PISA, 14 febbraio – Presidio e “Passeggiata Arrabbiata” questo pomeriggio da LArgo Ciro Menotti alle ore 19 contro il nuovo disegno di legge sulla violenza sessuale promosso dalla senatrice Giulia Bongiorno.
L’iniziativa si inserisce nel percorso verso il weekend transfemminista del 7-8 marzo e lo sciopero del 9 marzo lanciato da Non Una di Meno.
Al centro della mobilitazione, la denuncia del ridimensionamento del principio di consenso libero e revocabile e il rischio di rafforzare la vittimizzazione secondaria nei tribunali.
Di seguito il testo integrale del documento “Intrecci di resistenze”.
INTRECCI DI RESISTENZE
Tutti gli appuntamenti verso il weekend transfemminista del 7-8M e lo sciopero del 9 marzo!
A dieci anni dal primo 8 MARZO del movimento transfemminista Non Una di Meno, in tutte le città vogliamo tornare in piazza per tessere relazioni e costruire insieme lo sciopero dal lavoro produttivo e riproduttivo e dai consumi.
In questi anni abbiamo visto le tante forme più o meno esplicite che la violenza patriarcale assume nelle nostre vite e a partire da queste abbiamo immaginato i momenti che porteranno fino allo sciopero di lunedì 9 marzo. In questo mese di avvicinamento al weekend transfemminista, vogliamo attraversare insieme tutti quei luoghi della nostra città in cui si riproducono le violenze del sistema: dagli ospedali alle università, dalle strade ai supermercati.
Non vogliamo più subire in solitudine, ma vogliamo tessere intrecci di resistenze in ognuno di questi luoghi per immaginare e mettere in pratica insieme una vita diversa da quella che il sistema ci impone.
Abbiamo ripensato alla formazione proprio nel periodo della sessione in università: ci riprendiamo il tempo che ci viene tolto, per condividere e rendere debole il peso della competizione, della logica del merito, della solitudine a cui l’accademia ci costringe. Creiamo spazi in cui insieme rigettiamo il senso di inadeguatezza e condividiamo pratiche per opporsi alla violenza formativa e di genere che viviamo.
In un momento in cui il governo prova ad istituzionalizzare la vittimizzazione secondaria e a limitare sempre più la forza delle nostre parole e della nostra libertà con il DDL Bongiorno, rivendichiamo la necessità di un’educazione all’affettività e alla sessualità che metta al centro il consenso libero e revocabile, dando valore alla nostra volontà e alle nostre scelte.
Invece, ci troviamo di fronte ad una formazione che sempre di più pone le basi per l’abitudine alla violenza e la militarizzazione delle nostre vite. Mentre vediamo ricadere su di noi tagli ai servizi, aumento del lavoro produttivo e riproduttivo, la diminuzione (o l’assenza) di salari, è sempre a noi che viene richiesta la fatica di sostenere la vita.
Dal lavoro produttivo a quello di cura, le soggettività femminilizzate reggono il mondo sulle spalle mentre i nostri governi portano alla morte tutto ciò che noi costruiamo con il nostro sudore.
Senza il nostro lavoro, nessun aspetto della vita sarebbe possibile.
Lo sanno bene le lavoratrici nella sanità, che si spezzano la schiena e la psiche per mantenere a galla un sistema sanitario che viene portato allo sfacelo, con sempre più persone che rinunciano a curarsi perché le liste di attesa sono infinite e le medicine troppo costose.
Eppure questi infiniti sacrifici sempre più spesso significano fame e miseria, significano dover scegliere tra mangiare sano o comprare farmaci, se pagare la bolletta della luce o quella del gas. Sembrano essere queste le uniche scelte che possiamo compiere.
Noi rifiutiamo queste imposizioni del sistema e immaginiamo un’altra possibilità di scelta: come usare il potere che abbiamo in quanto soggettività che tengono in piedi il mondo intero per resistere e costruire alternative ovunque.
Dove c’è violenza vogliamo portare la nostra resistenza!


