ASSEMBLEA PUBBLICA 25/02 ORE 18:00 – COSTRUIAMO INSIEME IL CORTEO DELL’8 MARZO E LO SCIOPERO DEL 9!

Il 9 marzo, a 10 anni dal primo sciopero di NUDM, in un contesto del tutto mutato, in cui si tenta di normalizzare la violenza per renderla prerogativa su cui costruire ogni relazione, sarà di nuovo sciopero transfemminista.

Invitiamo realtà, singolə, associazioni a prendere parte alla costruzione dello sciopero, che vuole intrecciare e agire su ogni aspetto delle nostre vite. Per questo chiamiamo tuttə a un’assemblea pubblica, mercoledì 25 febbraio alle 18:00 alla Mala Servanen JIn, per condividere idee e sguardi su cui costruire una mobilitazione più ampia e trasversale possibile.

Sull’esperienza costruita negli anni con le nostre mobilitazioni e sull’eco ancora vicina del movimento “Blocchiamo tutto” che ha costruito e animato le piazze dell’ultima parte del 2025, lo sciopero diviene ancora più chiaramente non solo atto vertenziale in ambito produttivo, ma anche rivendicazione nell’ambito del lavoro riproduttivo e, sempre più, strumento politico di espressione dei conflitti sociali che attraversano ogni crepa del nostro paese e del globo.

Il propagarsi di politiche esplicitamente guerrafondaie e colonialiste, all’esterno come all’interno dei nostri territori, conferma la necessità di creare nuovi paradigmi su cui riaffermare la vita e, opponendoci all’ideologia della morte, garantire e tutelare le condizioni che la sorreggono. Lo sciopero del 9 marzo è, per noi, un’ulteriore passo all’interno di questo processo già in atto. 

La guerra, che si insinua prepotentemente nella nostra quotidianità, impone sguardi sovrapposti che, da vari punti, avanzino differenti prospettive, per restituire la complessità in cui ci troviamo immersə e insieme costruire le prerogative per il mondo che vogliamo, dobbiamo e possiamo costruire.

Sguardi che attraversano mondi.

Dalle proteste in solidarietà al popolo palestinese per denunciare il genocidio in atto alla resistenza contro una nuova offensiva ai popoli della siria del nord, dove si vuole cancellare la costruzione di una società basata sulla convivenza e sulla parità di diritti.

Dalle piazze argentine che, colme di proteste contro le riforme di pensioni e lavoro, sfidano il silenzio e la rassegnazione, alle mobilitazioni a Minneapolis e nel resto degli USA contro le politiche assassine messe in atto dal nuovo braccio armato del suprematismo bianco.

Dalle donne e le persone lgbtqia+ che, sollevando interrogativi sulla narrazione ufficiale con la loro sola esistenza, impongono l’urgenza di una presa di parola e della difesa degli spazi di azione conquistati, che si tenta di sottrarre attraverso leggi e autoritarismo patriarcale, ai movimenti che, mettendo al centro la necessità di un reale dibattito sui cambiamenti climatici, pongono la concretezza della ricerca di modelli e sistemi altri da quelli basati su estrazione di valore, distruzione e morte.

Dalle tante lotte e dalla capacità di organizzarsi e resistere all’interno dei posti di lavoro impoveriti e ricattabili, nei luoghi della formazione asservita al merito e alla competitività di una società violenta e bellicista, nelle nostre città, sfruttate per i loro monumenti, la loro storia e memoria e devastate da progetti di opere inutili e nocive e sempre più asservite alla produzione e alla logistica della guerra, nelle strade e nelle piazze in cui ci riversiamo per difendere ogni possibile spazio di agibilità e libertà condivisa, nelle nostre case affinchè, da luogo di oppressione e sottomissione, divengano propulsore di rivendicazione politica collettiva su cui costruire le nostre comunità

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Riconoscersi, cambiare insieme, essere parte.

Lo sciopero, in ultimo, parte dalla necessità, non più rimandabile, di poter decidere sulla propria vita, di poter autodeterminare le proprie scelte, di prendere parte e di essere parte. 

Essere parte di quel cambiamento che incombe sulle macerie di Gaza, sui volti tumefatti di chi protesta e dissente, sulle recinzioni e sui ruoli in cui ci rinchiudono, sugli spazi sociali e autorganizzati sgomberati, sulle strade svuotate di gente e riempite di terrore, sulla sacrificabilità di territori e corpi in nome del profitto del capitale, sulle galere dell’autoritarismo e razzismo di stato, sui tribunali in cui veniamo giudicate e condannate anche da sopravvissute. 

La nostra parte è quella del mondo che si riconosce, da una parte all’altra del globo, nel desiderio di non soccombere, di resistere e creare tutte le possibilità che ci negano, per traghettarci fuori da questo sistema mortifero, verso un’esistenza in cui i nostri diritti sono tutelati, le nostre scelte riconosciute; in cui sicurezza vuol dire avere un lavoro che riconosca il nostro valore, professionale e umano, una casa in cui vivere, l’accesso universale alla salute, una scuola in cui crescere e formarsi, un luogo sicuro, dove  libertà di insegnamento e di pensiero  siano inviolabili, un’università che combatta la competizione e sproni a cooperare, dove la ricerca sia realmente libera e non più soggiogata al profitto dei signori della guerra.

L’assemblea pubblica, verso uno sciopero condiviso.

Lo sciopero transfemminista del 9 marzo, per cogliere questi intrecci di sguardi, bisogni e desideri, può e deve essere costruito a partire dall’unione di esperienze diverse. Una lavoratrice sfruttata per 6 euro all’ora, una studentessa in ansia perenne nel sistema universitario alienante e competitivo, una caregiver che si vede negati sempre più diritti, una casalinga che lavora a tempo pieno con il carico di un sistema di welfare al collasso che fa ricadere tutto sulle sue spalle, qualsiasi soggettività che porta su di sé il peso di dover far andare avanti un mondo che ci uccide: lo sciopero è di tutt. 

Come assemblea di Non Una di Meno Pisa abbiamo iniziato a lavorare su alcuni di questi filoni. In università abbiamo scelto di aprire “zone fuxia” per affermare la nostra presenza, i nostri pensieri e i nostri corpi in un sistema che ci schiaccia; nel mondo della salute, vogliamo lottare per e con chi da quel mondo viene annichilito, tramite la psichiatrizzazione, la patologizzazione pervasiva, la violenza di un sistema che non ti cura ma ti seziona e affatica, insieme a chi vi lavora con carichi pesantissimi, dalle pulizie al personale sanitario; nella città, contro la militarizzazione e la turistificazione che la rende inaccessibile, vogliamo portare ovunque i nostri contenuti e la possibilità di un’alternativa, che ogni giorno ci viene negata per investire su una “sicurezza” che di sicuro non ha niente; abbiamo iniziato a mobilitarci contro il nuovo disegno di legge Bongiorno, che istituzionalizza la violenza che già viviamo nei tribunali, togliendo il consenso dal reato di stupro, e a costruire contemporaneamente percorsi di educazione sessuo-affettiva. Su tantissimi altri aspetti possiamo organizzarci insieme!

Per la giornata dell’8 marzo abbiamo scelto di lanciare un corteo che attraversi le strade della città, rendendone visibili le oppressioni e le resistenze che la animano nei diversi luoghi. Il 9, invece, sarà giornata di sciopero: vogliamo trascorrerla insieme, aprire spazi di condivisione sui diversi temi. Organizzeremo diverse piazze che vorremmo differenti in base a specifici temi (per esempio l’educazione, la salute…), insieme a momenti durante la giornata che intacchino i flussi che ogni giorno scorrono impetuosi nella quotidianità senza pause del capitalismo. Chiediamo a tuttə di pensare insieme a come riempire e rendere sempre più varie, complesse e accoglienti le piazze dello sciopero.

Invitiamo quindi all’assemblea “verso l’8-9 marzo e oltre” alle ore 18:00 nella nostra casa, la Mala Servanen Jin, in via Garibaldi 192.

Le nostre vite valgono e, per riaffermarlo, scioperiamo!!!