Sabato scorso a Pisa alcune centinaia di persone si sono riunite in presidio per denunciare le recenti aggressioni all’area dell’Amministrazione autonoma della Siria del Nord-Est, la regione curda del Rojava, da parte di gruppi jihadisti affiliati al governo siriano guidato da Al Jolani.
L’iniziativa si è aperta con una serie di interventi pubblici, tra cui quelli dell’Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia (UIKI Onlus), di rappresentanti della comunità curda toscana e della consigliera comunale Giulia Contini (Una Città in Comune). Quest’ultima ha richiamato l’attenzione sull’importanza di tradurre in azioni concrete di solidarietà internazionale il gemellaggio attivo tra il Comune di Pisa e la municipalità di Derik, nel Nord-Est della Siria. Il presidio è in seguito partito in un corteo che ha attraversato le vie del centro cittadino, con l’obiettivo di informare la cittadinanza sugli eventi in corso nella regione del Rojava a partire dal 6 gennaio di questo anno. Sfilando in piazza dei Miracoli, sotto la Torre di Pisa e lungo i Lungarni, il corteo si è infine concluso alla Cittadella. Qui è stato esposto uno striscione con la scritta “Rojava Resiste” e si è acceso un fuoco al grido di “accenderemo il fuoco della resistenza in ogni città”.
L’iniziativa pisana si è inserita in una mobilitazione più ampia che, nella stessa giornata, ha visto svolgersi centinaia di presidi, cortei e manifestazioni in tutto il mondo.
Nel frattempo continuano le aggressioni militari nel Nord-Est della Siria e, parallelamente, proseguono le iniziative di solidarietà a sostegno della popolazione curda. Un nuovo appuntamento regionale è previsto per venerdì 30 gennaio a Firenze, con un corteo in partenza da piazza Santa Maria Novella alle ore 17. Da Pisa è previsto un concentramento per raggiungere la mobilitazione in treno, con partenza dalla stazione centrale alle ore 15.20.
Di seguito condividiamo il comunicato di Rise Up 4 Rojava – Pisa in merito alla recente escalation:
Dal 2012, nei territori della Siria del Nord-Est, il Rojava, è in corso una rivoluzione dei popoli basata sul confederalismo democratico: un sistema di autogoverno senza Stato, fondato sulla liberazione delle donne, sull’ecologia e sulla democrazia diretta. Da quattordici anni questa esperienza rappresenta una speranza concreta per il Medio Oriente e per il mondo intero, ed è stata il principale argine all’espansione dell’ISIS e del jihadismo.
Oggi che la guerra globale si espande e apre nuovi fronti ovunque, tutte le potenze mondiali sostengono le bande jihadiste in Siria nel tentativo di cancellare l’esistenza di questa rivoluzione e del popolo curdo. L’Unione Europea, gli Stati Uniti, Israele… hanno già firmato accordi per spartirsi le risorse energetiche del territorio, ma non è solo questo ciò che guida questo attacco.
In un tempo segnato dall’aumento della violenza patriarcale, dal rafforzarsi dei fascismi e dalle guerre contro i popoli, l’esperienza del Rojava rappresenta l’alternativa reale. Un’alternativa di democrazia, di pace tra i popoli, con al centro la liberazione delle donne, la loro capacità di autodifendersi, la loro autonomia. È per questo che oggi tutte le forze stanno venendo impiegate nella distruzione di questa esperienza. Distruggere il Rojava significa distruggere la speranza di un mondo diverso per tutti i popoli, la stessa che sta muovendo le donne in Iran che, ispirate dalla rivoluzione del Rojava, colgono le parole curde “Jin Jiyan Azadi – donna, vita, libertà” e sfidano l’oppressione della Repubblica Islamica.
Non sono attacchi ad un popolo, né solo una guerra per l’estrazione delle risorse o per l’occupazione dei territori. È una guerra per far vincere un certo tipo di mondo su un altro e la loro proposta è quella di un mondo mortifero, patriarcale, guerrafondaio. È il mondo di cui conosciamo bene i costi, scaricati costantemente sulle nostre vite. Il mondo in cui i nostri territori vengono sacrificati in virtù della costruzione di basi militari, la spesa pubblica viene stanziata per la costruzione di CPR per migranti anziché per le case o per la salute, in cui a scuola i ragazzi muoiono uccisi da loro coetanei perché riproducono la stessa violenza che gli viene insegnata. Questo è il mondo che vogliono per noi, ed è un mondo incompatibile con la vita.
Gli Stati Uniti, l’Italia, l’UE portano avanti una guerra contro i poveri, i migranti, contro chi non è disposto ad allinearsi al loro potere, giustificano guerre e genocidi armandosi dell’islamofobia. Adesso smascherano i loro reali interessi: attaccano il Rojava e i popoli che da sempre combattono l’ISIS e lo fanno fianco a fianco con le bande jihadiste. I pilastri della “democrazia occidentale” forniscono le armi prodotte nel nostro paese, forniscono i soldi dell’Unione Europea, armano ISIS contro i popoli che resistono. Perché il mondo che propongono è lo stesso: fanno terrorismo contro i popoli e lo chiamano missione di pace.
Difendere il Rojava oggi vuol dire quindi difendere l’alternativa esistente al sistema capitalista, imperialista, fascista e patriarcale proposto dagli Stati Nazione. Vuol dire difendere la possibilità di una pace vera, di una democrazia reale, non solo per i popoli del Medio Oriente ma per noi tuttə.
In Rojava i popoli stanno resistendo e riescono a farlo nonostante tutte le potenze del mondo siano contro di loro. In questo presente mortifero non possiamo far altro che prendere l’iniziativa, resistere, essere partigiani e partigiane anche qui, contro la guerra globale, contro la violenza che viviamo sulle nostre vite. Oggi costruire la pace significa, in ogni luogo, resistere per la vita.
Rise Up 4 Rojava – Pisa
