del debito di Apes di 16 milioni di euro sugli inquilini stessi.

Dopo queste premesse si è proceduto al vero e proprio sopralluogo in 6 appartamenti, negli interni e nelle pari comuni ed esterne, fornendo anche materiale relativo ai bollettini di affitto e di condomino e sui costi di gestione addebitati ingiustamente (spese di ascensore e di spurgo).via bandi1

Al termine del giro negli alloggi è stato fatto il punto e tutta la commissione si è accordata con gli abitati per un nuovo sopralluogo nel vecchio villaggio di sant’ermete da fare entro ottobre e nell’impegno di istituire un nuovo incontro per dare delle prime risposte alle problematiche dimostrate nell’appuntamento di stamani. E’ stato inoltre ricordato come gli inquilini di sant’ermete abbiano proceduto con degli esposti alla procura della repubblica dove hanno evidenziato le gravissime condizioni di insicurezza e di assenza di requisiti igienico sanitari dei vecchi alloggi, per accertare le responsabilità delle Istituzioni di questo disagio.

Una giornata importante di UNIONE e di SERIETA’, vista la cura e la preparazione fatta dalla comunità di quartiere id sant’ermete in cui si è affermato il proseguo della lotta e delle rivendicazioni, nonostante lo stallo del dialogo di questi 6 mesi avvenuto da parte dell’amministrazione comunale. Un nuovo punto di inizio per ottenere giustizia e dignità per i quartieri popolari di Pisa.

Qui in servizio di canale50 sulla mattinata

Di seguito alleghiamo il materiale consegnato alla commissione questa mattina.

Documento sulle problematiche sociali delle case popolari di Via Bandi – sant’Ermete.

Gli alloggi erp di via bandi di sant’ermete sono i primi (e gli unici) 48 appartamenti costruiti per dare un alloggio dignitoso al via bandi2villaggio storico di sant’ermete. Questi 4 blocchi sono stati realizzati inizialmente come “edifici volano”, ovvero come alloggi “ponte” ove trasferire i nuclei familiari residenti nei primi blocchi demoliti sulla via Emilia del vecchio villaggio di sant’ermete. Durante la fase della loro realizzazione i lavori sono stati bloccati, interrotti per molte volte, ritardando l’esecuzione e arrivando ad una tarda inaugurazione dopo anni di lavori solo ad inizio 2015. in corso d’opera venne deciso di rendere questi appartamenti “definitivi” per i nuclei familiari. Questi lotti di “nuove case popolari” rappresentato, in teoria, solo il primo “campione” del progetto di riqualificazione del villaggio di sant’ermete, approvato nel 2010 da regione toscana, comune di Pisa e apes, affinchè le famiglie che dal dopoguerra vivono in alloggi malsani fossero finalmente evacuate in case idonee. Questo progetto nel 2016 è stato definanziato dalla regione toscana di 10 milioni di euro, arrivando alla sola realizzazione di due blocchi di 72 alloggi che saranno finiti entro un anno, anziché alla realizzazione di 216 appartamenti da realizzare entro il 2018 come da progetto. E’ necessario quindi inquadrare lo stato e le condizioni dei “nuovi” e “unici” alloggi di via bandi all’interno del contesto di “fallimento” complessivo del progetto di riqualificazione di sant’ermete. Enormi ritardi esecutivi, finanziamenti e crono-programmi disattesi, perdita dei requisiti di abitabilità degli alloggi e conseguente deterioramento delle condizioni igienico sociali nel villaggio di case popolari a lato di via Emilia, sono tutti aspetti talmente gravi e vistosi da necessitare un’assunzione delle responsabilità da parte di tutte le istituzione coinvolte che devono essere interpellate per rimediare ai danni causati agli abitanti a alla collettività tutta.

A fronte di questa triste storia, fanno ancora più impressione le immagini e le testimonianze degli unici “fortunati” che dopo decenni di vita passati nel villaggio vecchio di sant’ermete si sono ritrovati a vivere nei nuovi alloggi di via Bandi. Dopo così poco tempo, 5 anni, appaiono gli effetti di costruzioni difettose, incomplete, con gravi negligenze istituzionali, come il mancato collaudo definitivo o la mancata voltura dei contratti dell’acqua.

La richiesta di sopralluogo alla seconda commissione consiliare del comune di Pisa da fare in via Bandi, si rende necessaria per risolvere le problematiche divise in queste tre grandi categorie:

  1. Parti comuni interne ed esterne:

a) c’è un blocco (n.c. 22) in cui dal tetto piove dentro al vano scala

b) le cantine nonostante i lavori fatti d’urgenza qualche anno fa per evitare allagamenti, presentano segni di umidità di risalita, con relativi segni sui muri e cattivo odore;

c) le fognature non sono adeguate alle reali portate di scarico: nell’ultimo anno un blocco in particolare ha chiamato 6 volte l’intervento dello spurgo;

d) le scale non hanno corrimano per aiutare la discesa o la salita;

e) i cassonetti condominiali sono i cassonetti di tutti quelli che passano, Geofor aveva previsto la recinzione e chiusura dell’area, ma niente dopo 3 anni.

  1. Parti private:

a) l’umidità è già comparsa negli appartamenti, soprattutto quelli nei piani alti, perchè il tetto ha chiaramente dei problemi di isolamento (pareva che da progetto dovessero terminare i lavori con l’istallazione di pannelli solari, quindi non abbiamo idea se il cambio di scelta progettuale sia poi stato seguito da opere complete di isolamento) e già in passato sono intervenuti i vigili del fuoco per metterne in sicurezza un pezzo ed obbligare Apes a risistemarlo.

b) Le porte d’ingresso degli appartamenti messe da Apes, fin dalla consegna degli alloggi sono imbarcate, perchè durante i lavori si allagò il cantiere lì dov’erano stoccate: dissero che avrebbero cambiato tutte le porte non idonee…ma non hanno mai cambiato nulla.

c) Ci sono accanto ai balconi calpestabili, altre “terrazze ” su cui non ci si può andare, ma queste non sono ringhierate e consentono il passaggio da un appartamento all’altro, sono coperte da una specie di moquette che quando piove non fa drenare l’acqua e così molte di queste sono marcite.

d) In alcuni alloggi sono comparsi i topi;

e) le case al piano terra, quando non ricevono più le fogne, si allagano.

  1. Trasparenza su costi: per approfondire questo aspetto richiediamo di visionare materiale in possesso all’Apes.

a) Non si è mai visto un collaudo finale, perchè i lavori non sono mai stati del tutto portati al termine, a noi consegnarono un collaudo sulla struttura che non è quello finale, ma uno sugli elementi costruttivi a fine costruzione (per intenderci uno in cui dicevano che i solai andavano bene e che i pilastri stavano su e poco altro);

b) il parcheggio risulta privato e questo fa sì che la luce dei lampioni esterni venga caricato sulle spese dei singoli assegnatari, ma in realtà è un parcheggio che usano tutti quelli della zona, perchè aperto e accessibile, senza numerazioni degli stalli quindi è una salassata che arriva in bolletta alla gente per una cosa che è usata in maniera pubblica.

c) L’autoclave va costantemente in blocco e siccome non è accessibile il locale se non dagli addetti della ditta, praticamente nei costi di manutenzione di sono fissi quasi 300€ di costi di intervento (che si riduce spesso nello schiacciare un bottone e far ripartire l’impianto).

d) Utenze acqua: questo è un capitolo assurdo. Nonostante le ripetute richieste di vedere le fatture, mai ne è stata fatta vedere una. Il primo anno l’utenza risultava ancora utenza di cantiere e i contabilizzatori istallati non erano in funzione, quindi la ripartizione è stata fatta su millesimi. Oggi la ripartizione coi contabilizzatori attivi continua ad essere errata perchè non ci sono le vere letture sopra e nonostante sia stata richiesta la correzione da più inquilini non hanno fatto niente (parliamo di quote mensili molto alte che comunque comportano conguagli annuali finali di quasi 1000€ a famiglia).

e) Contratto ascensore: costa 400€ a famiglia annui, ma ogni manutenzione, anche quando c’è rimasto qualcuno dentro e lo hanno tirato fuori i pompieri, è stata addebitata nell’affitto, quindi quei 400€ annui cosa includono?

A fronte di queste problematiche si rende improrogabile la richiesta già avanzata dai comitati di abitanti di case popolari in seconda commissione consiliare di garanzia e controllo: l’istituzione di una commissione formata anche da abitanti di case popolari che misuri: che verifichi gli addebiti gonfiati con more e spese condominiali stratosferiche sui canoni di locazione; le problematiche di tipo strutturale e derivanti dalla mancata manutenzione straordinaria da addebitare all’Apes; i rapporti tra investimenti economici, mutui e fallimento di aziende appaltatrici; i costi del personale e dei servizi esternalizzati a fronte degli effettivi risultati ottenuti; che consideri gli effettivi problemi sociali e sanitari degli inquilini di case popolari valutati dagli uffici competenti come “morosi”. Vogliamo quindi che venga analizzato il “debito” che in più occasioni a mezzo stampa i vertici del Comune di Pisa e dell’Apes hanno addossato ai “morosi” abitanti delle case popolari, e scomputato delle eventuali responsabilità derivanti da una cattiva gestione del patrimonio pubblico.

Pisa 7 ottobre 2020

Comunità di quartiere di Sant’ermete

Abitanti delle case popolari di Pisa

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