Combattono contro l’Isis e vengono sottoposti a sorveglianza speciale. Cosa succede a Torino?

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Questa mattina si è tenuta in piazza XX settembre una conferenza stampa. Donne e uomini solidali con i cinque ragazzi/e minacciati di sorveglianza speciale per aver combattuto l’ISIS in Siria insieme alle YPG e YPJ, forze alleate con il nostro paese nella lotta all’ISIS. In tutta la penisola oggi ci saranno mobilitazioni in sostegno ai cinque e alla Federazione della Siria del Nord. L’udienza sulla sorveglianza speciale si terrà a Torino il 23 gennaio, in concomitanza è lanciata una mobilitazione. 

Di seguito il comunicato  e le dichiarazioni.

Il 3 gennaio a Torino la Digos ha notificato a cinque persone la richiesta di sorveglianza speciale.

Si parla di una misura di controllo invasivo che impone, dopo il pronunciamento di un giudice, il divieto di allontanarsi dall’abitazione nella quale si viene domiciliati e l’obbligo di presentarsi alle autorità di sorveglianza nei giorni stabiliti e ogni qualvolta venga richiesto. Una misura fortemente lesiva della libertà personale, derivata dal codice Rocco fascista ma più volte confermata peggiorativamente, e che può essere rinnovata dal tribunale che la impone.

La loro colpa è aver partecipato al sostegno dell’esperienza democratica della Federazione della Siria del Nord. Alcuni di loro si sono unite alle YPG (Unità di protezione del popolo) e YPJ (Univtà di protezione delle Donne), formazioni combattenti che con i pochi mezzi a disposizione e con una infinita generosità hanno difeso la popolazione civile e combattuto le milizie di ISIS sul territorio siriano. Altri hanno sostenuto e partecipato alle strutture civili democratiche, ulteriore difesa contro i regimi di terrore che Turchia e Isis cercano di attuare con guerra, violenze e uccisioni.

Ricordiamo che qualche giorno fa è stata pubblicata la notizia della morte in Siria del combattente internazionale Giovanni Francesco Asperti, di Bergamo. Rischiare la vita per combattere coloro che cercano di spargere il terrore anche in altre parti del mondo come la nostra Europa, in Italia viene ripagato con la sorveglianza speciale.

Anche da Pisa tre persone un anno fa hanno partecipato ad una delegazione che è andata a conoscere l’esperienza rivoluzionaria del Rojava-Siria del nord. Tre degli inquisiti a Torino hanno partecipato con noi a quell’esperienza e hanno dato anche nei mesi antecedenti o successivi il loro contributo nelle YPG, YPJ e nelle strutture civili.

Nell’ultimo anno la aggressioni dell’Isis sono continuate e sono state contenute solo grazie alla presenza sul territorio delle YPG-YPJ. La Turchia sostiene queste bande e contemporaneamente ha invaso Afrin, cantone della Federazione delle Siria del Nord, portando un regime teocratico islamista, torture, violenze sulle donne. Ora minaccia di entrare anche degli altri cantoni. Le potenze internazionali o stanno dalla parte della Turchia o rimangono immobili davanti alla minaccia del collasso in Siria. L’unica esperienza di autodeterminazione e democrazia autonoma del medioriente è quella della Federazione della Siria del Nord, intendiamo difenderla qui e altrove.

Denunciamo e prendiamo atto che sostenere l’esperienza rivoluzionaria della Siria del nord significa rischiare di essere sottoposti a misure fortemente limitanti della propria libertà, nel farlo continuiamo a dare solidarietà a chiunque lotta con tutti i mezzi possibili per un esistenza migliore nel medioriente e nel mondo. Oggi, sabato 12 dicembre, si svolgeranno iniziative di solidarietà in tutta Italia.

Solidali da Pisa