CTP3: ‘Le frottole sulle case nuove sanno di muffa’. Zambito e Bani tagliano la corda

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Ieri sera si è tenuta un’assemblea pubblica nei locali della CTP3 Sant’Ermete-Putignano convocata dalla stessa circoscrizione con la presenza di Comune e Apes nelle persone dell’assessore Zambito e dei dirigenti Bani e Federici. Oggetto dell’assemblea gli aggiornamenti sull’infinita vicenda del progetto di riqualificazione del quartiere. Dopo la sottrazione dal bilancio delle risorse necessarie al completamento dei lavori le istituzioni ribadiscono: “la regione farà il mutuo per proseguire i lavori e per ora i fondi ci sono solo per il primo palazzo di 39 alloggi”. Una presa in giro per le decine di abitanti del quartiere che in una nota riportano le proprie impressioni:

L’incontro che si è tenuto ieri sera in CTP3 è stata l’ennesima farsa di Comune e Apes, che vengono dentro i quartieri popolari a imbellettare bugie e confezionare verità parziali. Ci siamo stancati di vederli venire a raccontarci di quanto sono meravigliosi i loro progetti su carta, la nostra vita non si sospende fino a quando non avremo una nuova casa e un nuovo quartiere. Ad oggi la sicurezza di una copertura economica del progetto c’è solo per la costruzione di 39 alloggi, a fronte di quasi il triplo delle famiglie che ad oggi vivono dentro Sant’Ermete. Un progetto iniziato fin dal 2008 e che ad oggi, dopo ben 8 anni, è un continuo percorso ad ostacoli. Come possiamo fidarci delle loro parole, quando non sono riusciti a tener fede neanche a quello che hanno messo per iscritto?

Ancora una volta da una parte le promesse e l’arroganza delle istituzioni e dell’altra le condizioni di chi abita il quartiere:

La nostra presenza ieri all’assemblea aveva lo scopo di riportare l’assessore Zambito e i dirigenti Apes Federici e Bani, sulle vere questioni urgenti e improrogabili riguardanti il quartiere. Le condizioni igienico sanitarie precarie in cui viviamo sono state certificate dall’Usl: ben due relazioni mettono in evidenza che le case in cui viviamo sono pericolose e possono perdere i requisiti di abitabilità e il quartiere è un deposito di rifiuti, infestato di insetti, ratti e serpenti. I tempi per la riqualificazione saranno lunghi e difficili da sostenere se non si interviene nell’immediato. Queste erano le nostre semplici richieste. Chiedere di avere uno spazio sicuro per i nostri figli e i nostri anziani, potergli garantire una casa sicura e priva di grossi pericoli, smettere di vedere famiglie in sovraffollamento in palazzi fatiscenti non sono richieste assurde. Così come non lo è aver riconosciuto ufficialmente il diritto di non pagare per vivere in queste condizioni.

Le risposte che ci sono state date, però, hanno avuto del grottesco. Sentirci dire che a Pisa non esiste il sovraffollamento e che l’emergenza abitativa viene gestita dalla Società della Salute è una visione distorta di quello che tutti i giorni vediamo: nuclei di 6 persone stipati in case di 38 mq, che devono “RINGRAZIARE ED ESSERE CONTENTI” di aver un tetto avendo scavalcato chi era nelle graduatorie, confinati in quartieri privi di servizi e abbandonati. Gli alloggi da destinare all’emergenza abitativa vengono segnalati dal Comune, pare quindi assurdo scaricare la responsabilità solo sulla Società della Salute, anche perché in più di un caso ci siamo ritrovati con delle assegnazioni irregolari da parte di Apes e Comune: nuclei famigliari che improvvisamente diventavano più piccoli sulla carta per far risultare idonei appartamenti che altrimenti non sarebbero stati assegnati a quella famiglia. All’assemblea erano presenti anche famiglie in sovraffollamento, che appena hanno cercato di prendere parola sono state zittite dalla Zambito che ha sottolineato con arroganza come il problema delle nuove case a loro non riguardi, in quanto a loro un nuovo alloggio fra quelli che costruiranno non spetterà. Infatti quello che gli spetta è probabilmente uno sfratto o uno sgombero, perché in questa città l’emergenza abitativa è un problema di ordine pubblico e non una piaga sociale da risolvere politicamente.

Anche alla richiesta di effettuare le manutenzioni urgenti, come l’istallazione di un impianto di condizionamento per far fronte all’inverno che arriva, si è trasformato un teatrino di bassa lega da parte del presidente Bani. Da primo uomo dello show ha iniziato a vomitare i soliti giudizi su chi vive nelle case popolari, etichettandoci come approfittatori, ingrati che pretendono solo diritti e non hanno doveri.

I rappresentanti istituzionali, determinati a non fornire risposte, hanno tagliato la corda, ma una nuova riunione del CTP3 è stata convocata per discutere le richieste degli abitanti del quartiere.

Al termine di questo indegno spettacolo, dimenticandosi dei ruoli istituzionali che rivestono, l’assessore e i dirigenti Apes sono andati via, interrompendo la discussione e ignorando qualunque richiesta di proseguire l’assemblea. La nostra determinazione ci ha fatto ottenere una seduta straordinaria del consiglio della CTP3, convocato per mercoledì 5 ottobre, alle 21:15 e incentrato sulle nostre richieste.

Non c’è più la voglia di stare ad ascoltare questi discorsi, è il tempo di assumersi concretamente delle responsabilità per tutta la situazione. Ad assumersele devono essere tutti quelli che ne sono stati artefici e non chi ne ha sempre e solo subito le conseguenze. Ad oggi l’unica dimostrazione concreta di assunzione di responsabilità è accordare l’esonero agli abitanti delle vecchie case popolari fino all’assegnazione dei nuovi alloggi.

Chi vive dentro le case Apes e nei quartieri popolari sa bene con chi ha a che fare, sa di come hanno gestito criminalmente le loro vite fino ad oggi e non ha nessuna intenzione di mettersi nelle loro mani.

Noi siamo quelli che dicono NO a vivere in case piene di muffa, umidità e coi soffitti che crollano; quelli che dicono NO a vivere in quartieri abbandonati, privi di servizi e manutenzioni, sommersi dai rifiuti e infestati da topi e insetti; siamo quelli che dicono di NO a vivere in 6 in 38 mq, ringraziando chi ci fa vivere senza dignità nonostante ci siano case vuote disponibili; siamo quelli che dicono NO al furto delle risorse pubbliche per le grandi opere inutili, gestite dai soliti imprenditori amici.

Non siamo più disposti a subire queste violenze, fermarle tocca a noi. Incontriamoci, organizziamoci per non subire più.

 

 

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