La risposta sbagliata a una domanda giusta

serconti

Il risultato del primo turno è quello che molti avevano previsto; si andrà al ballottaggio tra il candidato sindaco del PD, l’ex assessore Serfogli, e Conti, il candidato della destra.

La Lega è il vincitore evidente di questo primo turno. Primo partito, superando il PD di qualche voto e in testa anche come coalizione, segna un risultato storico nella nostra città. Se guardiamo alle amministrative di cinque anni fa, in cui Filippeschi fu riconfermato al primo turno staccando nettamente tutti gli altri, risulta evidente il tracollo del partito di governance, con un’emorragia di centinaia di voti. Tuttavia lo sguardo deve andare necessariamente anche alle elezioni politiche di pochi mesi fa, rispetto alle quali il PD ha recuperato consenso e punti percentuali; una campagna elettorale basata quasi unicamente sullo spauracchio della destra al governo della città (leitmotiv che probabilmente caratterizzerà anche la strada verso il ballottaggio).

Con un sonoro tonfo il Movimento 5 Stelle si piazza terzo, fuori dal ballottaggio e completamente al di sotto delle (proprie) aspettative. I motivi possono essere molteplici. Una parte di elettorato è rimasto sicuramente deluso dalla svolta governativa insieme a Salvini; se a questo aggiungiamo la scelta di una candidato a Pisa privo di qualsiasi qualità, l’insuccesso era abbastanza prevedibile. A vedere i risultati analoghi in molti altri comuni al voto, verrebbe da pensare che i pentastellati non abbiano imparato nulla dalla parabola del PD: a inseguire la destra sul suo terreno si finisce col regalare visibilità e consenso all’originale.

La Lega continua la sua avanzata anche perché riesce meglio di chiunque altro a interpretare politicamente la fase attuale. E’ la risposta sbagliata a una domanda giusta. Migliaia di persone anche nella nostra città hanno infine identificato il PD come un nemico, incarnazione di poteri economici esattamente contrari alle proprie condizioni di vita. Un partito che ha speculato in maniera troppo vistosa e impunita per poterla passare liscia (il people mover, la cementificazione delle periferie, la svendita e privatizzazione del patrimonio pubblico, il disinvestimento nel sociale); ma la risposta è sbagliata perché si affilia a un progetto tutt’altro che declinato verso gli interessi delle masse popolari. Un progetto, quello leghista, che anzi si nutre della guerra fra poveri per poter continuare a distribuire verso l’altro le risorse e i profitti.

Proprio per questo, però, è impensabile qualsiasi tipo di sostegno o supporto morale al PD in funzione di costruire un argine all’avanzata leghista; impossibile sostenere gli artefici della macelleria sociale che stiamo tuttora vivendo, la classe politica identificata come nemica da uno spaccato sempre più ampio della popolazione italiana; anche perché, sul medio periodo, questo non farebbe altro che accrescere il consenso dell’ipotesi autoritaria e razzista nel nostro paese.

Abbiamo lasciato volontariamente alla fine un dato che per noi è tutt’altro che marginale, quello dell’affluenza. Anche se in lieve aumento rispetto alle ultime amministrative (con l’affluenza ai minimi storici) la partecipazione a queste elezioni è stata decisamente bassa: meno del 60% degli aventi diritto si è recato ai seggi. Siamo ben lontani dal fare l’elogio dell’astensionismo fine a se stesso, tuttavia questo dato continua a rappresentare un segnale importante: i due quinti degli abitanti di Pisa non hanno identificato il campo elettorale come un terreno idoneo a rappresentare i propri interessi, e questo è avvenuto durante un’elezione che ha visto un’inedita quantità di candidati sindaci (10) e liste in loro appoggio (22). Se a queste migliaia di persone aggiungiamo gli altri cittadini di Pisa che non hanno accesso al voto (gli studenti, gli stranieri, i non residenti) ecco palesarsi ai nostri occhi un esercito che non sarà minimamente rappresentato da nessuno degli esiti del ballottaggio del 24 giugno. Un esercito che deve ancora trovare il suo campo della contesa.