Donna ricattata, famiglia arrabbiata. Contro il ricatto e l’umiliazione dell’emergenza abitativa. 17 febbraio mobilitazione

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Riportiamo di seguito l’appello delle donne e delle famiglie del Progetto Prendocasa. L’invito alla mobilitazione davanti alla Società della Salute nel momento della Commissione Territoriale Sfratti è aperto a chiunque condivida la necessità di soluzioni reali per l’emergenza abitativa che ricatta le donne e le loro famiglie. 

 

Noi donne di questa città, vogliamo un cambiamento radicale delle politiche abitative.

Non possiamo più accettare regolamenti che smembrino le famiglie per soluzioni umilianti.

Non vogliamo più essere giudicate per la nostra difficoltà abitativa. Vogliamo aiuti che vadano nella direzione di aumentare le possibilità di emancipazione dal ricatto dell’affitto, a partire dalle garanzia per ottenere contratti di locazione a prezzo sociale.

Vogliamo che gli sfratti siano bloccati dal prefetto e che venga predisposta da subito un’apposita commissione per liberare nuove risorse abitative, nuovi finanziamenti per il recupero dei tantissimi alloggi sfitti.

Invitiamo donne e uomini a partecipare alla mobilitazione – VENERDI’ 17 FEBBRAIO ORE 9 IN VIA SARAGAT ALLA SOCIETA’ DELLA SALUTE

A Pisa vengono emessi 600 sfratti l’anno, la maggior parte per morosità incolpevole.

Il 17 febbraio la Commissione Territoriale Sfratti, presieduta dalle Istituzioni di questa città sarà convocata per far fronte alla nostra “emergenza”. NOI siamo l’oggetto di questa infame procedura che vede l’ufficiale giudiziario presentarsi nell’abitazione in cui viviamo per eseguire tramite polizia o carabinieri l’ordine di rientrare in possesso del Proprietario dell’alloggio in cui viviamo.

In un Paese dove 20 miliardi di euro vanno a salvare le Banche ed i profitti dei vari speculatori, gli unici che pagano la crisi siamo noi famiglie, colpevoli di non poter pagare affitti che, in media, rappresentano il 40% sul totale del nostro reddito.

Le Istituzioni ci “assistono” ma dalla nostra esperienza sappiamo che la questione va rovesciata: il problema non siamo noi, il problema sta nell’ingiustizia di affitti stratosferici e stipendi da fame. Negli ultimi venti anni i proprietari di case, i costruttori e le banche si sono arricchiti a dismisura. Da quando hanno tolto l’equo canone ed hanno liberalizzato gli affitti i prezzi delle case sono schizzati alle stelle mentre i nostri stipendi sono scesi, e con la crisi molte di noi hanno perso quelle tutele economiche che servivano per avere una vita dignitosa.

Queste Istituzioni che dicono di “assisterci” in realtà vendono il patrimonio pubblico e lo lasciano sfitto. Il Fondo Sostegno Affitti è stato azzerato per il 2016 dalla legge di stabilità, lasciando centinaia di migliaia di persone senza alcun integrazione al reddito. Le case popolari “costano” troppo ai comuni e gli unici “aiuti” che vediamo sono i contributi “una tantum” per pagare gli affitti privati e che comunque ne godono soltanto i proprietari.

Noi ci siamo stancate di sentirci ripetere che “non ci sono alloggi disponibili”. Ci siamo stancate di farci fare radiografie alle nostre vite ogni volta che andiamo dagli assistenti sociali. Non vogliamo sentirci in competizione con le altre centinaia di donne e famiglie che hanno il nostro stesso problema. Le istituzioni ci ripetono “sapete quanta gente sta peggio di voi?”, quasi che fosse una “gara” ci invitano ad accettare le loro regole del gioco.

NO, non siamo più disponibili allo smembramento della nostra famiglia (moglie e figli in ostello per una settimana, il papà si arrangi in macchina – tanto è “forte”).

NO, non siamo più disposte alla ricerca spasmodica di nuove abitazioni che tanto nessuna agenzia immobiliare ci darà, poiché siamo marchiate dall’etichetta di “morose”, “sfrattate” e “senza busta paga”.

NO, non siamo più disponibili ad elemosinare i nostri diritti, piangendo in qualche ufficio per “mettere una buona parola” affinché l’ufficiale giudiziario rinvii l’esecuzione dello sfratto di qualche altra settimana.

NO, non ci faremo crescere l’angoscia a causa di una graduatoria di casa popolare che non scorre.

NO, non ci sentiremo in colpa per non riuscire a pagare il contratto di affitto dopo che per anni abbiamo versato cifre da capogiro al proprietario di casa. Non rinunceremo ad una spesa alimentare dignitosa, a comprare ai nostri figli le scarpe nuove.

NO, rifiuteremo di diventare ancora più povere, a fronte del fatto che nella nostra città ci sono migliaia di alloggi vuoti.

Donne in lotta per il diritto alla casa