Questo sabato 14 febbraio, in tre città italiane – Milano, Cagliari e Roma – si sono svolti cortei per la liberazione di Abdullah Öcalan, uno dei fondatori del Partito dei Lavoratori del Kurdistan e figura di riferimento per i processi rivoluzionari in corso nei territori occupati del Kurdistan. Da Pisa ha partecipato alla manifestazione romana una delegazione della campagna “Rise Up For Rojava”, sigla sotto la quale sono state organizzate diverse manifestazioni di solidarietà in tutta Europa per i popoli del Rojava (Kurdistan siriano), oggi attaccato da diverse potenze.
Foto di @fotosssghice
Di seguito il comunicato della delegazione:
“Oggi, come RiseUpForRojava Pisa,
ci siamo unite alla mobilitazione per la liberazione di Öcalan a Roma, vittima di un complotto internazionale che nel 1999 portò al suo sequestro e alla sua consegna alla Turchia, con la complicità di diverse potenze mondiali.
Incarcerato per la sua elaborazione ideologica e crucialità politica, Abdullah Öcalan rappresenta un punto di riferimento centrale per la rivoluzione confederale dei popoli, portata avanti dal movimento di liberazione del Kurdistan in Medio Oriente. Oggi, questa rivoluzione è nuovamente minacciata dagli attacchi del nuovo governo siriano e delle bande jihadiste da esso ingaggiate, nel silenzio e nella complicità delle potenze internazionali.
L’importanza di questa rivoluzione per noi è profonda: rappresenta un’esperienza concreta fondata su autonomia, autogoverno, centralità delle donne e convivenza tra i popoli, in evidente rottura con il dominio patriarcale e con l’ordine imposto dalle potenze capitaliste.
Le piazze a Roma, Milano e Cagliari seguono le mobilitazioni dell’ultimo mese che hanno risposto agli attacchi al Rojava nelle piazze e nelle università, rompendo il silenzio mediatico – come davanti alla Rai a Milano – sia in Italia che in Europa e nel resto del Kurdistan occupato.
Le mobilitazioni in Bashur, Rojhilat e Bakur, territori a maggioranza kurda ai confini con il Rojava, si sono subito moltiplicate e decine di migliaia di persone si sono riversate alle frontiere create artificialmente. Sono centinaia gli internazionalisti che nelle scorse settimane hanno attraversato i confini statali per difendere la rivoluzione, raggiungendo la città di Suruç, nel Kurdistan turco, con una carovana osteggiata da numerosi stati.
La solidarietà dei kurdi fuori dalla Siria e la solidarietà internazionalista, ancora una volta, dimostrano che i confini degli Stati non sono altro che linee tracciate per dividere i popoli e che, mentre si tenta di cristallizzare l’ordine degli Stati-nazione, a partire dalla Siria, la società dimostra di non accettarlo.
Il conflitto è tra la centralizzazione operata dai governi per omogeneizzare e disciplinare la popolazione, e le conquiste di autonomia e democrazia da parte del popolo. La rivoluzione ha resistito a questo attacco senza cedere sui suoi pilastri fondamentali. L’accordo, seppur parziale, raggiunto dalle SDF con il governo siriano richiama la linea ideologica del leader Abdullah Öcalan, in costante evoluzione ma ancorata nella società e nella realtà storica, di ispirazione per compagni e compagne in Turchia e in Siria e che sta alimentando, recentemente, anche le rivolte in Iran. Questo accordo mira a realizzare una Siria democratica e multietnica, basata su pace, autonomia e convivenza tra i popoli, con il mantenimento delle istituzioni rivoluzionarie e delle strutture autonome delle donne. Questo accordo è stato raggiunto grazie all’ennesima resistenza del popolo kurdo, della rivoluzione e della solidarietà internazionale.
Ancora una volta, in questa giornata, portiamo avanti la campagna per la liberazione del leader Abdullah Öcalan, imprigionato in Turchia da 27 anni in quanto simbolo della rivoluzione nei territori del Kurdistan. Oggi si richiede a gran voce la sua liberazione perché possa essere un interlocutore di primo piano ai tavoli di trattativa per garantire una soluzione politica permanente ai popoli oppressi dagli stati nazione nei territori del Kurdistan. Continueremo a mobilitarci finché la libertà di Abdullah Öcalan non sarà realtà e a sostenere la rivoluzione che ogni giorno costruisce un’alternativa concreta nell’organizzazione della società.”
