Pisa e CoVid19 PARTE 1: i buoni spesa

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Pisa e CoVid19: l’avarizia dei servizi sociali PARTE 1.                                                                                                                                         I BUONI SPESA

In questo articolo parleremo della prima tipologia di contributo erogato dai servizi sociali.                                                      Il primo servizio è stato annunciato qualche giorno fa dall’Assessore Gambaccini. Si rivolge esclusivamente ad una platea di persone non seguite dagli assistenti sociali, che abbiano le caratteristiche di un reddito 2020 sotto i 12mila euro e che abbiano avuto una diminuzione reddituale a seguito dell’emergenza Coronavirus. I buoni spesa sono dei ticket dal valore complessivo di 100 euro a testa, fino ad esaurimento risorse (sui 25 mila euro) quindi per un massimo di 250 persone. La procedura prevede di telefonare al segretariato sociale ad un numero di telefono fornito SBAGLIATO, solo il venerdì e il lunedì dalle 9 alle 12. Da questo colloquio telefonico il singolo viene valutato individualmente dal servizio sociale, e se risulta “idoneo” la consegna di queste risorse avviene esclusivamente il mercoledì da adesso al 30 aprile. Bisogna sostare fuori dall’ingresso di Via Saragat, in fila rispettando un metro di distanza, ed i buoni spesa sono validi esclusivamente per la Coop o l’Esselunga. L’utilizzo dei buoni spesa in questi due supermercati limita già da subito la libera scelta di dove poterli spendere. Questa limitazione, nega la possibilità quindi di poter far la spesa nella bottega sotto casa, al panificio di quartiere o al supermercato abituale ed inoltre si scontra con le disposizioni ministeriali per l’emergenza Covid19 che invita a recarsi nei supermercati più vicini alla propria abitazione. uomo_ragno-1584429577763.jpg--coronavirus__va_al_supermercato_con_la_maschera_di_spider_man

La prima cosa scandalosa è che questa “misura straordinaria” non aumenta la platea dei beneficiari di questo contributo. Sì, stiamo incredibilmente dicendo che i buoni spesa non sono erogati alle migliaia di persone già ritenute “bisognose” e seguite dai servizi sociali. Questa misura non è per loro. E’ stato fatto quindi un “percorso parallelo” teso a dividere, a fare propaganda e come al solito a risparmiare. Infatti i buoni spesa non sono una misura erogata normalmente a tutte le famiglie in difficoltà economica ma sottostanno a delle procedure di valutazione burocratiche che già a cose normali facevano impazzire gli utenti, che in decine di occasioni hanno protestato contro l’arbitrarietà dell’elargizione di questo strumento. A tante famiglie “seguite” dai servizi sociali per anni è stato detto che questo contributo era stato “sospeso”, e sostituito dal “supermercato della solidarietà” in sede nel quartiere Cep gestito interamente dalla Caritas e che non forniva le merci ed i beni necessari, ma solo prodotti “donati” o in scadenza. Ad altre famiglie invece l’erogazione dei buoni spesa era vincolata alla decisione della “commissione mensile di valutazione per l’indigenza”. Tale commissione decideva, sulla base dell’indicazione dell’assistente sociale di riferimento e sulla base delle Risorse disponibili l’importo del contributo. Ovviamente erogato il mese successivo. Ad altre famiglie ancora invece non veniva imposto questa trafila e semplicemente aspettavano l’apertura di un ufficio apposito per la richiesta e la somministrazione di buoni spesa, di volta in volta determinati in base alle disponibilità. Ecco tutto questo caos e spezzettamento serve solo a far “trotterellare” i cittadini dietro alle variazioni delle disposizioni impartite dai vertici della Società della Salute. Nessuna cura, nessuna attenzione, nessuna trasparenza o chiarezza: tutto ciò evidentemente per rendere ancora più deboli e dipendenti le persone che si rivolgono al servizio sociale. Questo dato infatti viene fuori evidente: queste misure non devono essere universali e soprattutto devono essere difficilmente accessibili, affinchè si crei una continua competizione tra “gli utenti” e il principio del Risparmio che è il vero dogma delle Aziende pubbliche e sempre tutelato prima delle persone. Tutto ciò coloro che si sono ritrovati ad entrare anche solo per una volta in via Saragat alla sede dei servizi sociali ce lo hanno ben chiaro, ma la realtà dei fatti viene sempre mistificata in questo modo. Non è il servizio pubblico a complicarti la vita: “sei tu che sbagli, che non conosci l’orario, che non ti aggiorni, che sei svogliato, che sei arrivato tardi. La colpa è la tua!”. Sei costantemente valutato, giudicato ed umiliato. Ecco, questo meccanismo odioso e meschino “a bocce ferme”, rendetevi conto quanto può essere complicato in questa situazione di emergenza: dove l’orario degli uffici è ridotto, dove il servizio di patronato è difficilmente accessibile, dove gli assistenti sociali giocano “a nascondino” con le persone, che per prendere un appuntamento bisogna telefonare per ore pregando di farsi rispondere e di farsi dare un appuntamento, che ad oggi, è fatto via telefonica e tramite valutazione dei documenti che devono essere lasciati in portineria in busta chiusa. Solo dopo, l’assistente sociale ti richiamerà (forse) e ti dirà se potrai (forse) avere accesso a qualche contributo. Per pagare il gas che ti stanno per staccare, per pagare la spesa, con il frigo vuoto, o per altre attività essenziali a sopravvivere!

Le centinaia di persone e famiglie che sono da anni in lotta contro il servizio sociale, affinchè venga riconosciuto il diritto al reddito, alle utenze, alla casa, in questo momento denunciano questa ulteriore complicazione. Servono misure universali e di emergenza che tolgano la burocrazia inutile e gli ostacoli dalla possibilità per le famiglie di ottenere i contributi necessari a fronteggiare questa emergenza.

Nella seconda parte racconteremo del servizio di spesa a domicilio.